Minnesota Timberwolves

Minnesota Timberwolves: una nave che non va mai in porto!

Al termine di una stagione al di sotto delle aspettative, è tempo di bilanci in casa T-Wolves

Riccardo Poletto
13.04.2018 21:55

Dopo il primo turno dei Playoffs, i Minnesota Timberwolves sono stati eliminati dagli Houston Rockets con un 4-1. Le speranze di di Minnesota non erano mai state troppe: non è una sorpresa l'uscita con i Rockets, prima forza della lega durante la stagione regolare. Il problema più grande è stato certamente il piazzamento all'ottavo posto nella Western Conference, ben lontano dall'obiettivo prefissato ad ottobre.

Le note positive ci sono certamente state, ma resta il fatto che i problemi sono stati davvero troppi. La sensazione è quella che al progetto di Minnesota serva ancora del tempo, dato che questi problemi sono frutto dell'inesperienza o del poco tempo passato insieme. Un fattore di questo tipo è, ad esempio, il rapporto tra Butler e Towns, le due stelle indiscusse del roster. Per mettere in piedi una squadra vincente è necessario innanzitutto lavorare sulle relazioni che si formano tra i componenti: nei Miami Heat dei Big 3 LeBron e Wade sono diventati migliori amici, come nei Golden State Warriors Curry e Thompson sono un duo fisso.

La cosa interessante è che Jimmy Butler e Karl-Anthony Towns sembrano essere fatti per giocare assieme. Butler ha le potenzialità per essere un vero leader e per fare la voce grossa nello spogliatoio e in campo, ma a volte pecca di decisione e intensità. Decisione e intensità che di certo non mancano a Towns, che in campo è sempre dinamico e gioca sempre con una prorompenza fuori dal comune. Il centro di origini dominicane è probabilmente facilitato in questo grazie alla sua giovane età e al suo entusiasmo, ma d'altra parte i 22 anni non lo aiutano ad essere un condottiero che possa portare subito la propria squadra alla vittoria. Siamo sicuri che la cosa cambierà, ma per avere subito delle soddisfazioni occorre che Butler completi la personalità di Towns con la propria. 

A proposito di Karl-Anthony Towns, qui si parla della scoperta più positiva dell'annata T-Wolves: talento limpido, mani morbide e versatilità fuori dal comune per un ragazzone di due metri e tredici centimetri. La metàcampo difensiva come unico difetto, che però è aggiustabile, dato che sembra impensabile che esista qualcosa che KAT non possa fare. A 22 anni la sola cosa che manca è (naturalmente) l'esperienza. Limitandosi a guardare le prime tre statistiche del referto (punti, assist e rimbalzi), il lungo targato Minnesota sembrerebbe quasi un giocatore normale. Le tabelle riportano 21.3 ppg e 12.3 rpg: numeri da èlite, se non fosse che nella NBA di oggi sembrano un nonnulla. Ma non è questo l'aspetto del gioco di Towns che fa spavento. A sorprendere è più che altro il fatto che è l'unico giocatore nella storia della lega sotto i 23 anni ad aver fatto una stagione da almeno 20 punti e 12 rimbalzi di media, una percentuale dal campo superiore al 60% e una percentuale da fuori dall'arco superiore al 40%.

No, non è un errore: pur essendo un centro sopra i 210 centimetri, Towns ha tirato con il 42.1% da 3 per tutta la stagione, dimostrando di prediligere il tiro dall'angolo, vera arma in più del giocatore. Per aggiungere altre cifre record, il ragazzo ha un PER (Player Efficiency Rating) di 25.0, che è il migliore tra tutti quelli dei compagni a Minnesota. Insomma, nonostante la stagione della consacrazione di Jimmy Buckets, è chiaro che il giocatore decisivo per le vittorie della franchigia è stato proprio Karl-Anthony, che dovrà obbligatoriamente essere il perno della franchigia dall'anno prossimo, come se fosse il nuovo Kevin Garnett. Mentre con Kevin Love non era mai stata presa una decisione simile, sembra inevitabile una scelta del genere con KAT, che sta iniziando a percorrere la via per diventare ancora più grande.

Cosa fare, quindi, per l'anno prossimo? E' chiaro che la dirigenza non può esimersi dal ritoccare la squadra e lo staff tecnico per la stagione 2018/2019. La prima cosa da fare è mettere in discussione il posto di coach Thibodeau, che è uno dei maggiori indiziati per il fallimento degli obiettivi. La squadra era stata costruita per andare ben più avanti di un misero primo turno, e perciò è naturale chiedersi se la colpa sia dell'allenatore. Lo abbiamo sentito per tutta la stagione: "La difesa delle squadre di Thibodeau è sempre solidissima" ma così non è successo a Minnesota, dato che è stato quello il problema più grosso sul parquet.

Una volta risolta la questione coach, bisognerà fare una scelta sul futuro di Wiggins: dei tre giocatori attorno ai quali orbita la squadra, lui è quello più criticabile e criticato. Serve urgentemente prendere posizione, perché rimandare la decisione sempre di un anno è ormai inutile e inoltre, nonostante il suo contratto, l'ala di Minnesota è un giocatore interessante per eventuali trade per aggiudicarsi buoni giocatori dalla panchina oppure per portare a Minneapolis un giocatore di alto rango.

Ultima, ma non per importanza, è la questione panchina. I vari Jamal Crawford, Taj Gibson e Derrick Rose non hanno fatto male, ma sembra che manchi sempre qualcosa al roster dei T-Wolves, come se i giocatori fossero stati ingaggiati senza un senso, solamente per portare dei buoni nomi nella squadra. Un'idea vincente sarebbe quella di migliorare il supporting cast, magari studiando una strategia per ottimizzare i soldi adibiti agli stipendi dei giocatori allungando le rotazioni.

Tutte queste sono solo ipotesi: ciò che è importante sarà cambiare, con lo scopo di formare una mentalità che aiuti a perseguire i propri obiettivi. Solo studiando minuziosamente tutte le componenti del sistema c'è la possibilità di raggiungere il livello di squadre come gli Warriors e i Rockets, che per ora sembrano, francamente, inarrivabili.

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