Boston Celtics

La forza delle parole: Kyrie Irving e la responsabilità della vittoria

Le parole di Kyrie Irving nella locker room biancoverde hanno scosso i Boston Celtics, pronti a rendere giustizia al proprio leader.

Antonello Brindisi
19.04.2018 19:49

Nonostante il grande rammarico per la mancata partecipazione alla postseason, Kyrie Irving ha mostrato ancora una volta lo straordinario processo di crescita caratteriale intrapreso nella realtà del Massachusetts, rendendosi protagonista di un toccante discorso motivazionale nei confronti dei propri compagni di squadra. L’epiteto occorso agli albori del confronto tra i Celtics e i Buks e svelato in coro da Al Horford, Terry Rozier e Shane Larkin, rivela così il pieno compimento di quella leadership richiesta a gran voce da Uncle Drew la scorsa estate, consegnando alla franchigia biancoverde un fuoriclasse ormai pienamente consapevole delle proprie responsabilità.

L’estenuante ricerca della propria Mamba Mentality sembra infatti aver trovato il proprio corso nella sbalorditiva presa di coscienza del numero undici di Boston, pronto ad esercitare il proprio carisma tanto nelle continue sfide sul parquet quanto nel delicato confronto emotivo del giovane roster dei Celtics. Proprio il rapporto ciceroniano plasmato con i giovani compagni di squadra sembra aver perfezionato l’ego di Kyrie Irving, pronto ad esercitare una marcata influenza culturale nel futuro della gloriosa storia del TD Garden (ripercorrendo così il processo attuato da Kobe Bryant nei Los Angeles Lakers).

L’assoluta necessità di dover crescere mentalmente oltre che guidare tatticamente i vari Jayson Tatum, Jaylen Brown e Terry Rozier sembra aver donato ad Uncle Drew quell’identità di gruppo che da sempre caratterizza le più grandi imprese dei Celtics (ultima in ordine cronologico, la cultura dell’Ubuntu introdotta da Doc Rivers), prontamente restaurata e reintrodotta dall’acume tattico di coach Brad Stevens. Dopo la consacrazione al titolo di uomo-franchigia ottenuta sul parquet, Kyrie Irving sembra aver raggiunto ormai il pieno controllo emotivo della propria squadra, fornendo così un continuo supporto a 360° nel processo di crescita introdotto dal proprio allenatore. Pur essendo costretto al forfait sul campo, il talento da Melbourne rappresenta quindi il vero artefice della grande risposta offerta dalla compagine biancoverde in queste prime battute della lunga postseason NBA.

Il primo sostenitore della grande influenza generata da Kyrie Irving è proprio Terry Rozier, principale allievo e ad oggi, sostituto di Uncle Drew, pronto a consacrare pubblicamente il proprio maestro:

“Kyrie è il nostro punto di riferimento anche quando non può aiutarci sul parquet. E’ il nostro leader perché riesce a trasmettere l’energia che ha dentro a tutti noi. Prima della serie con i Bucks ci ha inviato molti messaggi, ci ha caricato per affrontare il nostro destino. Per me è fondamentale avere il suo supporto, se oggi sono uno dei protagonisti di questa postseason è merito suo. I suoi consigli ci aiutano a crescere e ad affrontare il futuro senza alcun timore”.

Shane Larkin ha successivamente svelato il contenuto del primo messaggio inoltrato da Irving all’intero roster biancoverde:

“Ci ha detto cosa dovevamo aspettarci dalla serie contro i Bucks, ci ha preparato ad affrontare le difficoltà e ci ha ricordato il nostro percorso fino ad oggi. Abbiamo in squadra molti giovani ragazzi che non avevano mai affrontato una serie dei Playoffs in carriera, lui ci ha donato quella preparazione mentale che ci mancava! Ha detto che nonostante le proprie difficoltà condividerà le proprie energie con noi, spingendoci con la propria esperienza verso i traguardi che avevamo fissato ad inizio stagione. Non importa se non può aiutarci sul parquet, Kyrie combatterà comunque al nostro fianco”.

Successivamente Al Horford ha sentenziato il discorso introdotto da Rozier, sottolineando la centralità di Irving nella crescita del giovane gruppo dei Celtics, analizzando dapprima le esigenze tecniche del roster biancoverde in questi Playoffs, concludendo successivamente la propria riflessione con un grande attestato di stima personale nei confronti del numero undici di Boston:

“Kyrie si è preoccupato di rincuorare i giovani incitandoli a credere nelle proprie capacità, gli ha detto di non pensare alla sua defezione e di giocare al massimo delle loro capacità. Penso che il messaggio sia stato recepito alla perfezione. Ci ha donato la giusta carica emotiva per affrontare la postseason, il suo pensiero conta molto per noi. Ha detto di non pensare alla sua assenza perché tornerà al più presto a dare il suo contributo sul parquet. Ora è importante dimostrare il nostro valore senza Kyrie sul parquet”.

“E’ una grandissima perdita per noi e unita alle assenze di Gordon, Marcus e Daniel ha decisamente frenato la nostra stagione. Ora dobbiamo essere bravi a stringere i denti e giocare al massimo potenziale nonostante le esigue rotazioni in panchina. Possiamo arrivare in alto nel presente, non dobbiamo pensare al futuro!”.

“Stiamo parlando di un campione assoluto sul parquet e di una mentalità vincente nella vita della locker room. Se oggi siamo qui è per merito di Kyrie che ci dona quotidianamente la sua fame di vittorie. Sono convinto che tornerà presto e a quel punto tutto sarà più semplice. Sono contento ed orgoglioso di giocare con lui, è uno stimolo per tutti noi”.

In attesa di poter calcare nuovamente il parquet del TD Garden nella prossima preseason, Kyrie Irving è pronto a donare la propria Mamba Mentality al tanto orgoglioso quanto sorprendente roster biancoverde. A prescindere dal risultato di questi giovani Celtics, Uncle Drew sembra aver conquistato con assoluto merito il tanto ambito traguardo fissato all’inizio di questa stagione: diventare l’anima di Boston.

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