Timeout

TIMEOUT | Charles Barkley: Sire di nome ma non di fatto

Uno dei personaggi più chiacchierati e controversi di sempre, senza rivali in campo e senza regole fuori...

Alberto Pacini
22.05.2018 15:44

Phoenix, 5 giugno 1993.

All'interno dell'American West Arena di Phoenix sta per andare in scena la partita che per le due squadre in campo è sicuramente la più importante dell'intera stagione. Siamo a gara 7 dell'intensissima serie per decretare la vincitrice della conference occidentale tra Phoenix Suns e Seattle Supersonics.

Fino ad adesso le due squadre si sono alternate perfettamente vincendo tre gare a testa, mentre dall'altra parte del tabellone c'è un Michael Jordan che aspetta ansioso di sapere chi dovrà incontrare in finale. La partita si rivela ovviamente tirata e di difficile interpretazione, ma con Phoenix sempre qualche punto avanti. Quando mancano poco più di 9 minuti al termine, dopo i due tiri liberi che sanciscono il -11 per i suoi, coach Karl chiama TIMEOUT!

Quei due tiri dalla lunetta erano partiti dalle mani di Charles Barkley, che fino a quel momento aveva completamente controllato la partita a suo piacimento. Come suo consueto, ha catturato pressochè ogni rimbalzo sia in attacco che in difesa, e in più ci ha abbinato una sostanziosissima prestazione in fase realizzativa.

Si ha l'impressione che Barkley sia un tipo di giocatore che rimarrà per sempre nella storia del Gioco. Un'ala forte con l'altezza di una guardia ed il peso di un centro, capace di dominare contro tutto e tutti. Non è sempre stato così però, infatti all'high school il suo potenziale rimase praticamente inespresso fino al suo ultimo anno, dove esplose letteralmente. Le sue medie a partita svoltarono completamente, fino a farsi notare da tutti gli scout. La parentesi collegiale è solamente il preludio di quello che sarà poi il suo impatto in NBA.

Dominante in campo e con una personalità esuberante fuori. Il mix era sicuramente tra i più frizzanti. Nel 1984 decide di rendersi eleggibile per il Draft e molte stime lo davano per certo alla numero cinque, la chiamata di Philadelphia. Non appena Sir Charles si rese conto di questa forte eventualità, capì subito di dover fare qualcosa. Philly infatti avrebbe potuto offrirgli solamente un contratto da 75.000$, al contrario delle altre franchigie con molta più disponibilità.

"Iniziai a mangiare tutto ciò che avevo davanti. Avevo costantemente la bocca piena. Quando andai a  fare il provino per Phila, mi pesarono e si arrabbiarono molto. Lì per lì pensai 'Ce l'ho fatta'. Quando mi chiamarono al draft mi si gelò il sangue"

Già, perché i 76ers non si fecero impaurire dai chili in eccesso e lo draftarono comunque, obbligandolo poi a seguire una dieta. Nonostante questo, la sua carriera si dimostra subito molto luminosa, mettendo in mostra tutto il talento che infatti porterà i Sixers stabilmente ai playoff ogni anno.

Durante la stagione '88-'89, Barkley ricevette una chiamata dal suo agente che gli comunicava che i Lakers erano riusciti a trovare un accordo per portarlo a giocare a Los Angeles. Non potremo mai sapere che squadra sarebbe stata quella, che già aveva Magic Johnson, perchè l'accordo sfumò all'ultimo lasciando a tutti l'amaro in bocca.

A Charles lasciò anche qualcosa in più in bocca, infatti per festeggiare il suo cambio di casacca aveva dato una festa e si era ubriacato con alcuni amici. Barkley era completamente ubriaco, e di lì a qualche ora sarebbe dovuto scendere in campo con i Sixers. Purtroppo non sapremo mai quale fu il match in questione perché il diretto interessato dichiarò poi di non avere la più pallida idea di che partita fosse, non ricordando neanche se giocò bene o male, in quanto offuscato dall'alcool.

