Timeout

TIMEOUT | Michael Beasley: life can not B-Easy

Alberto Pacini
13.03.2018 19:17

Cleveland, 26 dicembre 2010.

La partita che sta per andare in scena non è certamente tra le più appetibili in circolazione, si stanno per affrontare due tra le peggiori squadre della stagione, in un match che non attira grandi attenzioni da nessuno. La squadra di casa si trova ad affrontare il primo anno dopo 'The Decision' di LeBron James di trasferirsi in Florida per giocare con gli Heat, ma non è toccata certo miglior sorte ai Minnesota Timberwolves, che dopo l'addio di Kevin Garnett due stagioni prima, non sono ancora stati in grado di rialzarsi.

Le presenze di Mo Williams da una parte e di Kevin Love dall'altra non bastano a indirizzare il match in nessuna delle due direzioni, e si ha la percezione che ci sia bisogno di qualcosa di più. In una serata nera per Varejao, il jolly lo pescano i Timberwolves, trovando in Michael Beasley il salvatore della patria: 22 punti nel primo tempo, con ottime percentuali e nessun errore dalla lunga distanza. E' proprio dopo i suoi ultimi tre punti arrivati nella prima frazione, che Cleveland si vede costretta, essendo stata rimontata e superata nel punteggio, a chiamare TIMEOUT!

I giocatori si dirigono verso le rispettive panchine, in un clima veramente povero di emozioni. Questo sembra non interessare a Beasley, che si ferma a guardare i tabelloni, cosciente della gran partita che sta disputando. Disinteressato, distaccato, quasi indolente alle parole del coach, e questa si può tranquillamente intendere anche come la metafora della sua vita.

Per cercare di comprendere il personaggio, e possiamo assicurare che è quasi impossibile, è necessario partire da lontano. Esattamente da quando era un normale ragazzo che frequentava l'high school, come è facile intuire, con scarsi risultati. Si, normale. I genitori sono costretti a spostarlo in sei scuole differenti perché nessuno lo voleva nei paraggi. Il momento più enigmatico è probabilmente quando venne cacciato dalla Oak Hill Academy perché ebbe la brillante idea di imbrattare completamente la macchina del preside con una bomboletta spray.

A chi gli chiede quali fossero le sue aspirazioni a quell'età, lui risponde di aver sempre sognato di fare l'avvocato, in quanto da sempre affascinato dal mondo della giustizia. Come vedremo in tribunale ci finirà, ma non propriamente come immaginava da piccolo. Michael però è molto fortunato, madre natura gli ha donato un talento eccezionale nel giocare a basket, e quando si tratta di allacciarsi le scarpe e scendere in campo, non ce n'è per nessuno.

Le sue prestazioni non passano inosservate, il ragazzo si fa un nome e viene subito etichettato come miglior prospetto di tutta la nazione. Sul parquet è di gran lunga il più forte di tutti, ma è al di fuori di esso che nascono i problemi. Al ragazzo piace divertirsi, ma spesso e volentieri spingendosi un po' oltre e questo, una volta entrato in NBA, con i riflettori puntati addosso 24 ore su 24, non è più accettabile.

Al Draft se lo aggiudicano i Miami Heat, convinti di essersi assicurati la nuova stella attorno alla quale costruire la squadra, salvo poi dover fare i conti con la vita sregolata di B-Easy. Ancor prima di debuttare nella Lega, viene incastrato dalla polizia in camera di albergo con due compagni di squadra a fumare marijuana in quantità piuttosto sostanziose. Come mai la polizia fece irruzione nella stanza? I tre fumavano sdraiati sul letto, esattamente sotto il sensore antincendio, che chiaramente fece scattare l'allarme.

L'inizio di carriera di Beasley è estremamente altalenante, fondamentalmente perché gioca solo quando ne ha voglia, si accende quando vuole lui, sembrando quasi annoiato a tratti. Al college si era fatto notare anche per un atletismo fuori dalla norma, un fisico potente e allo stesso tempo esplosivo, ma quando arriva in NBA sembra che la palestra non faccia più per lui, cura molto poco il suo fisico, i muscoli si sgonfiano e chiaramente non riesce più a tenere il ritmo, in una lega che fa della tenuta fisica uno dei maggiori punti di forza.

