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Faccia a faccia con la mentalità vincente di LeBron James!

Antonello Brindisi
11.11.2017 19:01
Nonostante la turbolenta fase di transizione attraversata dai Cleveland Cavaliers, LeBron James si è sempre mostrato piuttosto tranquillo e pronto a difendere il proprio "regno" contro qualsiasi pretendente al "trono". A trentadue anni e con ben 14 stagioni alle spalle, il Re è apparso più in forma che mai, destando la concreta impressione di potersi migliorare ancora e raggiungere così l'apice della propria carriera. I tre anelli vinti (adempiendo così anche al dovere morale di portare un titolo nell'Ohio) non hanno certo appagato le ambizioni del natio di Akron che, in una recente intervista, si è raccontato "a tutto tondo" davanti ai media americani, svelando una gran parte dei "punti cardine" della propria mentalità vincente. "The Chosen One" rappresenta ormai un vero e proprio punto di riferimento per le nuove generazioni tutt'ora presenti in NBA, pronte a ripercorrere nel prossimo futuro le gesta del numero ventitre dei Cavs, ancora oggi detentore di una vera e propria "dinastia" che appare sempre più un tutt'uno con la "filosofia di vita" del giocatore. Proprio questo fattore sembra rappresentare il "cuore pulsante" delle gesta di LeBron James, determinato a scolpire la propria immagine nella storia della lega americana. L'obiettivo del Re appare ben più alto di una ricerca all'ennesimo Larry O'Brien Trophy, mostrando così al pubblico la ferma volontà di conquistare l'etichetta di "leggenda sportiva" nell'ideale comune:

"Possedere la giusta mentalità vuol dire cercare di diventare, giorno dopo giorno, un leader migliore per i miei compagni. Bisogna essere più costanti nelle proprie prestazioni, risultando sempre più presente a livello carismatico nello spogliatoio. Tutto questo è necessario per poter guidare sempre al meglio i miei compagni.

Quando ricevo degli attestati di stima da loro, ripeto sempre che sto cercando di dare il massimo in ogni istante e che sicuramente il giorno successivo sarò più forte e pronto del precedente. Si può sempre migliorare, questo è quello che ripeto costantemente nella mia mente. Per questo lavoro su ogni singolo aspetto del mio gioco: dalla qualità delle mie scelte alla tecnica del controllo palla. Tutti gli aspetti sono fondamentali".

La già citata "filosofia di vita" di LeBron James comincia quindi ad affiorare in superficie, mostrando una persona più che un giocatore di grande spessore morale, capace di far convivere in perfetta simbiosi le proprie virtù personali con la leadership esercitata in NBA:

"Per me non si tratta più di adempiere al proprio dovere di professionista, è una questione di stile di vita. Mi sento a mio agio quando mi alleno con costanza, senza questo fattore non sarei certo in pace con la mia coscienza! Anche quest'estate sono stato molto attento e minuzioso nel workout. Ho dedicato molto tempo ai tornei di Las Vegas e a Charlotte per permettere a mio figlio di fare le giuste esperienze sul parquet, ma non ho mai perso di vista la mia preparazione atletica.

Ho passato molto tempo in palestra per migliorare sia la resistenza fisica che quella mentale, come già detto fa parte del mo stile di vita. Ho bisogno di poter esercitare un costante allentamento, non si tratta solo di vincere...si tratta della mia persona!".

Successivamente, proprio il rapporto con le nuove generazioni è stato l'argomento principale delle parole del Re, giocatore da sempre molto attento alla crescita dei nuovi talenti e sempre disposto a dispensare consigli da "Mecenate" per la loro crescita. Anche questa volta LeBron ha mostrato il proprio interesse per le generazioni future:

"Esiste un basket negativo ed uno positivo, molti allenatori hanno ben in mente questo concetto e cercano di insegnare al meglio delle possibilità il loro sapere ai giovani. Le nuove leve, così come mio figlio, devono imparare la "strada giusta" per approcciarsi a questo sport.

