Toronto Raptors

Il cambiamento parte dalla testa: Toronto, è il momento giusto?

Guidati da un solido Kawhi Leonard, i Raports sono pronti a cancellare i fantasmi delle precedenti stagioni, sfoggiando un inedito self-confident in questo avvio di regular season a dir poco perfetto.

Riccardo Poletto
27.10.2018 15:16

"Non abbastanza" sarebbe stata l'espressione perfetta per definire i Toronto Raptors degli anni scorsi. Nonostante un importante dualismo DeRozan-Lowry e l'allenatore insignito del premio di Coach of the Year, i Raptors non sono mai riusciti a raggiungere le finals, che sono sempre rimaste solo un miraggio.

Poi, a fare da spartitraffico, l'estate 2018: fuori Casey, fuori DeRozan, dentro Kawhi Leonard. Non sono mancate le critiche, soprattutto per la partenza di quello che era l'uomo franchigia dentro e fuori dal campo, ma la società era ben conscia della scommessa che stava per fare. Stravolgere la squadra per rischiare un anno è stata la decisione dei piani alti.

E per ora la scommessa sembra vinta, dal momento che Kawhi Leonard non ha fatto assolutamente rimpiangere DeMar DeRozan. Nonostante un anno di lungo stop, in cui si era parlato solo del suo rivedibile comportamento nei confronti dei San Antonio Spurs, The Klaw è tornato in attività come se nulla fosse: 26.6 punti a partita, con 8 rimbalzi e 1.6 palle recuperate.

Al di là dei numeri, sembra però che Leonard abbia portato in Canada proprio quello che mancava, ossia una solidità mentale da non sottovalutare. Un giocatore completo come lui non può che far bene alla causa, data l'affidabilità sia in attacco che in difesa, e di questo hanno decisamente risentito i Raptors. Risultato: 6-0 per iniziare la stagione della svolta, miglior annata della franchigia in questo argomento.

Tanto della stagione di Toronto, però, dipenderà dalle prestazioni nei playoffs, vero tallone d'Achille dei canadesi. Tutti hanno ancora negli occhi la clamorosa debacle contro Cleveland dopo aver raggiunto il primo seed ad est, ossia lo sweep contro i Cavs meno in forma degli ultimi 4 anni (eccezione fatta per James).

Chi avrà tante responsabilità sulle proprie spalle sarà Kyle Lowry, che è ormai davanti ad un bivio: dimostrare il proprio valore risultando decisivo anche nella postseason oppure eclissare il talento a disposizione sotto un cumulo di delusioni. Troppe volte la sua stagione, di paripasso con il rendimento della squadra, ha avuto un tracollo nella postseason. Un preoccupante connubio che ha indicato in Lowry la figura del maggior indiziato, reo di sparire dalla partita quando il livello di gioco si alza.

Per ora, la stagione del playmaker è positiva: 19.8 punti10.3 assist a partita tirando con il 52.8% da 3 punti. Anche lui, come il resto del roster, è chiamato al decisivo salto di qualità, indispensabile anche per svoltare una carriera vissuta sottotono.

Un'altra differenza rispetto agli scorsi anni è la presenza di una second unit eterogenea e con margini di miglioramento impressionanti: accanto ai giovani Poeltl e Anunoby si è aggiunto Danny Green, campione NBA da protagonista con gli Spurs. Green è la personalità ideale per far crescere dei talenti come quelli dei Raptors, dato il suo essere un leader silenzioso ma di grande spessore. Inoltre, dal punto di vista del gioco, al roster mancava un tiratore affidabile, e la risposta a questa problematica è arrivata dalla trade per Kawhi Leonard.

I Toronto Raptors insomma, in una Eastern Coference ancora priva di una vera e propria gerarchia, possono seriamente dare del filo da torcere ai più gettonati Boston Celtics come ai giovani Philadelphia 76ers, andando ad occupare una delle caselle nella categoria "contender al titolo NBA".

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