NCAA & Draft

Draft 2017 vs Draft 2018, questione di... personalità?

29.12.2017 10:22
Il 2018 è ormai alle porte e con esso si avvicina anche uno degli eventi più attesi del calendario NBA del prossimo anno: il Draft. Il 2017 è stato l'anno di Lonzo Ball, Jayson Tatum e Markelle Fultz, ma anche l'edizione 2018 si annuncia assolutamente ricca dal punto di vista del talento. Il giocatore più atteso sarà sicuramente Luka Doncic, baby-stella slovena del Real Madrid Baloncesto, che, tuttavia, non ha ancora confermato la sua eleggibilità. Con un suo eventuale “forfait” la qualità complessiva del Draft 2018 calerebbe in maniera considerevole ma la domanda è: anche con Doncic il livello della prossima edizione è comparabile con quella del 2017? Per cercare di rispondere a questo importante interrogativo proveremo a tracciare un bilancio fin qui della stagione dei rookie, concentrandoci maggiormente su quelli più “blasonati” e cercando di individuare l'elemento chiave che li accomuna. L'edizione 2017 del Draft NBA si è contraddistinta per il suo enorme impatto mediatico. Un impatto dettato soprattutto dalla presenza di Lonzo Ball, primogenito del controverso LaVar Ball che nei mesi antecedenti il Draft si è fatto notare per alcune dichiarazioni pubbliche decisamente poco sobrie sulla futura carriera del figlio. Lonzo è stato selezionato con la seconda scelta assoluta dai Los Angeles Lakers. Una volta approdato nella lega Ball ha inizialmente fatto fatica a reggere la pressione, una pressione dovuta anche alle esternazioni spesso fuori luogo del padre. Nonostante ciò alla lunga il suo enorme potenziale sta venendo fuori e nelle ultime partite si è letteralmente caricato sulle spalle i Lakers. Un po' meno fortunato è stato invece la prima scelta assoluta Markelle Fultz che, dopo essere stato scelto dai Philadelphia 76ers, si è infortunato immediatamente ad inizio stagione e da allora non ha praticamente più messo piede in campo. E' andata decisamente meglio a Jayson Tatum che in questi primi mesi a Boston ha dimostrato una maturità impressionante. Per non parlare di Lauri Markkanen che aveva già stupito tutti all'Europeo con la sua Finlandia o di Jordan Bell che in poco tempo si è inserito alla perfezione nelle rotazioni dei Golden State Warriors risultando decisamente utile alla causa dei campioni in carica. Il Draft 2017, però, sarà ricordato soprattutto per gli inattesi exploit di O.G. Anunoby e di Kyle Kuzma, rispettivamente 23esima e 27esima chiamata. L'elemento che finora ha contraddistinto questi atleti e più in generale l'intera la classe 2017 è stata la personalità, una personalità a tratti sorprendente se pensiamo all'età media dei giocatori che abbiamo appena menzionato. Una personalità che forse manca un po' alla classe 2018, compreso quel Luka Doncic osannato da tutti. Badate bene però, quando parliamo di personalità non intendiamo la fiducia nei propri mezzi e la sicurezza nel metterli in campo, queste cose Doncic ce le ha eccome. Tuttavia ultimamente Doncic ha evidenziato delle difficoltà nel coinvolgere i propri compagni e nel caricarsi la squadra sulle spalle nei momenti decisivi, quando magari le partite si decidono punto a punto. In altre parole ha mancato spesso di personalità e questo in un campionato come la NBA non puoi permettertelo. Insomma, le potenzialità per essere al livello dell'edizione precedente il Draft 2018 ce le ha tutte ma oltreoceano si sa, il talento a volte non basta.

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