Utah Jazz

Rodney Hood si candida al premio di miglior sesto uomo dell'anno!

26.11.2017 11:02
Quando in estate Gordon Hayward ha lasciato gli Utah Jazz per accasarsi ai più blasonati Boston Celtics, molti addetti ai lavori hanno subito pensato che il giovane e promettente Rodney Hood potesse essere chiamato al definitivo salto di qualità, prendendo così in mano le chiavi della squadra con sede a Salt Lake City. Queste sensazioni sembravano poi essere confermate da coach Quin Snyder, il quale ad inizio stagione rinnovava la fiducia ad Hood facendolo partire in quintetto di fianco a Rudy Gobert e Ricky Rubio. Fin qui nulla di nuovo e nulla di strano, se si pensa che, tra l’altro, Rodney Hood nelle ultime due stagioni (proprio sotto la guida di Snyder) era praticamente sempre partito da titolare (134 volte su 138 partite giocate). Tutto nella norma, dunque? Neanche per sogno, perché accade che coach Snyder, non soddisfatto dei suoi Utah Jazz, decida di dare una sferzata alla stagione facendo partire dalla panchina proprio il promettente Rodney Hood. Il risultato di questo cambiamento al momento non ha ancora dato i suoi frutti in termini di risultati di squadra, ma quantomeno sembra aver dato una nuova linfa al giovane Rodney, candidandolo di diritto al premio di miglior sesto uomo della stagione. Nelle 9 partite giocate da titolare Rodney Hood aveva giocato mediamente 29.0 minuti a partita, tenendo medie di 16.1 punti, 2.1 rimbalzi, 1.9 assist, con il 40.0% dal campo e il 36.4% dalla lunga distanza. Passato al nuovo ruolo di sesto uomo, pur abbassando leggermente il numero di minuti disputati sul campo (27.9 minuti nelle 7 partite sin qui disputate partendo dalla panchina), Rodney Hood è stato capace di alzare ogni singola voce statistica (ad eccezione degli assist): 19.1 punti, 3.1 rimbalzi, 1.7 assist, con il 42.6% dal campo e il 42.6% dalla lunga distanza. Da un punto di vista tecnico il longilineo Hood è spesso in grado di mettersi in proprio e battere il suo avversario, forte dei suoi 203 centimetri, ma è anche capace di giocare all'interno degli schemi dei Jazz, sfruttando soprattutto il suo ottimo catch and shoot dalla lunga distanza. Quest’ultima importante tendenza è dimostrata dalla sua attitudine a prendere tiri da 3 punti (in questa stagione il 48.1% dei suoi tiri arriva dalla lunga distanza), dalle sue percentuali (complessivamente 40.2% questa stagione) e dalla percentuale di assistenza proprio sui tiri da 3 punti (68.9% sempre nel corso di questa stagione). Nel corso della passata stagione, complice la presenza di Hayward, e complice anche qualche problema fisico di troppo (appena 59 partite giocate), le sue statistiche non sono state eccelse, con appena 12.7 punti, 3.4 rimbalzi, 1.6 assist di media, con il 41.2% dal campo e il 37.1% dalla lunga distanza nei 27.0 minuti di impiego a partita. Le motivazioni extra, conferite con ogni probabilità dal nuovo ruolo di sesto uomo degli Utah Jazz, sembrano aver riportato l’apporto di Rodney Hood sugli standard del college, quando le sue prestazione alla corte di coach K gli garantirono la 23esima chiamata assoluta al draft del 2014. Giunto alla sua quarta stagione NBA, Rodney Hood è in scadenza di contratto e vuole dimostrare, indipendentemente dal suo ruolo, che il suo valore vale delle cifre importanti, cifre che con ogni probabilità gli Utah Jazz dovranno sborsare per confermarlo, a maggior ragione se dovesse arrivare il premio di miglior sesto uomo dell’anno.

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