Houston Rockets

Carmelo Anthony verso gli Houston Rockets, affare o suicidio tattico?

Dopo aver trovato l'accordo per il buyout con gli Atlanta Hawks, Carmelo Anthony si appresta a firmare un contratto annuale con gli Houston Rockets. Mossa vincente o perdente per i texani?

Gabriele Scaglione
30.07.2018 19:42

 

Player option, trade ed infine buyout. Insomma, l'estate di Carmelo Anthony si sta rivelando a dir poco movimentata. Dopo aver esteso il proprio contratto con gli Oklahoma City Thunder, infatti, l'ex New York Knicks è stato letteralmente scaricato da OKC, che, per attutire l'impatto con la luxury tax, ha deciso di inserirlo nello scambio che ha portato Dennis Schroder ai Thunder.

 

Melo, però, vuole ancora grandi palcoscenici e così neanche il tempo di siglare l'accordo con Atlanta che stava già trattando il suo buyout con gli Hawks; un buyout che è stato ufficializzato proprio nelle scorse ore e che farà da preludio alla firma di un contratto annuale già annunciato con gli Houston Rockets, franchigia nella quale ritroverà Chris Paul, suo amico di lunga data.

 

A tal proposito, alcune fonti abbastanza affidabili sostengono che sia stato direttamente CP3 a richiedere al front office dei texani l'ingaggio di Anthony. D'altro canto, come abbiamo già detto, Paul conosce decisamente bene Melo e a quanto pare crede che possa essere lui il giocatore giusto per ridurre il gap con i Golden State Warriors.

 

Ciò nonostante molti ritengono che difficilmente vedremo la coppia Paul-Anthony; o meglio difficilmente la vedremo nello starting five dei Rockets, almeno nell'immediato. D'altra parte, viste le recenti difficoltà già incontrate ad Oklahoma, inserire fin da subito Anthony in un sistema di gioco perfettamente oliato come quello di Houston potrebbe essere rischioso per Mike D'Antoni.

 

 

Tuttavia Melo non ha alcuna intenzione di andare in Texas a fare il comprimario e lo ha fatto chiaramente capire in un'intervista rilasciata qualche giorno fa, nella quale ha commentato così la possibilità di ricoprire il ruolo di sesto uomo in quel di Houston:

 

“So come si gioca a basket; lo faccio da diverso tempo e quando mi sentirò pronto per partire dalla panchina lo farò”

 

Ciò che emerge dalla parole di Anthony, dunque, è che, secondo il newyorkese, per lui non è ancora arrivato il momento di sedersi in panchina e questo dettaglio potrebbe rappresentare una minaccia concreta per la compattezza dei Rockets qualora coach D'Antoni non dovesse essere della stessa opinione dell'ex Nuggets.

 

Il rischio, in altre parole, è che si crei una sorta di frattura all'interno dello spogliatoio dei texani; una frattura che potrebbe poi diventare insanabile se Chris Paul decidesse di prendere le difese dell'amico Melo. Insomma, Anthony a Houston potrebbe trasformarsi in una mina vagante, in un'arma a doppio taglio che rischia di annientare la macchina (quasi) perfetta partorita con fatica e sapienza dalla mente di Mike D'Antoni.

Commenti

LeBron James a LA per la città o per la squadra?
TIMEOUT | Gary Payton: il guanto con gli artigli