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I Sixers influenzeranno la reputazione di Blake Griffin?

03.02.2018 19:35
Nella notte del 30 gennaio il mondo della NBA è stato sconvolto dalla Blockbuster Trade che ha visto Blake Griffin come maggior protagonista dello scambio che lo ha portato a Detroit (clicca qui per saperne di più). Un messaggio piuttosto evidente della ferma volontà dei Clippers, desiderosi di iniziare al più presto una nuova era a Los Angeles, ponendo ufficialmente fine al famoso ciclo della "Lob City". I dubbi che aleggiano di fronte a questa decisione da parte di Doc Rivers, Gary Sacks e soci non si riferiscono però alla doverosa rebuilding che presto inizierà in quel di Los Angeles, bensì ad una mancanza di fiducia proprio nei confronti dell’ex uomo-franchigia dei californiani. Le frizioni fra la dirigenza e Blake Griffin in realtà non sono mai mancate, soprattutto in relazione al temperamento assai ribelle del numero trentadue. Nonostante il rapporto altalenante, Steve Ballmer (cofondatore di Microsoft ed attuale proprietario della franchigia) non aveva mai pensato di poter fare a meno della prima scelta assoluta del 2009, fermamente convinto della qualità tecniche e caratteriali del proprio pupillo. Dall’addio di Chris Paul infatti, anche la figura di Ballmer (che nel bene e nel male ha sempre difeso e supportato il team), ha iniziato a dubitare del valore assoluto di Blake Griffin. Dallo Staples Center infatti le incertezze riguardo la giusta mentalità vincente del proprio beniamino sono costantemente aumentate nel corso della stagione 2018, accresciute anche dall’oneroso contratto (170 milioni di dollari in 5 anni) ricevuto in estate e dai numerosi infortuni avuti in carriera, nonostante il dirompente ventottenne abbia sempre condotto una cura maniacale del proprio corpo. Giunto a Detroit, Griffin potrà confermare o smentire tutte le congetture espresse recentemente dal G.M. Gary Sacks, attraverso la conquista dell’ottavo posto della Esatern Conference. Attualmente i Pistons si trovano ad inseguire i Philadelphia 76ers, principali vittime della trade imbastita dai Los Angeles Clippers. Dopo anni di "Trust the Process", l'avvento dei 76ers potrebbe essere clamorosamente limitato dall'impatto positivo del nuovo acquisto di Detroit nel sistema di gioco di coach Stan Van Gundy. Il probabile "testa a testa" sull'asse Michigan-Pennsilvanya potrebbe quindi erigersi a "giudice di corte" nella diatriba Clippers-Griffin, sentenziando così il buon esito o meno della trade losangelina. Il desiderio di rivalsa dei 76ers potrebbe così "condannare" il futuro del nuovo volto dei Pistons (praticamente schiavo del proprio contratto faraonico), premiando così le lungimiranti decisioni del G.M. di Philadelphia, Sam Hinkie. L’eventuale qualificazione ai Playoffs di Philadelphia a discapito di Detroit sarebbe certamente una risposta positiva alle scelte fatte dalla dirigenza dei Clippers, anche se a Philadelphia sono tutt’altro che sicuri di poter ammirare i propri "gioielli" nella sempre più vicina postseason NBA. La verità espressa da Blake Griffin e i sogni di gloria dei Pisotns sembrano quindi aver trovato una peculiarità comune, piegare la ritrovata vitalità dei 76ers.

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