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Per un pugno di voti: il futuro di Klay Thompson e Anthony Davis!

Il verdetto degli All-NBA Teams ha delineato, nel bene nel male, le possibili richieste contrattuali dei 2 fuoriclasse americani nella prossima Free Agency.

Antonello Brindisi
27.05.2018 14:47

Klay Thompson ed Anthony Davis guardano il proprio avvenire con un piglio diametralmente opposto, rivalutando completamente il rapido susseguirsi dei rumors inerenti al mercato estivo. Se da un lato però, l’ennesima elezione di The Brow consente dunque al giocatore di poter ottenere il più alto contratto al massimo salariale nella storia della NBA, l’esclusione eccellente dell’arciere californiano dai 3 quintetti All-NBA ha ridimensionato le pretese economiche del numero 11 dei Dubs. A primo impatto, risulta piuttosto complicato svolgere con precisione i conti in tasca alle 2 All-Star. tuttavia tenendo ben in mente i criteri imposti dalla lega americana, possiamo tracciare una prima analisi di questa particolare concatenazione nello sviluppo salariale delle due franchigie interessate.

I 3 criteri fondamentali per poter usufruire di questo ulteriore incremento salariale sono infatti legati alle ormai famose votazioni degli All-NBA Teams. Le variabili, differenti tra loro a seconda dell’obiettivo conseguito, sono alquanto selettive:

  • La nomina in 1 dei 3 starting-five dell’anno corrente o la somma delle 2 nomine conseguite nel biennio antecedente all’ultima stagione disputata.

  • La nomina al premio di Defense Player of the Year o la somma delle 2 nomine conseguite nel biennio antecedente all’ultima stagione disputata.

  • La nomina ad MVP della lega nel corso di una delle ultime 3 stagioni disputate.

 

Inoltre questi criteri devono essere suffragati dagli anni di esperienza trascorsi in NBA:

  • Un giocatore che ha trascorso poco meno di 7 anni nella lega può percepire un aumento del 25% del suo stipendio sul salary cap totale della franchigia.

  • Un giocatore che ha trascorso dalle 7 alle 9 stagioni nella lega può usufruire dell’aumento del 30% del proprio stipendio in rapporto al salary cap totale della squadra.

  • Un giocatore con 10 o più anni d’esperienza nella NBA può richiedere un aumento del 35%.

In seguito all’interazione di questi punti prestabiliti, Klay Thompson potrebbe usufruire dell’incremento del 25% del proprio salario, avendo completato 6 anni d’esperienza nella lega ed essendo pronto ad intraprendere la 7° stagione nel 2018/19, senza però poter sommare un ulteriore aumento contrattuale a causa della 2° esclusione consecutiva dagli All-NBA Temas. Entrando nell’ultimo anno del proprio contratto con i Warriors (Thompson sarà disponibile sul mercato dei Free Agent nel corso dell’estate 2019), la shooting-guard californiana dovrà conquistare necessariamente una nomina negli All-NBA Teams della prossima stagione per massimizzare il proprio ingaggio al termine della prossima regular season, in questo caso da Unrestricted Free Agent (eventualità certo non gradita alla franchigia californiana.

Nei piani dirigenziali di Golden State, la permanenza di Thompson rappresenta un diktat da assolvere il prima possibile per il lieto divenire delle ambizioni covate nella Baia di San Francisco. Una situazione certo non semplice se consideriamo il faraonico rinnovo firmato da Stephen Curry (pronto a percepire 37.4 milioni nella stagione 2018/19) e Draymond Green (17.4 milioni garantiti per la prossima stagione). A questo scenario si aggiunge il rinnovo di Kevin Durant, tutt’ora incerto sul proprio futuro e pronto a battere cassa sul tavolo dei Dubs dopo il sacrificio economico della precedente sessione estiva.

Data la conclamata volontà di una prolungata permanenza espressa direttamente da Klay Thompson, Golden State potrebbe sfruttare il verdetto emesso dai recenti All-NBA Temas per offrire una soddisfacente offerta di rinnovo al proprio fuoriclasse. Il numero 11 dei Warriors, a differenza dei propri comprimari, non ha ancora beneficiato dell’innalzamento del salary cap introdotto dalla NBA, manifestando il desiderio di poter concretizzare un nuovo accordo economico nel corso della prossima stagione.

Il massimo salariale garantito in questo momento dalla NBA al ventottenne americano è un quadriennale da 102 milioni. Una cifra che, sommata ai 18.9 milioni rimanenti per il 2018/19, andrebbe a totalizzare circa 121 milioni nel monte-stipendi di Golden State per i prossimi 5 anni. Uno scenario sostenibile per la dirigenza dei Warriors, pronta a blindare il proprio alfiere grazie al veto economico imposto dai voti degli All-NBA Teams.

Anthony Davis rappresenta paradossalmente, un caso decisamente antitetico al precedente, nonostante la condivisione della medesima ipotesi di rinnovo instaurata con Thompson . The Borw è senza ombra di dubbio il volto sorridente di questa rassegna di riconoscimenti, grazie alla conquista della menzione nei quintetti NBA in altrettanti anni. Questo risultato, unito all’innalzamento del salary cap già in vigore nella lega, proietta l’uomo-franchigia dei Pelicans verso il massimo salariale più alto nella storia della National Basketball Association, 230 milioni di dollari (con un innalzamento dello stipendio annuale a 39.7 milioni nella stagione 2020/21).

Il nuovo accordo con la dirigenza di New Orleans andrebbe quindi a sostituire la player option per la stagione 2020/21 attualmente presente nel contratto del giocatore. La strategia dei Pelicans sembra di conseguenza, diametralmente opposta al lavoro pianificato da Golden State: sfruttare il verdetto stagionale della lega per offrire un faraonico rinnovo al proprio fuoriclasse. L’incredibile peso contrattuale imposto dalle scelte delle dirigenza potrebbe spegnere di conseguenza, il lauto interesse manifestato recentemente sul mercato da un folto numero di realtà NBA.

Una pericolosa lama a doppio taglio per New Orleans, pronta ad ogni evenienza pur di trattenere Anthony Davis. Il primo volto sacrificato potrebbe essere DeMarcus Cousins, talentuoso comprimario del numero ventire nel frontcourt dei Pelicans. L’eccessivo spazio salariale occupato dal rinnovo di The Brow andrebbe a sancire la fine dell’esperienza in Louisiana di Boogie, pronto a capitalizzare il proprio operato tra le fila di una realtà d’elitè della lega. Anche DMC sembra intenzionato a richiedere il massimo salariale a propria disposizione, forzando la dirigenza ad un sanguinoso gioco della torre.

Golden State e New Olreans si trovano a condividere un fine comune ma sono pronte a percorrere due strade nettamente agli antipodi per raggiungere il proprio obiettivo, la continuità di un progetto tecnico di sicuro valore. Vedremo quale delle due franchigie riuscirà a sfruttare al meglio l’opportunità fornita dalla selezione degli All-NBA Teams.

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