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Lo sfogo di coach Malone: "Denver Nuggets? A bad team on the road"

Francesca Bellizzi
09.12.2017 17:25
«Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati.» «Dove andiamo?» «Non lo so. Ma dobbiamo andare.»
Sal Paradise e Dean Moriarty non lo sanno. Non sanno cosa li spinga, cosa li induca a mettersi in cammino. Sanno, però, che la strada li chiama. Che il viaggio li aspetta, unica soluzione per andare alla scoperta di sé stessi e alla conquista di qualcosa di più grande. Non si tratta di una fuga e neppure di un gioco. Il viaggio ha le sue regole, serrate e ineludibili: fronteggiare gli imprevisti, sperimentare il diverso, fuggire l’indolenza, misurare la pazienza, affinare la ragione, accettare la debolezza, corroborare la volontà. E mettersi in gioco, sempre. Certo, l’America di oggi è ben lontana dalle generazioni bruciate e maledette di Kerouac, ma il viaggio può ancora essere metafora di libertà, di conoscenza di sé e dell’altro per appagare quella disperata fame di eternità e di fede, che poi è tutta umana. E non c’è bisogno di attraversare praterie sconfinate, valli selvagge e metropoli labirintiche: il viaggio è tutto qui, nella realtà che costruiamo ogni giorno, ciascuno a suo modo, lungo la strada. La strada, dicevamo: unica vera maestra, che sia dritta, accidentata o in salita. Nella vita come sul parquet. E ogni squadra lo sa bene, anche e specialmente nei momenti più critici, proprio come quello che in queste ore stanno affrontando i Denver Nuggets. “A bad basketball team on the road”: questa la definizione che coach Malone ha dato della sua squadra all’indomani dell’ennesima, bruciante sconfitta in trasferta contro i New Orleans Pelicans. Un’affermazione perentoria, che non ammette repliche, innestata nel tessuto di una serie di dichiarazioni forti e inappellabili, che denunciano con la cruda verità delle parole una realtà che impone provvedimenti immediati:
“È sempre la stessa storia, ogni notte. E finché i nostri ragazzi continueranno a prendere tutto sul personale, a ignorare la necessità di giocare bene in difesa e di francobollarsi sull’uomo negli uno contro uno, possiamo anche dimenticarci i playoffs. Parliamoci pure con franchezza e onestà: siamo una squadra terribile in trasferta, ma non sul parquet di casa. Peccato che nella NBA le partite che si debbono giocare fuori siano 41! Al momento, lo ripeto, siamo una squadra pessima in trasferta”.
“A bad basketball team on the road”: un’etichetta che la stampa non ha esitato a riportare a lettere cubitali, tanto più grandi quanto più vero è il messaggio veicolato. Certo, la strada da percorrere nel corso della stagione (reale e figurata) è ancora lunga: ma quanto tempo ci vorrà per raccogliere gli errori seminati lungo il cammino e farne tesoro? Con la sconfitta rimediata mercoledì notte, i Nuggets salgono, infatti, a quota nove sconfitte contro sole tre vittorie riportate lontano dal parquet del Pepsi Center. Un risultato che la disgraziata combinazione di infortuni che hanno falciato Nikola Jokic e Paul Millsap può spiegare soltanto in parte: sì, perché Denver è stata ben lontana dall’essere la squadra che lo scorso 4 aprile riportava la vittoria sui Pelicans con il punteggio di 134-131. Della serie: la vendetta è un piatto che va servito freddo. E la precisione della mano di DeMarcus Cousins, mercoledì notte, è stata glaciale. 40 punti, 22 rimbalzi e 4 stoppate è il frutto del bottino intascato dal pivot dell’Alabama, con l’aggiunta di un solo rimpianto: quello di non aver mandato a bersaglio due tiri liberi nell’ultimo minuto di gioco, che avrebbero siglato il suo personale season-high. A poco è servita la pigra sorveglianza di Kenneth Faried: scatenato dall’inebriante profumo della vittoria, Cousins ha dettato legge dentro e fuori dal pitturato, mettendo a segno 15 punti nel secondo quarto e due triple nel terzo. Il tutto condito da un assist che ha armato la mano di Darius Miller per l’ennesimo tiro da tre punti nei primi minuti dell’ultimo periodo. E la lista sarebbe ancora lunga.
“Se non si fa alcuno sforzo per cercare di difendere su di lui, se non ci si prende alcuna responsabilità e non si accetta la cosa a mo’ di vera e propria sfida personale, è ovvio che (Cousins) disputerà un’ottima gara. È un gran giocatore: ha messo piede in campo e ha fatto praticamente tutto ciò che voleva. E con estrema facilità, aggiungerei.”
Come dargli torto, a coach Malone? La difesa ha fatto acqua da tutte le parti: i Pelicans hanno messo a bersaglio 56 punti nel pitturato e 12 tiri dall’arco, per non parlare dei 49 rimbalzi recuperati, che hanno garantito ben 14 “seconde possibilità”. E pensare che al termine dei primi due quarti di gioco il divario tra le due franchigie era di appena un punto: ma se al rientro in campo la corazzata della Louisiana ha continuato a mantenere accesa la scintilla, quella del Colorado ha lentamente silenziato i motori. E ad un certo punto la montagna è diventata troppo alta per poter essere scalata. Comunque siano andate le cose, ormai è fatta. Ai Nuggets toccherà fare a meno di Nikola Jokic e Paul Millsap almeno per un altra settimana. Eppure, a dispetto di quello che le apparenze potrebbero indurre a pensare, una buona notizia per Denver c’è eccome: nei prossimi match non ci sarà nessun DeMarcus Cousins da provare a contenere. Notizia cattiva? A detta di coach Malone, i problemi della squadra non dipendono affatto dalle prestazioni offerte in campo dalle stelle delle franchigie avversarie.
“Il messaggio che vorrei trasmettere è molto semplice: smettiamola di sentirci affranti e dispiaciuti per noi stessi e mettiamo un po’ di orgoglio nella nostra difesa. Perché, se non lo facciamo, continueranno a verificarsi sempre le stesse cose. Tutto questo non mi appartiene, nella maniera più assoluta: non ho intenzione di starmene seduto qui e di assistere ancora per molto a questo spettacolo”.
“A bad team on the road”: il viaggio non mente e la strada neanche. Sal Paradise e Dean Moriarty non sapevano dove andare, né perché. Questa squadra, invece, lo sa: sa che la vetta da conquistare è quella della vittoria, a prescindere dagli ostacoli e dalle difficoltà. Le valigie logore sono ammucchiate sul marciapiede: hanno “altro e più lungo cammino da percorrere”. A partire dalla vittoria di questa notte contro gli Orlando Magic all'Amway Center...

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