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I SIGNORI DELLA NBA: Jonathon Simmons (prima parte)

Matteo Panzettini
01.03.2018 21:11
I SIGNORI DELLA NBA: Jonathon Simmons (seconda parte) 25 ottobre 2016 Oakland, California Ci troviamo alla Oracle Arena, stadio di casa dei Golden State Warriors (campione NBA nel 2015 e finalista l'anno successivo) per la partita di esordio della stagione 2016/2017 della banda di coach Steve Kerr contro i San Antonio Spurs. Gli Warriors in estate si sono aggiudicati un innesto niente male, tale Kevin Durant, che va ad aggiungersi ad una squadra capace di finire la passata regular season con un record di 73 vittorie e 9 sconfitte (nessuno nella storia ha fatto meglio...). L'aria è elettrizzante e la tensione si taglia con un coltello. Per essere fine ottobre una delle due squadre è già in condizione fisica invidiabile, e finirà per dominare la partita tecnicamente e sotto il punto di vista dell'intensità. Al contrario di quanto si può immaginare, però, stiamo parlando della franchigia texana. La partita finisce 129-100 in favore di San Antonio, ma ad attirare l'attenzione non sono i soliti Kawhi Leonard, LaMarcus Aldridge o Manu Ginobili. Gregg Popovich concede 28 minuti di gioco ad un sophomore (giocatore al secondo anno) che risponde al nome di Jonathon Simmons. La guardia texana finirà la partita con 20 punti a referto, e sarà in grado di offrire al pubblico una prestazione "superbamente" inaspettata. Episodio chiave della partita del ragazzo è una stoppata sul due volte MVP Stephen Curry: la cosiddetta chase-down, con cui il talento in maglia nero-argento ha spazzato via il playmaker con la faccia da bambino, mette un luce un atletismo mostruoso. La domanda che gli appassionati di questo gioco e i tifosi degli Spurs formularono a fine gara non poteva che essere la medesima: "Ma da dove è uscito questo Simmons?" Jonathon Calvin Simmons nasce il 14 settembre 1989 a Houston, Texas, ed è il primo di quattro figli. La famiglia non vive in condizioni agiate dal punto di vista economico, e a complicare ulteriormente le cose è il padre, che verrà a mancare totalmente nelle vite dei ragazzi. Il compito di provvedere alla famiglia è totalmente nelle mani di LaTonya, la madre, descritta dai figli come una persona con un cuore grande quanto il Texas. LaTonya non ha smesso di lavorare al check-in di un aeroporto, per la compagnia di volo United Airlines, da oltre 20 anni:
"E' da molto tempo che vedo gli occhi sognanti delle persone in procinto di prendere un volo e dare una svolta alla propria vita: spero che Jonathon possa realizzare il suo sogno in futuro".
Queste le parole di una madre pronta a rinunciare a qualsiasi cosa pur di veder realizzato il sogno del proprio primogenito: entrare nel mondo dei giganti, entrare in NBA. Per fortuna di Jonathan, lui e LaTonya hanno molto in comune: costanza, tenacia, coraggio e pazienza nell'aspettare il momento giusto. Le statistiche stabiliscono che pressapoco 1 giocatore su 250 riesce a passare dal college al mondo NBA, poichè oltre al talento a alla determinazione occorre una enorme dose di fortuna. Jonathon Simmons ha dato tutto sè stesso per poter realizzare il suo sogno, ma la strada per il successo è lunga e piena di imprevisti. A Houston ha frequentato la Smiley High School (non tra le migliori e più raccomandabili dello stato) e nei seguenti due anni ha girovagato tra vari Community College. Un community college è una scuola avente rette universitarie molto più abbordabili rispetto ai maggiori college del paese, che permettono agli studenti di migliorare la propria media voti in attesa di passare ad altre università più prestigiose. Con il misero stipendio della mamma LaTonya e la tanta voglia di dimostrare le proprie capacità, Jonathon passa due anni a giocare a basket a livelli medio bassi. Paris Junior College e Midlands Comunity College non permettono al giocatore di fare il salto di qualità sperato, nonostante le qualità di Simmons non si possono nemmeno comparare con il resto dei giocatori del roster di allora. Il primo palcoscenico importante è quello NCAA: il 5 novembre 2010 firma per entrare all'Università di Houston, ma non tutto va come desiderato. A causa di alcune regole NCAA è costretto a non giocare il primo anno, il suo terzo collegiale, ed è obbligato a rinviare le ambizioni al successivo ed ultimo anno. In 30 partite (29 da titolare) ha una media di 14.7 punti e 5 rimbalzi a partita: numeri buoni ma non eccellenti. Siamo così arrivati al 2012 e il giocatore decide di rendersi eleggibile al Draft NBA. Il suo coach di allora espresse in maniera esplicita i propri dubbi, poichè non era sicuro che Jonathon avrebbe retto l'impatto con il mondo professionistico. Non a caso gli consigliò di aspettare, magari di fare 1-2 anni in Europa. Ma il giovane rifiutò. Simmons ha avuto la prima di quattro figlie al college, e di conseguenza alla sua nascita sono aumentate le responsabilità e gli impegni. Andare a giocare in Europa significava stare lontano dalla propria famiglia: come può una persona che ama le proprie figlie più di ogni altra cosa al mondo anche solo pensare di abbandonarle? Come una favola o un copione Hollywoodiano, l'eroe, il protagonista, prima del lieto fine è costretto a superare innumerevoli ostacoli e avversità. Nessuno meglio di Jonathon Simmons sa quanto sia faticoso e quanto sia necessario impegnarsi per riuscire nel proprio scopo. Il draft 2012 vede come consueto 60 picks, 60 giocatori differenti scelti dalle squadre NBA, ma nessuno di questi è Jonathon Simmons. Sessanta ragazzi vedono realizzarsi il proprio sogno, ma lui non è tra questi. Per riassumere la situazione: sei un ragazzo di 23 anni, hai finito il college (tre anni di college), ma questi non offre però sbocchi lavorativi, non avendo nomi prestigiosi quali Yale o Stanford, inoltre giochi a basket a livelli buoni ma non eccellenti, ed è risaputo che in NBA ci entri solamente l'elitè. Jonathon ha due certezza nelle propria vita: la famiglia e il basket. Vista l'impossibilità di giocare a livelli professionistici e di conseguenza avere uno stipendio accettabile, Jonathon decide di non far più di testa propria e sceglie di ascoltare la mamma:
"...hai talento figliolo, ma ora come ora non puoi solamente giocare a basket: devi trovare un lavoro."
LaTonya consiglia al ragazzo un nobile quanto antico mestiere: il barbiere. Houston, stagione 2012/2013. La squadra della città, gli Houston Rockets, si sono notevolmente rinforzati durante l'estate, acquisendo tramite scambio dagli Oklahoma City Thunder tale James Harden (classe 1989 anche quest'ultimo). Mentre in città la squadra comincia a carburare, in periferia prende atto la vita lavorativa del nostro Jonathon. Il ragazzo durante la settimana lavora in un barber shop, e nel fine settimana gioca a basket (livelli bassi... molto bassi)...
 E' molto portato nel suo lavoro, e sono sicura che potrebbe avere una buona clientela in futuro. Gli ho consigliato più volte di prendersi una licenza da barbiere".
- mamma LaTonya -
Il lavoro promette bene, Jonathon riesce a prendersi cura delle proprie figlie (ora sono quattro) e la vita procede nel migliore dei modi, ma c'è un piccolo problema: il ragazzo è troppo bravo a giocare a basket. I SIGNORI DELLA NBA: Jonathon Simmons (seconda parte)

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