Fuori dal campo non va meglio, continuano i problemi con la legge, in quanto viene accusato di molestie sessuali e rapimento ai danni di una ragazza. Come se non bastasse, viene fermato mentre viaggiava a 115 km/h in una zona dove il limite massimo consentito era di 70 km/h. Una volta abbassato il finestrino, dall'interno dell'abitacolo esce una densa nube di fumo che sprigiona un fortissimo odore di erba. Ancora lei, ancora la "maria".

Inutile dire che a B-Easy verrà revocata la patente, ma le autorità, in accordo con i Miami Heat, decideranno anche di farlo entrare in un centro di riabilitazione. In questo momento Michael sta affrontando, senza ombra di dubbio, il periodo più complicato della sua carriera. Verrà etichettato come "boost", come fallito, come non adatto a stare in NBA.

Il momento della rivalsa arriva con il trasferimento ai Minnesota Timberwolves, dove cerca continuità e spazio lontano dai riflettori. Dopo un'annata tutto sommato tranquilla, i problemi riaffiorano l'estate successiva. Kevin Durant, suo grande amico di infanzia, lo invita a partecipare ad un torneo di beneficenza che si sarebbe svolto in un playground di New York.

Nel corso di un match, dove i due stavano intrattenendo il pubblico a suon di schiacciate e giocate spettacolari, Beasley si trova a contatto con un tifoso che lo offende e lo provoca per tutta la durata del match. La prima volta fa finta di niente, la seconda anche, la terza pure, ma alla quarta lascia la palla e gli salta addosso, colpendo l'ingenuo spettatore in pieno volto. Partita sospesa, torneo rovinato e ancora una volta tutti gli occhi addosso.

Le controversie per Beasley continueranno ancora, fino a quando i problemi con la legge e soprattutto con la droga, saranno tali da costringerlo ad abbandonare la NBA e volare in Cina. Là troverà per la prima volta serenità, riuscendo anche a riscoprirsi come giocatore, urlando al mondo di essere cambiato. In un'intervista, alla domanda del giornalista su cosa avesse provocato questa trasformazione in lui, risponde molto candidamente:

"Perché sono cresciuto? Non ne ho idea fratello, è la vita. Mi prendo cura dei miei bambini ogni giorno, la mattina li porto a scuola e talvolta li vado anche a riprendere quando mia moglie è troppo stanca. Penso alla famiglia, insomma, ho imparato a pulirmi il culo da solo"

Timeout terminato, i giocatori rientrano in campo. La partita proseguirà con alti e bassi, ma si arriverà al termine con il punteggio in equilibrio. Quando mancano 10.6 secondi sul cronometro, Cleveland è avanti 97-96, ma il possesso è di Minnesota. Beasley, che adesso ha 26 punti, è andato a segno solamente due volte nella seconda frazione ed ha sbagliato ognuno dei suoi ultimi cinque tiri. Quando però si arriva a designare l'azione per vincere la partita, coach Rambis decide di affidare l'ultimo tiro proprio a B-Easy.

Rimessa in gioco per lui, si prende un attimo per organizzare le idee ed attacca il canestro. crossover che ghiaccia il difensore, cambio di mano in corsa e palla in fondo alla retina. Minnesota vince, ma Michael non muove un muscolo. Nessuna espressione, nessun gesto, probabilmente lui lo sapeva ancor prima di ricevere il pallone che alla fine sarebbe andata così, la vita gli ha insegnato che quando ha voglia può fare ciò che vuole col pallone tra le mani. Cosa sarebbe potuto diventare? Chi può saperlo. Noi, per rimanere in tema, ci avvaliamo della facoltà di non rispondere.

Commenti

Il filo sottile che lega Iverson ad Embiid e Simmons: la sfrontatezza e le Finals?
San Antonio fuori dai playoffs: fermi tutti arriva Kawhi Leonard!