Toronto Raptors

Kyle Lowry 2.0 ha cambiato il destino dei Toronto Raptors

In questa stagione il playmaker in maglia numero 7 ha finalmente messo da parte i suoi interessi, agevolando quello di squadra

Simone Romani
05.04.2018 16:00

Nella notte è stata definitivamente incoronata la capolista della Eastern Conference. La partita tra Toronto Raptors e Boston Celtics, finita 78-96, punteggio basso, ma d'altronde parliamo delle migliori difese dell'Est, ha messo a nudo le intenzioni della franchigia canadese, che da inizio anno ha intrapreso questo cammino che sembra non voler finire.

Ma oltre risultati e numeri che interessano l'intero organico, in questa stagione, un giocatore che sembrava perso, nella sua fantastica visione di basket, sembra finalmente essersi ritrovato. Certo l'apporto della panchina dei Raptors, ha dell'incredibile, ma oltre DeMar DeRozan, Serge Ibaka e Jonas Valančiūnas, il vero fulcro del gioco per coach Dwane Casey è diventato il piccolo, non anagraficamente, Kyle Lowry. 

Il giocatore ex Villanova University, che orbita nella lega dal 2006, scelto al Draft dai Memphis Grizzlies alla numero 24, non ha avuto l'impatto che molti si aspettavano. Dalla sua prima stagione e per le sue successive dodici, piene di azioni in isolamento e magra difesa, Kyle Lowry ha sempre messo in mostra un gioco che, se pur spettacolare per natura, non ha mai funzionato. 

Ma qualcosa quest'anno è cambiato, e i risultati sul campo si vedono. Per prima cosa, il comportamento, che è fondamentale per uno spogliatoio vincente, del playmaker nativo di Philadelphia ha mostrato un netto miglioramento. Mettendo da parte la sua personale ed egoistica visione di All-Star, che aveva portato a conflitti con DeMar DeRozan, il suo inserimento nel gruppo si è elevato a potenza. Ora Kyle Lowry non è più il protagonista, ma è divenuto insieme a tutti, un personaggio principale, che muove il gioco, imposta, (cosa che doveva essere la priorità visto il suo ruolo), e con estremo stupore, prova anche a difendere.

Le sue statistiche, confermano come il suo inserimento nel gruppo, abbia giovato alle sue prestazioni in campo. Pur non avendo una media punti stellare, 16.3 punti per 32.3 minuti di gioco, media inferiore alla stagione scorsa, 22.4 punti, la sua visione di gioco sembra aver subito un'evoluzione. La sua media di assist, 6.8 la più alta in carriera, conferma come molto dell'azione offensiva di Toronto dipenda dalle sue mani e dal suo playmaking. Ma soprattutto coach Dwane Casey ha capito come, grazia ai frequenti blocchi, portati da Jonas Valančiūnas, il trentaduenne in casacca #7 possa liberarsi per un tiro di cui ha aumentato l'efficacia.

Infatti oltre al playmaking, diventato efficace più che visivamente bello, il tiro dall'arco e dal campo hanno trovato il loro equilibrio. Rispettivamente il 40.1%, per il tiro da tre punti, e il 42.8 la percentuale dal campo, che pur non essendo stellari come i più grandi marcatori di quest'anno, danno la marcia in più ad una squadra che, in fase offensiva, non ha problemi neanche durante le rotazioni.

Ma Kyle Lowry non è solo punti, rimbalzi ed assist. Uno dei suoi problemi, che ha tormentato le sue stagioni, erano i falli personali. Speso innervosito dal completo disinteresse dei suoi compagni, incappava in quelli che erano falli inutili e sgradevoli per un allenatore. Il Lowry 2.0, ha abbassato la sua PF, media falli personali a 2.3, grazie allo stesso motivo per cui ora non si sente protagonista, ma parte integrane di una corazzata.

Il nuovo Kyle Lowry ha trasformato il suo essere, che ha inconsapevolmente cambiato il destino dei Toronto Raptors. Se la marcia dei ragazzi del North, continua in questo modo innarrestabile, il merito è anche di Lowry, che ha messo da parte il suoi interesse, agevolando quello comune. E allora perchè limitarli alla prima posizioni nella Eastern Conference, quando, come in un sogno, questi Toronto Raptors potrebbero conquistare l'ambita finale. 

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