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Le reazioni degli snobbati dell'All-Star Game

26.01.2018 09:32
Anche osservando il cielo più stellato, oltre a cogliere la stella maggiore, spesso ci dimentichiamo e non ci accorgiamo che ce ne siano altre. Così infatti può capitare nello Skyline stellato della NBA dove ciascuna squadra, o quasi, ha la propria stella, che non tutti hanno la possibilità di partecipare ad una delle gare più seguite della NBA: l’All-Star Game. E’ quindi matematico che ci siano dei grandi esclusi nella partita del 18 Febbraio che si svolgerà a Los Angeles fra Team LeBron e Team Steph (clicca qui per conoscere i team). Uno di questi è sicuramente Paul George che questa estate aveva cambiato franchigia proprio per fare quel “salto” di qualità che il numero 13 spera di raggiungere nella postseason. In effetti Paul George non sta disputando una stagione statisticamente brillante e a detta di molti non è stato così incisivo per OKC per quanto riguarda la prima parte di stagione. Tutto questo è normale dato che PG13 gioca al fianco di Russell Westbrook che intanto ha provato ad esternare tutto il suo disappunto con queste parole:
“Incredibile. Penso che sia oltraggioso non considerare uno come PG. Non ha alcun senso questa scelta, non so chi possa fare meglio di quello che Paul sta facendo per il nostro Team.”
In realtà ci sarebbe da considerare un punto fondamentale che ha determinato questa esclusione “di lusso”: la scelta di cambiare conference. Proprio per questo motivo Paul George ha “pagato dazio” da quella decisione poiché dire che uno come PG dovrebbe partecipare all’All-Star Game è ben differente dal dire che Damian Lillard e Klay Thompson siano peggiori di lui. Proprio per l’analogo motivo la maggioranza degli snobbati si trova nella Western Conference e un altro di questi è Lou Williams dei Los Angeles Clippers, che come PG, avrebbe garantito spettacolo durante il 19 febbraio. Anche Williams ha mostrato il suo disappunto “tweettando” un fragoroso “LOL” dopo la decisione delle riserve e un “Damn. Right.” in riferimento ad una domanda che si chiedeva se il giocatore dei Clippers fosse stato snobbato. Il polverone più alto lo dovrebbe però alzare il numero zero di Detroit, Andre Drummond, che ieri notte ha risposto con una grandiosa prestazione sul campo con 30 punti, 24 rimbalzi, 4 assist, 3 palle recuperate e 6 stoppate. Certamente anche lui è stato snobbato e su Twitter si è chiesto se debba “ricominciare a fare i salti mortali dopo ogni punto per catturare l’attenzione di tutti.” In suo soccorso è però venuto Shaq, criticando la scelta della NBA per aver selezionato il centro dei Celtics e dicendo che ancora oggi potrebbe “segnare 13 punti e 7 rimbalzi a partita.” Non si dovrebbe però restare sorpresi o scioccati dalle esclusioni che ogni anno avvengono per la gara delle stelle poiché se amiamo la NBA, lo facciamo anche per questo. Lo facciamo perché è una Lega spettacolare e piena di talenti e non dovremmo ridurre il divertimento solamente a 24 giocatori che competono per una partita. Se amiamo la NBA, l’All-Star Game avviene più di una volta in un anno.

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