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Motor City accende le luci della ribalta: i Bad Boys sono tornati!

Antonello Brindisi
01.12.2017 13:04
Il grande inizio di stagione dei Detroit Pistons (14-6 in queste prime 20 partite), sembra aver finalmente propiziato nella Motor City quel processo di rinnovamento a lungo inseguito l'anno passato. L'attenta gestione tecnica di coach Stan Van Gundy ha rivalutato "i tre tenori" della squadra (Andre Drummond, Reggie Jackson e Tobias Harris), trasformando così la franchigia del Michigan da una realtà di metà classifica della Eastern Conference (37-45 nel corso della passata stagione, record utile per il 10° posto), in una potenziale "mina vagante" della prossima postseason. Nonostante l'eccellente stato di forma dei propri uomini (la recente vittoria ottenuta al TD Garden di Boston per 118 a 108 contro i Celtics ne è la conferma), il vulcanico allenatore statunitense ha manifestato più di una perplessità sulle reali prospettive del proprio roster, tentando così di allontanare il più possibile la pressione della aspettative generata dai media, condizione che, soprattutto nella passata stagione, ha drasticamente  ridimensionato gli elementi cardine della squadra:

"Secondo il mio parere, i media americani stanno correndo un po' troppo con le previsioni. Io non sono così ottimista. Stiamo giocando molto bene è vero, i progressi sono evidenti e molti elementi hanno ritrovato la forma migliore ma abbiamo disputato solamente 20 partite, troppo poco per poter giudicare. Dobbiamo rimanere uniti nello spogliatoio e concentrati sul parquet per evitare di ripetere ancora lo stesso errore. Non siamo ancora pronti a lottare con le grandi realtà".

Il simbolo di questo "chiaroscuro" è con ogni probabilità Reggie Jackson, esempio concreto delle travagliata rinascita della Motor City. Due anni fa il playmaker ventisettenne sfiorò la convocazione all'All Star Game con delle prestazioni da leader tecnico e carismatico dei Pistons, un apporto talmente determinante da convincere la dirigenza di Detroit a "blindarlo" con un contratto da 80 milioni in 5 anni. Nella scorsa stagione invece, "oppresso" dal peso delle aspettative, l'ex Oklahoma City Thunder ha manifestato una profonda "involuzione" sia nella gestione della palla che nell'apporto personale. Al contrario, la stagione tutt'ora in corso sembra poter rendere giustizia al talento di Reggie Jackson, autore di 15.8 ppg, 2.9 rpg, 5.9 apg di media in queste primo scorcio di stagione. Il pubblico della Little Caesar Arena sembra ora poter contare sul proprio beniamino, apparso sensibilmente più esperto e consapevole del proprio ruolo:

"L'anno scorso abbiamo commesso l'errore di caricarci troppe responsabilità sulle spalle. Ci siamo preoccupati di raggiungere i nostri obbiettivi senza considerarci a vicenda, puntando solo sulle nostre capacità individuali. Questo è il motivo per cui abbiamo deluso le aspettative dei tifosi. Quest'anno è tutto diverso, abbiamo imparato molto dagli errori passati e stiamo affrontando la stagione con un nuovo spirito. Abbiamo nuovi compagni, un nuovo entusiasmo e una nuova energia nello spogliatoio. Parliamo e ci confrontiamo tra noi giorno dopo giorno senza pensare all'obbiettivo finale. Ora il nostro obbiettivo è migliorarci quotidianamente, se continueremo su questa strada a fine stagione potremo vedere chi siamo veramente".

Le parole di Jackson sembrano così poter racchiudere il grande impegno e la ferma volontà della squadra di superare i propri limiti e trasformarsi così in una reale contender. Non è un caso quindi che i migliori presagi arrivino proprio dal "pilastro" della Motor City, Andre Drummond (14.3 ppg, 15.2 rpg, 1.2 bpg, 1.5 spg nel corso di questa stagione). Il pivot dei Pistons si è applicato con profonda abnegazione per migliorare la meccanica di tiro durante il workout estivo (clicca qui per saperne di più),correggendo così le pessime statistiche dalla lunetta. La percentuale di realizzazione è infatti arrivata al 61.8%, una crescita incredibile se si considera il divario di 23 punti di media rispetto alla precedente annata. Proprio Reggie Jackson e Stan Van Gundy hanno sottolineato i progressi del numero zero di Detroit, lodandone l'approccio mentale e ponendo l'accento sulla centralità del giocatore nel progetto futuro della franchigia del Michigan:

"Cerco sempre di ricordargli che ci sono bene o male solo 20 giocatori in grado di determinare una partita come lui. E' un giocatore incredibile ed un compagno di squadra su cui puoi fare sempre affidamento. Sono orgoglioso dei progressi che ha portato a termine e non vedo l'ora di poter vincere insieme a lui".

"Di certo il suo approccio è da vero vincente, si applica sempre duramente sia nell'allenamento che nel corso della partita. Penso che il suo apporto nei tiri liberi continuerà a migliorare, dando una grande aiuto al nostro lavoro. Nessuno dei miei giocatori è insostituibile ma bisogna ammettere che Andre riveste un ruolo di prim'ordine nei nostri schemi e nel nostro equilibrio all'interno dello spogliatoio".

Anche il "terzo violino" della squadra, Tobias Harris (19.1 ppg, 5.5 rpg, 1.7 apg fino ad ora) sembra poter trovare nell'entusiasmo collettivo, "la strada giusta" per potersi affermare definitivamente. Arrivato nella Motor City nel corso del 2016, Harris fu fortemente sponsorizzato dallo stesso Van Gundy per ricoprire il ruolo di "stretchy four man" con cui aprire il campo come fatto in passato con Rashard Lewis. Con ogni probabilità l'ex Orlando Magic rappresenta il vero "alfiere" dello scacchiere tattico dei Pistons, come sottolineato dallo stesso head coach:

"Tobias è capace di risolvere delle situazioni complicate senza alcuna esitazione data la sua completezza tecnica. Per questo è così difficile marcarlo ed è necessario chiudere qualsiasi possibilità di realizzazione. Harris può concludere dalla linea dei tre punti e penetrare l'area con la stessa efficacia. Sa dribblare e scaricare la palla con il giusto tempismo nonostante la grande forza atletica e può difendere allo stesso tempo il canestro. E' il nostro jolly, la nostra arma segreta nelle situazioni di maggiore esitazione".

Sembra quindi sempre più evidente che la "corretta medicina" per i Pistons risieda nel nuovo equilibrio tattico generato dalla proficua unione tra le stelle della franchigia e "i nuovi volti" del roster come Avery Bradley (giocatore arrivato in estate dai Boston Celtics, fino ad oggi capace di realizzare 16.8 ppg, 2.8 rpg, 2.0 apg e 1.5 spg di media in queste prime 20 partite) e Stanley Johnson (giovane profilo al suo terzo anno nel Michigan pronto ora a dare un seguito alle solide prestazioni portate a termine fino ad ora), autentici "collanti" dell'eccellente "rush iniziale" degli uomini di Van Gundy. La strada verso il successo appare ora nella Motor City come una lunga carreggiata da dover percorrere a tutta velocità, confidando nelle proprie capacità senza curarsi delle critiche provenienti dall'esterno. Una peculiarità di certo nota nel Michigan grazie ai leggendari "Bad Boys" del passato dei Pistons, Vedremo se Detroit riuscirà a trovare "forza emotiva" per proseguire il proprio cammino così da tornare finalmente protagonista nella Eastern Conference dopo i lontani fasti del 2004.

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