Timeout

TIMEOUT | Shaquille O'Neal: Shaq, si gira!

Alberto Pacini
20.02.2018 19:00

Los Angeles, 6 marzo 2000.

Siamo allo Staples Center per seguire una delle sfide che da sempre è tra le più sentite del basket oltreoceano. Il palazzetto è a tinte rossoblu, i Clippers stanno per affrontare da padroni di casa i Lakers in un derby che teoricamente, guardando le classifiche, dovrebbe avere ben poco da raccontare. 50-11 il record dei gialloviola che volano sulle ali del duo O'Neal-Bryant, mentre quello dei cugini (12-48) rispecchia una stagione completamente allo sbando e senza aspettative, ma si sa, in partite del genere può succedere di tutto.

L'incontro viene fin da subito controllato dai Lakers che con i lampi dei suoi due campioni, è in grado di tenere a debita distanza i malcapitati avversari senza faticare troppo. Come se non bastasse, sembra che Shaquille O'Neal sia particolarmente in serata di grazia, dominando in lungo ed in largo nel pitturato, tirando con percentuali fuori dalla norma.

Quando schiaccia si ha sempre l'impressione che il canestro debba crollare succube di quelle scariche di pura potenza, sempre inflitte col sorriso sulle labbra. E' proprio dopo una di queste che, nel terzo quarto, il match raggiunge i 20 punti di scarto. Jim Todd, coach dei Clippers, sconsolato, chiama TIMEOUT!

Probabilmente tutti all'interno del palazzetto si sono resi conto che non c'è nessun modo che il gap in campo venga colmato dalla squadra in svantaggio. Shaq dopo la segnalazione arbitrale si dirige verso la panchina Lakers come se stesse andando a prendere un caffè con gli amici. Ride, scherza, si ferma persino a dare il cinque ad un ragazzo seduto in seconda fila dietro le panchine. Questa è l'immagine perfetta per rappresentare uno dei centri più dominanti di ogni Era.

Uno dei più forti di tutti in campo, per distacco il più grande di tutti fuori dal rettangolo. Siamo onesti, può un gigante di 216 centimetri per 147 chilogrammi passare inosservato? Non credo. La madre fu la prima a dover rendere conto delle dimensioni del suo "piccolino" quando, ogni mattina, era costretta a mostrare il documento del figlio per far sì che l'autista dell'autobus che la portava a lavoro, si rendesse conto che Shaq aveva effettivamente due anni e poteva salire a bordo senza pagare il biglietto.

La madre sarà ovviamente una figura fondamentale nella sua vita (la definirà la sua migliore amica), tanto quanto papà Phil però, al quale vanno attribuiti i meriti dell'avvicinamento di Superman alla palla a spicchi in tenera età. Il padre lo aveva portato nella squadra che lui stesso allenava, e contribuì fin da subito a formare il giocatore che poi tutti abbiamo ammirato. Phil curava soprattutto l'aspetto mentale del gioco e si impegnò, nonostante l'età, a far arrivare al piccolo Shaq tutti i valori dello sport.

Come racconterà lui stesso infatti, una volta la sua squadra era riuscita ad arrivare alla finale del campionato da strafavorita, grazie proprio alle sue prestazioni, ma in quella partita suo padre decise di sostituirlo nel momento clou del match, causando di fatto la sconfitta dei suoi ragazzi. Shaquille racconta di essere andato subito, in preda alla collera, a chiedere spiegazioni al padre, il quale rispose con testuali parole:

"Quei ragazzi si sono allenati duramente per tutta la settimana esattamente come hai fatto te, facendo gli stessi esercizi e mettendoci la stessa voglia. Avrai tutto il tempo che vorrai quando sarai al college o in NBA per vincere, devi imparare ad avere rispetto per i tuoi compagni"

Già, il rispetto. Non ci sarà mai una singola occasione in cui O'Neal mancherà di rispetto a qualche compagno di squadra, neanche nella tanto discussa faccenda con Kobe Bryant, con il quale, per sua stessa ammissione, nonostante le numerose incomprensioni, ha sempre avuto un rapporto di estremo rispetto.

Quello che succede sui campi di gioco però, è soltanto una piccolissima parte della sua vita, contrassegnata spesso da pazzie e gesti al limite. Pochi giorni prima del Draft che gli avrebbe permesso di entrare nella Lega, essendo ormai certo di essere tra le prime scelte, gli arrivarono, tra sponsor e contratti vari, 1 milione di dollari.

Senza stare a fare troppi conti, il buon Shaq spese tutto in mezz'ora. Prima una Mercedes (tutta nera come piaceva a lui) nuova di pacca da 250 mila dollari, poi altre due uguali identiche per mamma e papà. Facendo due conti siamo già a 750 mila, ma non finisce qua. Shaq comprerà una collana d'oro e un anello con la famosissima "S" di Superman in diamanti. Il giorno dopo gli arriverà una telefonata dalla sua banca, che gli comunicava che, scalate le tasse e gli stipendi dei suoi agenti, la somma che il giorno prima era entrata nelle casse, superava di poco i 600 mila dollari. Not bad Shaq.

Col passare del tempo quel ragazzotto maturerà ed inizierà ad avere altre priorità, diventando protagonista di grandi donazioni in beneficenza a numerose associazioni. Quando gli viene chiesto quale sia stata quella che gli ha dato più soddisfazione, risponde che fare beneficenza è sempre un'emozione speciale, ma anche che una gli è rimasta particolarmente impressa.

"Mi arrivò una e-mail dove mi veniva detto che una bambina, che era una mia grandissima fan, era stata colpita dal cancro e desiderava tanto un mio autografo. Era a Los Angeles, mentre io mi trovavo sull'altra costa, ma partii ed andai a trovarla di persona, offrendomi anche di pagarle tutte le spese delle cure. Il suo sorriso appena mi vide non me lo dimenticherò mai"

Ecco il suono della sirena, timeout finito, si torna in campo. La partita non cambierà il suo copione, i Lakers continueranno a dominare e Shaq farà segnare 61 punti e 23 rimbalzi sul tabellino. Quando ormai mancano poco più di tre minuti al termine dell'incontro, coach Phil Jackson lo chiama in panchina per tributargli una standing ovation meritatissima dopo lo spettacolo offerto.

Mentre tutto il pubblico dello Staples è in piedi ad applaudire, con la sua classica camminata un po' goffa, un po' svogliata, Shaq si va a sedere. Al fischio finale la marea di giornalisti presenti si dirige verso il protagonista assoluto della serata, il quale però imbocca la via degli spogliatoi liquidando tutti con un "Devo fare la doccia" detto con il suo classico sorriso stampato in faccia. Ma che ci vogliamo fare, è Shaq!

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