New Orleans Pelicans

Rajon Rondo, la moneta di Giano di New Orleans!

La consueta metamorfosi del playmaker americano nel corso dei Playoffs sembra poter caratterizzare la rinascita dei Pelicans.

Antonello Brindisi
26.04.2018 00:33

Così come proposto dal celebre romanzo di Robert Louis Stevenson “Lo strano caso del Dr.Jekyll e del signor Hyde”, la straordinaria carriera di Rajon Rondo continua ad essere caratterizzata da un incredibile bipolarismo cestistico. Un destino bizzarro, forgiato ad immagine e somiglianza di quella tanto particolare quanto instabile sintesi tra talento ed intransigenza espressa costantemente sul parquet. Spesso croce e delizia (a seconda del momento) della propria squadra, il trentaduenne da Louisville sembra ormai pronto a consacrare la rinascita dei New Orleans Pelicans, approdati grazie alle gesta del proprio playmaker, ad una storica apparizione nelle Semifinali di Conference (traguardo raggiunto nell’ormai lontano 2008).

Rajon Rondo continua dunque a mostrare due volti totalmente contrapposti della propria dimensione cestistica, influenzando di fatto la stagione della propria franchigia. Un mantra personale che, il numero nove dei Pelicans, ripete ormai da circa 10 anni. Basti pensare alla famosa diatriba con Ray Allen, una logorante Guerra Fredda che sembra aver marchiato il trionfo dei Boston Celtics nel 2008 proprio a causa della pubblica ostentazione dell’ex playmaker biancoverde. Il merito mai nascosto per la conquista di quel titolo NBA, sembra così poter rappresentare (in tutte le sue sfaccettature) l’enigmatica linea di pensiero adottata costantemente da Rajon Rondo. Una vera e propria moneta di Giano, altalenante e lacunosa nel corso della regular season (10.2 ppg, 4.8 rpg, 8.5 apg, 1.7 spg nel corso delle 11 stagioni disputate), incredibilmente concreta e costante durante le varie apparizioni nei Playoffs (14.2 ppg, 6.0 rpg, 9.2 apg, 1.9 spg in 8 postseason).

Più che le cifre dettate dalle statistiche, spesso utili solo a determinare la cornice di un giocatore, è sbalorditivo traslare il ciclico pressapochismo stagionale di Rajon Rondo con la spiccata leadership emotiva ricoperta dal medesimo giocatore nell’arco dei PO. Quell’atteggiamento spesso svogliato ed incline a limitare il proprio operato continua a mutare il proprio corso come un ritmo circadiano, trasformandosi puntualmente in un cinico istinto di competitività, fattore caratterizzante dell’energia e dell’agonismo mostrato dal giocatore nel corso delle proprie apparizioni nella postseason. Una trance agonistica preponderante, emersa tanto a Boston come detto, quanto a Chicago (i Bulls con un Rondo nelle vesti di assoluto protagonista sul parquet, erano riusciti a portarsi sul 2-0 nella serie disputata contro i Celtics, prima testa di serie della Eastern Conference) ed ora anche a New Orleans.

Il rimorso? Non uno ma ben due. Il primo è ovviamente la tetra parentesi vissuta a Dallas con Rick Carlisle (i forti contrasti con l’allenatore dei Mavericks ha infatti precluso un vero apporto del playmaker alla propria squadra) ma il secondo, ovvero il fallimento vissuto tra le fila dei Sacramento Kings, ha sensibilmente ferito il marcato orgoglio del playmaker statunitense (condannato da quel momento ad una serrata gogna mediatica). Sacramento rappresenta dunque un imprescindibile punto di snodo nella carriera di Rajon Rondo a causa di un duplice fattore: se da un lato infatti il playmaker dei Pelicans ha mostrato un sentito riscatto sul parquet, dall’altro quel carattere così complicato ha trovato in California il giusto compagno di viaggio, DeMarcus Cousins.

L’incredibile impatto di Rajon Rondo in questa postseason (11.3 ppg, 7.5 rpg, 13.3 apg nella serie disputata contro i Portland Trail Blazers), protagonista assoluto del sonoro 4 a 0 imposto dai Pelicans nel 1° turno dei PO (l’ultima apparizione di New Orleans nelle Semi Finali di Conference risale alla stagione 2007/08 con un giovane Chris Paul in piena ascesa nel panorama NBA) , nasce infatti dal particolare legame instaurato con Boogie (singolare soprannome di Cousins). Accomunati da un rapporto fraterno spesso tendente al legame ciceroniano tra maestro ed allievo, la burrascosa coppia playmaker-pivot ha rigenerato costantemente il progetto tecnico dei Pelicans, tendendo così un insperato aiuto alla piena affermazione di Anthony Davis come possibile MVP del prossimo futuro (33.0 ppg, 11.8 rpg, 1.3 apg, 1.8 spg e 2.4 bpg in questi Playoffs).

L’improvvisa defezione di DeMarcus Cousins, sfortunato protagonista di un grave infortunio rimediato nella seconda metà della regular season (rottura del tendine d’achille sinistro) ha responsabilizzato ulteriormente l’ego di Rajon Rondo, destatosi anzitempo dal consueto torpore stagionale in nome del proprio figliol prodigo. Con estrema lucidità ed altrettanta determinazione, il playmaker dei Pelicans ha mostrato tutto il Q.I. cestistico a disposizione, innescando puntualmente l’attacco della propria squadra, fattore testimoniato dal sorprendente apporto di Jrue Holiday nel 1° turno dei Playoffs (27.8 ppg, 4.0 rpg, 6.5 apg e 1.5 spg in questa postseason).

Vedremo se il genio cestistico di Rajon Rondo riuscirà a mandare in tilt anche gli attuali detentori del titolo NBA, quei Golden State Warriors che seppur privi al momento di Stephen Curry, sembrano comunque destinati a schiacciare inesorabilmente gli uomini di coach Alvin Gentry sotto i colpi dei vari Kevin Durant, Klay Thompson e Draymond Green. Gran parte delle chance di qualificazione di New Orleans passeranno così dalla lucidità nella gestione della palla del tanto discusso playmaker dei Pelicans, un eccentrico direttore d’orchestra che potrebbe sorprendentemente dirigere una lieta sinfonia per consegnare alla storia il proprio genio creativo, nel bene e nel male della propria duplice natura.

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