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L'evoluzione del ruolo di centro nella NBA di oggi

25.01.2018 10:14
“Tutto è in costante cambiamento“
Scriveva il filosofo greco Eraclito più di 2500 anni fa, e, come la realtà, anche il pianeta basket è soggetto a continui mutamenti. Ad esempio, non è una novità che negli ultimi anni l’importanza del gioco perimetrale sia notevolmente aumentata: ora il tiro dalla linea dei tre punti non è un requisito solamente di guardie e ali piccole, ma anche dei lunghi. I classici centri vecchia scuola, abili a giocare nel pitturato, ma pesci fuor d’acqua quando si tratta di giocare a più di 4-5 metri dal ferro sono nella NBA moderna merce molto rara. Singolare, però, che due lunghi con queste caratteristiche giochino da titolari in quelle che al momento sono le due squadre più forti dell’intero scenario NBA: Houston Rockets e Golden Sate Warriors. I texani di D’Antoni dispongono tra le loro fila di Clint Capela mentre i californiani, pur utilizzando molto il quintetto piccolo con Green da centro, partono sempre dall’inizio con il sorprendente Jordan Bell. E’ però necessario fare un distinguo tra i centri old school e i vari Bell e Capela.  E’ vero si che sia il centro dei Warriors che quello dei Rockets sono efficaci vicini al ferro, ma il modo in cui lo sono è completamente diverso dal modo in cui lo erano i lunghi di una volta. Infatti se fino a qualche anno fa il classico 5 era solito giocare in post basso con le spalle a canestro in avvicinamento al ferro, ora, giocatori come Capela, Bell, Jordan, Thompson, ecc. sono molto più utilizzati come taglianti poichè grazie a piedi veloci e grande atletismo riescono a trarre grande vantaggio dalle situazioni di pick and roll. Lunghi di questo tipo si prendono la maggior parte dei tiri a pochi centimetri dal ferro, chiudendo l’azione spesso con una schiacciata (DeAndre Jordan su tutti) o con un lay up. Anche difensivamente c’è notevole differenza rispetto al passato: oltre a saper proteggere il ferro e a catturare i rimbalzi questi lunghi sono capaci di cambiare difensivamente su un piccolo anche a 7-8 metri dal canestro. Fino a qualche anno fa portare un 7 piedi al di fuori dal pitturato equivaleva a batterlo in palleggio, ora con certi centri non lo è più. Le difficoltà dell’avere giocatori così limitati tecnicamente sta nelle poche scelte offensive che si possono adottare se si sceglie di fargli ricevere il pallone. Ad esempio in una squadra come quella di D’Antoni spesso si esasperano situazioni di pick and roll o di giochi in cui il rollante taglia veloce verso il ferro – molto in voga il gioco Bamberg in questa stagione – ma, avendo passatori eccezionali del calibro di Paul e Harden è inevitabile che si tenda a preferire un lungo con le caratteristiche di Capela piuttosto che uno con più fondamentali di tiro o passaggio ma molto meno atletico. Nel basket di oggi ci sono tanti giocatori di oltre 2 metri e 10 centimetri capaci di far tutto: spesso li si descrive come guardie nel corpo di un centro, basti solo pensare ai vari Cousins, Davis, Towns, Porzingis, ecc., giocatori eccezionali, ma nessuno dei quali gioca in una squadra vincente (Towns forse ancora per poco). La sensazione è che ad oggi squadre con un sistema di gioco collaudato ed efficace, dicasi Warriors, Rockets e Celtics (Baynes spesso titolare) decidano di perdere qualità tecnica in un singolo giocatore pur di elevare quella di squadra: scegliere un giocatore che sia funzionale all’idea di gioco piuttosto che forte individualmente è il loro mantra. Pensate a Steve Kerr: che bisogno avrebbe di un Cousins quando in squadra ha già 3 fenomeni del calibro di Durant, Thompson e Curry; meglio aggiungere un giocatore modesto (Zaza Pachulia), ma che permetta a questi tre di esprimersi al meglio o uno che tolga possessi agli altri tre facendo magari perdere ritmo alla squadra? Il futuro degli Stretch Four e dei lunghi tiratori è certamente luminoso. La moda degli unicorni sta prendendo sempre più campo, ma chi ci garantisce che ci sia solo una strada univoca da prendere nel futuro? I centri con un bagaglio tecnico limitato possono avere ancora futuro, Rockets e Warriors docet.

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