Washington Wizards

John Wall e Kevin Durant: uniti da una lettera

Simone Romani
25.01.2018 14:20
C'è molto di più di quattro quarti giocati su un parquet. Molto di più, di persone prima che giocatori, che vengono accusati di avere conti in banca illimitati e pochissimi sentimenti. Ma per una volta abbiamo la possibilità di uscire fuori da questi schemi, e pensare a cosa questi uomini, più che persone, hanno passato. Lo facciamo grazie ad un abbraccio tra John Wall e Kevin Durant, che mancava per colpa della competizione sportiva dal lontano 2015. La coppia di All-Star della lega, definiti tali per meriti sportivi, si è riunita finalmente per un numero di ESPN intitolato Black Athlete. Un ulteriore "schiaffo" a chi pensa ancora che il colore della pelle definisca una differenza. Eppure nelle lettere che verranno pubblicate, non c'è traccia dei giocatori che si stuzzicano sul campo, e che appaiono avvolte spocchiosi. In quelle lettere è contenuto tutto il loro reale sentimento, le difficoltà che hanno preceduto il loro successo, le famiglie che si sono fatte in quattro per vedere il loro figlio diventare un simbolo.
"Faremo due ore di guida ogni weekend per vederti. non è l'unica cosa, Alcune delle cose a cui mi ero abituato nei primi anni sono state ridimensionate e controllate accuratamente dalle guardie carcerarie e percorrendo lunghi corridoi carcerari con i suoni di quei cancelli che si aprivano e si chiudevano."
Questo è un estratto della lettera di John Wall, onesta e straziante. La storia e quella di John Carroll Wall, il papà, di un bambino che mai avrebbe sognato di diventare ciò che è oggi. L'unico ricordo che John Wall ha del padre, è quello del suo volto dietro freddi cancelli di ferro, e poi morto di tumore il giorno prima del nono compleanno del piccolo John Wall. Una vita già segnata da avvenimenti che non dovrebbero appartenere a questo mondo, ma che purtroppo sono quotidianamente presenti. Che ricordi, racconta l'attuale giocatore dei Wizards, giocando nell'acqua con il padre in Carolina nel 1999. Peccato che non sapesse che il padre aveva avuto il permesso di uscire di prigione un mese prima, per colpa dell'orrenda malattia che di lì a poco, lo avrebbe allontanato definitivamente dalle braccia del piccolino. Da questa parte del racconto in poi John Wall ha pianto. Al funerale dice Wall, il suo fratello maggiore promise di prendersi cura della famiglia. Ma come spesso accade in questa vita che si accanisce, l'anno successivo finì in prigione. John è stato costretto a crescere velocemente, questa è la vera motivazione della sua velocità in campo. Ha cercato di rimanere lontano dai guai, e allo stesso tempo di diventare ciò che è oggi.
"Crazy J... E onestamente, si sbagliano di grosso."
Wall deve tutto al suo padrino, una persona che non ha mai abbracciato, ma per la quale sarebbe disposto a fare l'impossibile. Colui che lo ha aiutato a buttare via i fantasmi del passato, anche con modi bruschi, gettando dalla finestra la sua borsa pronta per un viaggio all'università del Kentucky. Un viaggio terminato con la prima scelta al Draft del 2010, ed una laurea ancora da conseguire, ma che è un obiettivo fondamentale. Da qui in poi le lacrime si infittiscono, alternate da singhiozzi e ringraziamenti. 
 "ciò che sono è grazie a mia madre Frances Pulley. grazie a lei ho ottenuto lo University of Kentucky Athletics Hall of Fame a settembre. ora il nome di Wall sarà per sempre nella storia di qualcosa di buono."
Da una lettera all'altra le emozioni non differiscono. Stavolta è Kevin Durant, Premiato MVP delle Finals la scorsa stagione, che ci racconta da dove deriva il suo dolore. Seat Pleasant contea di Prince George's stato del Maryland. Un tunnel che ha avvolto Durant per tutta la tenera età, mentre si concentrava sul basket, e al quale venivano chiusi gli occhi davanti alle brutalità di una polizia evidentemente "razzista".
"Sono in un posto insolito, mi sembra di vivere due vite, una come giocatore NBA e un'altra come un uomo di colore di un quartiere povero"
Fa male, fa molto male ritrovarsi in una situazione che si è già vissuta, dice Kevin Durant. Non si può assistere ad una Nazione che è cresciuta in modo esponenziale, ma non ha fatto nulla per i quartieri che come quello di KD sono invasi dalla povertà. E' come se vivessi ogni giorno le difficoltà che ho già passato, aggiunge Durant che scoppia inevitabilmente anche lui in lacrime.
"ogni volta che mia madre assiste ad una mia vittoria, ci guardiamo negli occhi. devo tutto a lei, se non fosse stato per lei non sarei ciò che sono oggi."
Questi racconti sono completamente diversi. Ma non sono tanto le parole o le lacrime che ci devono far riflettere. Osserviamo come il dolore di due persone, prima che giocatori NBA, li abbiano portati a credere in loro stessi, ad affrontare le difficoltà a testa alta, scavalcando muri che sembrano insuperabili. Questo è l'esempio che si deve prendere, perchè sicuramente i milioni di dollari aiutano, ma la vera ricchezza e ciò che realmente sei. 

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