Ovest

Il dilemma della lunetta

25.10.2017 14:54
  • 31.419 punti, 23.497 tiri dal campo tentati, 54.0% dal campo, 11.862 tiri liberi tentati, 51,1% dalla lunetta.
  • 28.596 punti, 19.457 tiri dal campo tentati, 58.2% dal campo, 11.252 tiri liberi tentati, 52,7% dalla lunetta.
Quelli che avete appena letto sono solo alcuni dei numeri in carriera di due mostri sacri del gioco: rispettivamente Wilt Chamberlain e Shaquille O’Neal. Come notate entrambi hanno discretamente dominato la propria epoca, facendo soprattutto la voce grossa sotto i tabelloni. Eppure, tra le tante similitudini, c’è una cosa che più di tutte li ha accomunati: i tiri liberi. The Big Dipper e The Diesel sono rispettivamente secondo e terzo di ogni epoca per tiri liberi tentati in carriera (primo con 13.188 tentativi Karl Malone n.d.r.), ma, al contempo, sono anche nella Top 10 della peggiore percentuale di ogni epoca dalla lunetta. Come noto, spesso e volentieri il binomio lunghi-tiri liberi ha avuto esiti che potremmo definire disastrosi. Tendenzialmente, rispetto agli esterni, la minore coordinazione, la minore fluidità nella meccanica di tiro e la minore attitudine a prendere tiri da fuori area, ha sempre fatto si che i lunghi non avessero una buona confidenza con i tiri dalla linea del tiro libero. Non a caso, nella classifica della peggiore percentuale ogni epoca dalla lunetta, Wilt Chamberlain e Shaquille O’Neal sono in compagnia di Andre Drummond, Ben Wallace, DeAndre Jordan, Chris Dudley, Andris Biedrins e Dwight Howard (solo per citarne alcuni), tutta gente che di mestiere fa (o ha fatto) il centro, ovvero colui che deve limitarsi a proteggere il ferro, attaccare dal post basso, portare blocchi, prendere rimbalzi e poco altro (…fino a qualche tempo fa, sia chiaro, con tutto il rispetto per Mr. The Process & C.). Oltre alla tecnica, nell’efficienza dalla lunetta un ruolo importante lo ha sempre giocato anche l’aspetto psicologico. In fondo, andare in lunetta e prendere o perdere fiducia non è molto diverso dal prendere o perdere fiducia tirando dalla lunga distanza. Fondamentalmente se i tiri entrano guadagni fiducia ed entusiasmo, ed inizi magicamente a vedere il ferro sempre più largo, mentre se i tiri iniziano a non entrare, allora ti demotivi, ed il ferro sembra stringersi sempre di più. Per mero dovere di cronaca, poi, stando alla versione di Shaquille O’Neal i tiri liberi non sono solamente una questione di tecnica e testa, ma possono avere dei risvolti quantomeno mistici:
“Il fatto che io tiri i liberi con il 40% non è altro che il modo che Dio ha per dirmi che nessuno è perfetto”
Scherzi a parte, analizzando le statistiche, una caratteristica che sorprende è quando la negatività del binomio lunghi-tiri liberi si estende al binomio esterni-tiri liberi. Come non ricordare, ad esempio, il buon Bruce Bowen, antesignano del sempre più ricercato ruolo del 3&D, ovvero quella guardia/ala in grado di difendere come se non ci fosse un domani e capace, al contempo, di essere più che affidabile dalla lunga distanza. Non a caso Bruce Bowen, pedina insostituibile nello scacchiere dei primi San Antonio Spurs di coach Gregg Popovich, ha chiuso le sue 8 stagioni in maglia degli speroni texani con uno stratosferico 40.5% dalla lunga distanza (1.632 tentativi) e con un pessimo 56.1% dalla lunetta (663 tentativi). Un altro esterno ad oggi noto per il suo rapporto ben poco amichevole con i tiri liberi è Andre Roberson, attuale guardia/ala titolare degli Oklahoma City Thunder. Come Bowen, anche Roberson è un elemento tatticamente fondamentale nelle gerarchie del suo coach, Billy Donovan, essendo uno dei migliori difensori esterni della lega. Attualmente Andre Roberson sta viaggiando con un miserevole 48.9% dalla lunetta in carriera (225 tentativi). Al contrario del già citato Bowen (che come avete visto in carriera era riuscito a costruirsi un più che affidabile tiro dalla distanza), Roberson non solo difetta dalla linea del tiro libero, ma anche dalla linea del tiro da 3 punti (25.9% in carriera, che però migliora leggermente nei playoff: 35.2%). Recentemente l’attuale compagno di squadra del trio Westbrook-George-Anthony ha mostrato tutte le sue difficoltà dalla lunetta, cimentandosi in un due airball consecutivi (record che non era mai toccato neanche a DeAndre Jordan & C.). Nel corso delle prime partite di questa regular season anche un altro esterno è stato capace di regalarci un clamoroso airball: stiamo parlando della prima chiamata assoluta dello scorso draft NBA, ovvero Markelle Fultz. L’ex giocatore di Washington è una guardia di 193 centimetri capace di tecnica e coordinazione estrema quando c’è da concludere al ferro, eppure la stessa tecnica e coordinazione pare non sia in grado di applicarla nella meccanica del suo tiro dalla lunetta. Ok, se state pensando che i problemi alla sua spalla destra (tra l’altro siamo già arrivati a due diverse versioni sul caso da parte del suo agente: drenaggio vs infiltrazione) possano aver influenzato negativamente la sua meccanica di tiro, allora vi rimandiamo ad un dato abbastanza eclatante: Fultz ha trasformato in punti solamente il 64.9% dei suoi 168 tentativi in lunetta, nel corso del suo unico anno alla University of Washington (non esattamente uno specialista!). Spalla o non spalla, appare evidente a molti che la sua tecnica di tiro potrebbe essere rivedibile. Fultz è giovane, ha un immenso talento, ma è bene che capisca sin da subito che cosa significa essere la prima scelta assoluta di un draft, è bene cioè che capisca che ogni sua singola azione, positiva o negativa che sia, ha una risonanza raddoppiata, se non triplicata, rispetto a tutti gli altri giocatori. Quando gli capita (come gli è realmente capitato per l’appunto) di tirare un airball dalla lunetta (piuttosto che più in generale di tirare con il 50,0% dalla linea dei tiri liberi) è un attimo che pubblico e addetti ai lavori inizino ad etichettarti come una guardia, prima scelta assoluta, che non sa neanche tirare i liberi. A 19 anni non sempre le spalle di questi atleti possono avere la larghezza necessaria a reggere certe pressioni esterne e, quindi, da situazioni del genere possono giungere dubbi, scarsa confidenza, insicurezza nei propri mezzi, e può essere più semplice di quanto si possa pensare passare dall’essere la prima scelta assoluta dell’ultimo draft NBA all’essere il bidone di turno (citofonare a casa Anthony Bennett per ulteriori delucidazioni). Noi ovviamente facciamo il tifo perché Fultz dimostri che ci sbagliamo, ma non possiamo non notare questo trend negativo, dal punto di vista tecnico, da parte dei giocatori NBA, siano essi lunghi o esterni. È sotto gli occhi di tutti, infatti, come molti giocatori curino sempre di meno i principi fondamentali del gioco nel loro percorso di crescita, portandoli, con ogni probabilità, a trascurare anche un aspetto basilare del basket come i tiri liberi.

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