Toronto Raptors

Il capitano di una nave messa a nuovo: DeMar DeRozan e le aspirazioni dei Raptors

18.12.2017 16:06
Siamo stati abituati bene dai Toronto Raptors: la franchigia canadese infatti negli ultimi anni ha trovato continuità di rendimento, che ha permesso di accedere sempre ai playoffs. Tuttavia i risultati qui sono stati molto meno soddisfacenti, con due eliminazioni al primo turno nel 2013/2014 e nel 2014/2015, poi un miglioramento con la finale di Conference raggiunta e persa contro i Cleveland Cavaliers nel 2015/2016, prima di venire eliminati alle semifinali di Conference sempre dalla squadra di Lebron James l'anno passato. La vera domanda è questa: cosa è in grado di dare in più DeMar DeRozan, stella indiscussa e leader dello spogliatoio, ad una compagine che pare essere una eterna incompiuta? Quest'anno il ragazzo di Compton sta giocando particolarmente bene: ha una media di 23.9 punti per partita, conditi da 4.4 rimbalzi e 5 assist di media (basti pensare che la sua media in carriera è di 19.5 punti per partita). Anche nell'ultima partita giocata contro i Sacramento Kings ha fatto registrare 21 punti, 5 assist, 2 stoppate e un rimbalzo, in quella che tra l'altro è stata l'ennesima vittoria casalinga per Toronto (che guida questa speciale classifica in NBA) che ha una striscia di 7 vittorie e una sola sconfitta nelle ultime 8 gare giocate. Per quanto riguarda DeRozan, incuriosisce un dato sui tiri liberi: il giocatore ne ha tirati 12 nell'ultima partita (mettendone a segno 9), e così facendo è la sesta volta negli ultimi 8 incontri ad aver tirato almeno 10 liberi. Questo significa portare molto più la palla, cercare molte più penetrazioni e in generale è sintomo di volersi prendere la squadra sulle spalle. Oltre a questo, il suo season high di 37 punti è stato registrato pochi giorni fa nella vittoria dei Raptors contro i Phoenix Suns. Dunque lo stato di forma dell'atleta è in continua crescita, e l'apporto che potrà dare ai suoi compagni continuando di questo passo sarà fondamentale. Ma vale anche l'opposto: l'atleta nato a Compton è riconosciuto per una monodimensionalità del suo attacco, che ha bisogno di essere messo in moto da chi gli sta intorno con situazioni create ad hoc per permettere le penetrazioni, vero marchio di fabbrica, e per consentirgli di arrivare a prendersi i falli che serviranno per collezionare punti dalla lunetta. Di contro, il tiro da 3 non è ancora affidabile e viene tentato pure molto poco (2.4 tentativi di media a partita con una realizzazione di 0.6 punti). E questo per una guardia è atipico. Sarebbe scontato dire che non c'è soltanto lui a Toronto e che la squadra è ottima e sta vincendo anche grazie ad altri fattori, ma per arrivare ancora più in alto e uscire dalla palude dei primi turni della postseason servirà tutto il carisma e tutto il talento di questo atleta, chiamato ad alzare l'asticella del proprio gioco per provare almeno ad insidiare i mostri sacri della NBA.

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