Continuamente sopra le righe, in campo e fuori, tanto da mettere Philadelphia in condizione di scambiarlo per fare spazio ad altre personalità più facilmente gestibili. I Suns non si fecero scappare l'occasione e portarono Barkley in Arizona. Durante i suoi anni a Phoenix, la Nike fece uscire una campagna pubblicitaria intitolata 'Not a role model' proprio con lui come protagonista che destò molte polemiche. Pochi secondi, immagini in bianco e nero e solamente alcune sue parole in sottofondo.

"Non sono un modello da seguire. Non sono pagato per esserlo. Il fatto che io riesca a schiacchiare una palla in un canestro, non significa che debba crescere i vostri figli."

Chiarissimo il rimando alle forti critiche che gli erano state avanzate per i suoi comportamenti reputati eccessivi in campo ma anche fuori. Un vecchio detto dice che chi nasce tondo non potrà morire quadrato, e questo è anche il caso di Sir Charles, che qualche anno dopo finisce di nuovo sul banco degli imputati.

Jorge Lugo è un normalissimo ragazzo che si sta gustando un gelato in un bar di Orlando in un caldo pomeriggio, quando tutto ad un tratto vede entrare Barkley e Drexler nel locale. I due compagni di squadra si siedono per prendere un caffè, ma Jorge inizia ad insultare e provocare pesantemente Charles, che cerca di far finta di niente.

Con molto coraggio devo dire, il ragazzo decide allora di alzarsi ed andargli a tirare del gelato in faccia. Pessima scelta. Come un treno Barkley si alza e lo spinge verso la finestra, facendo frantumare i vetri e lasciando Jorge cadere fuori dal locale, fortunatamente situato al piano terra. Le testimonianze dei presenti e soprattutto di Clyde Drexler furono inutili, in quanto la NBA reputò comunque eccessiva la sua reazione, nonostante le provocazioni ricevute.

Questa però fu solamente una delle tantissime multe prese durante la sua carriera, ma anche dopo, sia dalla Lega che dalle autorità. La più particolare di tutte queste rimonta al 2008, quindi otto anni dopo il suo ritiro dal basket giocato, quando l'ormai ex stella NBA viene fermato da una volante della polizia in piena notte. Barkley viene trovato pesantemente ubriaco e con una prostituta seduta nel sedile accanto.

Alla domanda sul perchè stesse guidando così oltre i limiti risponde senza esitazione che aveva fretta di divertirsi con la sua compagna di viaggio. Il poliziotto inizia ovviamente le procedure per portarlo al commando, senza farsi impressionare dalle richieste di chiudere un occhio da parte dei due.

Consapevole di andare incontro a qualcosa di spiacevole, Charles le prova tutte per scagionarsi e si gioca anche l'ultima pallottola. "Se ci lasci andare giuro che mi tatuo il tuo nome sul culo". Il risultato ovviamente fu l'arresto immediato e la conseguente cauzione da dover pagare per uscire. Il Barkley che avevamo lasciato all'inizio però non c'entra niente con quest'ultimo, proprio perchè in campo, che piacesse o meno, faceva sempre il bello ed il cattivo tempo.

Anche dopo il timeout sarà esattamente così, con il numero 34 che negli ultimi minuti di gara spazzerà via Seattle chiudendo con una prestazione da 44 punti e 24 rimbalzi, facendo valere il suo titolo di MVP. Nelle interviste postgara avvertirà Michael Jordan intimandogli di prepararsi a essere investito dall'uragano Charles in arrivo su Chicago. Ottimo tentativo Sir, anche se sappiamo tutti come andò a finire. Titolo o non titolo, è una certezza che Barkley sia destinato a rimanere sulla bocca di tutti anche anni e anni dopo il ritiro esattamente come lo è stato durante la sua carriera. Eterno bad boy.

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