Washington Wizards

Lo strano dualismo tattico di Washington: John Wall, croce o delizia?

Il nuovo equilibrio tattico dei Wizards sembra poter condizionare il rientro del playmaker statunitense

Simone Romani
17.03.2018 01:33

La travagliata regular season patita da John Wall, sembra aver efficacemente responsabilizzato il roster degli Washington Wizards. Nel corso della prolungata assenza del proprio leader, gli uomini di coach Scott Brooks si sono recentemente distinti nel panorama NBA grazie ad un eccellente gioco corale. La nuova identità cestistica trovata dalla franchigia della capitale statunitense ha proposto, di conseguenza, un complicato dualismo tattico tra l'identità sul parquet del talentuoso playmaker e la qualità del gioco espressa dai propri compagni di squadra.

Washington esprime un gioco più efficace senza John Wall? Questa è la domanda che sta tormentando la dirigenza degli Wizards, apparsa ad oggi, piuttosto frastornata da questa inaspettata moneta di Giano. Infatti nelle ultime sei settimane, il tempo necessario per il decorso post-operatorio di John Wall, i Washington Wizards, con tenacia e bel gioco sono riusciti a conquistare più di una vittoria importante. L'esempio più lampante? Due giorni fa dopo due overtime, i ragazzi di Washington DC hanno piegato i più quotati Boston Celtics sul difficile parquet del TD Garden (125 a 124 il punteggio finale).

L'analisi che bisogna fare non è tanto sulle vittorie conquistate, bensì sulla differenza del gioco proposto rispetto al passato. Bradley Beal, che si è fatto portabandiera, ha innalzato il livello di gioco dei Wizards verso un Plus/minus di +0,7 punti in 100 possessi, rispetto al -4 registrato quando John Wall era sul parquet.

Il bilancio positivo, sicuramente ha fomentato il morale (Vincere aiuta a vincere) ma non è l'unico fattore da cui estrapolare una conclusione esaustiva. Per poter fare un analisi realistica tra i "vecchi" e i "nuovi" Wizards bisogna prendere i numeri del migliore John Wall visto alla Capital One Arena. La media con cui ha viaggiato nella regular season 2016-2017 è incredibile, 23.1 punti e 10.7 assist; una doppia doppia di media. Questo dato numerico rappresenta quello che è stato, fino a poco tempo fa, il gioco della franchigia al confine tra Maryland e Virginia.

John Wall era evidentemente il fulcro della squadra, dato che teneva il possesso della palla per più di metà partita. La superstar era incaricata di creare gioco e di concludere, grazie alla sua velocità fuori dal comune, direttamente al ferro. Efficacissimo, ma purtroppo a lungo andare non basta: per questo motivo anche Bradley Beal si è preso le sua responsabilità in fase d'attacco, non essendo più un mero tiratore su scarico. La percentuale di canestri dal campo, denominati FG% in linguaggio statistico, sono aumentati nettamente arrivando ad un sorprendente 70% con Bradley Beal, rispetto il 59% di John Wall.

Oltre questa comparazione, si aggiunge la statistica a cui abbiamo fatto riferimento prima. L'ossessivo possesso palla di Wall è stato trasformato in una coralità di movimento. Bradley Beal non ha la stessa ossessione per il possesso della palla, anzi lo condivide spesso con giocatori come Tomas Satoransky (7.0 ppg, 2.8 rpg, 3.7 apg nel corso di questa regular season), una delle piacevoli sorprese di questa stagione.

I dati che confermano questo sono rappresentati dalla quota di assist dell'intero roster. Se John Wall ha viaggiato ad una media di 10.7 assist, scesi poi a 9.3 in questa stagione, la squadra ha ribaltato completamente la statistica. Bradley Beal è passato dai 3.9 assist ai 6.4, giustificati essendo lui il vero playmaker in campo. Profili come Otto Porter Jr sono passati da 1.8 assist, con la presenza di Wall in campo, a 3.1, che rappresentano un'infinità differenza statistica.

Questo è il volto della nuova Washington, in cui tutti sono in grado di creare e tutti si sentono nella condizione di farlo. Coach Scott Brooks ha saputo catalizzare la perdita di un All-Star trasformando tutta la squadra in protagonista del gioco. Tutti si sentono a proprio agio, e lo dimostrano le parole di Beal, trascinatore silenzioso, "Tutti mangiano" citando il film "Paid and Full" del 2002.

Ma ora, dopo questa orda di numeri, ci rimane un ultimo quesito. Quando John Wall tornerà, cosa che accadrà presto, come si potrà sfruttare al meglio questa nuova situazione? La risposta ovvia è che da parte del ragazzo di Raleigh, North Carolina, ci sia un naturale adattamento tattico.

Dando prova di un marcato senso di autocritica, è stato lo stesso numero due di Washington ad argomentare pubblicamente il dibattito mediatico sul proprio ruolo, scagliandosi con impeto verso un'opinione pubblica che (secondo il giocatore), troppo spesso cerca di cavalcare l'onda del momento a discapito della tranquillità professionale delle franchigie NBA:

"Ho sentito anche io queste voci assurde. Che dire, all'inizio pensavo si trattasse di uno scherzo ma evidentemente molte persone che orbitano in questo ambiente non ha ancora capito il senso comune del nostro progetto".
"Succede spesso ormai, gli scandali aiutano a vendere le notizie e noi dobbiamo arginare sul nascere questi focolai. Nel 2018 anche questo vuol dire essere un giocatore NBA, non che sia eticamente corretto sia chiaro".

"Sono felice della risposta emotiva della squadra, siamo cresciuti molto in questa stagione e non vedo l'ora di poter aiutare i miei compagni nella postseason".
"Ho fiducia nelle loro qualità e sono pronto a supportare il nostro flusso di gioco. Non importa chi sia il protagonista, il risultato imprescindibile è quello di migliorare la posizione ottenuta lo scorso anno!"

Un John Wall dedicato non solo al playmaking in senso stretto ma anche ad un lavoro più ampio che possa favorire i compagni, gioverebbe sia all'ambiente che ai risultati. E se i Washington Wizards riuscissero in questo, gli spazi per Otto Porter Jr., Kelly Oubre Jr., Marcin Gortat e lo stesso Bradley Beal, si aprirebbero a dismisura. Resta da vedere se Brooks riuscirà a mettere insieme tutti i pezzi del puzzle, adesso che siamo a ridosso dei Playoffs.

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