Per prima cosa, è essenziale saper giocare insieme per poter ambire ad un miglioramento. In secondo luogo, ma non per questo di minor importanza, devono conoscere i fondamentali del gioco: come saper eseguire un lay-up con la mano sinistra quando ci si trova sul lato della propria mano debole ad esempio, saper intuire quando è necessario un passaggio alto o basso, saper distinguere il momento adatto per prendere uno sfondamento oppure tentare il blocco, oppure decidere se andare a canestro in terzo tempo o tentare un tiro pulito.

Non si tratta solo di saper dribblare, tirare o avere un buon palleggio, bisogna diventare parte di questa cultura per poter ambire al massimo. Quest'estate mentre seguivo mio figlio, ho osservato il gioco da un'altra prospettiva e posso dire di ritenermi piuttosto fiducioso per il futuro di questo sport".

In seguito, l'attenzione di LeBron James si è spostata sul rapporto (molto spesso travagliato) con l'opinione pubblica e sui pensieri maturati a riguardo. Proprio in questo frangente il tre volte campione NBA ha dato atto del grande carisma a disposizione, mostrando un'estrema lucidità di pensiero nel difficile atto dell'autocritica:

"Le critiche arrivano a prescindere e un professionista non può dare credito a queste cose, deve pensare al proprio lavoro. Giusto per fare un esempio, mi è sempre piaciuto comunicare il mio pensiero e il mio stato d'animo tramite i social network ma, quando posto qualcosa non mi fermo certo a rispondere alla miriade di commenti che arrivano...non mi interessa.

Tornando alla tua domanda, il mio approccio con le critiche è lo stesso. Tutti si interrogano quotidianamente sul mio status, parlano dell'essere il migliore della storia o cose simili...non importa! Sono solito chiamare questi discorsi con l'appellativo di "chiacchiere da bar" perchè sono estemporanee ed approssimative.

Si può veramente affermare con certezza chi sia il migliore? Chi è più forte tra Muhammad Ali e Floyd Mayweather? Non si può dire, sono entrambi delle leggende! Chi mi sa dire chi è stato il più forte quarterback tra Tom Brady, Aaron Rodgers, Payton Manning e Joe Montana? Non si può rispondere con certezza! So di essere un grande giocatore, lo percepisco dalla fiducia e dalla stima dei miei compagni e questo mi basta. Tutto il resto non mi interessa, voglio solo poter dare il massimo supporto alla mia squadra, facendo tutto il possibile quando sono sul parquet. Posso dare ancora di più, ho ancora dei margini di miglioramento e intendo superarli".

Nell'ultima parte dell'intervista il "Re" pone l'accento sul proprio futuro che, in seguito all'eccellente stato di forma dimostrato, appare ancora ricco di soddisfazioni:

"Mi chiedi se sono il punto di riferimento nella lega? Penso proprio di si, anche se i miei avversari non lo ammetteranno mai. Sono ancora nella "Championship Mode" e credo di poter continuare su questa strada ancora per diversi anni. Ripeto, secondo il mio parere non sono ancora arrivato al massimo potenziale. Continuo a migliorare anno dopo anno e voglio assolutamente dare un seguito a tutto ciò. Amo questo gioco, amo allenarmi quotidianamente e amo poter competere ad un livello sempre più alto. Non ho nessun motivo per fermarmi, voglio godermi tutto questo il più a lungo possibile."

Vedremo se LeBron James riuscirà nella grande impresa di estendere la propria leadership anche nel prossimo futuro NBA, impresa di certo non semplice data la forte concorrenza dei Golden State Warrios, attuali detentori del titolo e delle tante realtà in "rampa di lancio" come i Boston Celtics, avversario principale nella lotta della Eastern Conference. A prescindere dal risultato finale, una sentenza appare però ben evidente agli occhi di tutti gli appassionati NBA: il "Royal Flush" deve ancora terminare il proprio corso.

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