Houston Rockets

Houston Rockets: il rapporto segreto tra difesa e percentuali offensive

E' un dato di fatto: i Rockets difendono meglio quando tirano da 3 e tirano meglio quando alzano l'intensità difensiva

Riccardo Poletto
08.05.2018 16:14

Nella pallacanestro esistono delle parti del gioco che stanno tra loro in un evidente rapporto di causa-effetto: recupero e contropiede, passaggio e taglio, aiuto e recupero e via dicendo. Qualsiasi sia la squadra, qualsiasi sia il giocatore e qualsiasi sia la partita, è naturale che dopo una palla rubata arrivi un contropiede, oppure che dopo un aiuto difensivo avvenga un recupero dell'uomo che si è perso: tutto parte del meccanismo che fa funzionare lo sport.

Esistono poi, anche se sono meno ovvie, altre coppie di questo genere che però non valgono per chiunque in qualunque contesto. Insomma, a seconda della maniera di giocare di una determinata squadra, questa sviluppa dei rapporti di causa-effetto tra sfaccettature del gioco che hanno poco a che fare tra di loro. I Cleveland Cavaliers, ad esempio, grazie alle qualità di Kevin Love hanno creato la coppia rimbalzo difensivo-outlet pass: dopo aver preso la palla, la prima cosa da fare per i Cavs è girarsi e guardare se c'è un compagno libero in contropiede che possa ricevere un passaggio in stile baseball (esempio in foto). Semplice da capire, ma non facile da pensare, è questa la caratteristica fondamentale delle inusuali coppie di cui stiamo parlando.

Nel caso degli Houston Rockets, il gioco gira intorno alla coppia difesa-tiro da 3. Premessa: il gioco di Mike D'Antoni è basato al 99% sulla conclusione da fuori dall'arco, e perciò che uno dei due termini sia proprio il tiro pesante non deve sorprendere, ma non è esattamente una consuetudine parlare di difesa in questo ambito, perché non si intende tanto il recupero dei palloni che porta ad una transizione veloce, ma si parla proprio di difesa schierata. E' un dato di fatto che quando Houston tira meglio, mette più intensità nella protezione del proprio canestro.

E a dirlo non siamo noi, ma sono i numeri. In questi due turni iniziali dei playoffs Houston ha perso solo due partite, una contro Minnesota e una contro Utah. Le cifre sono molto diverse a seconda dell'esito degli scontri: quando i Rockets hanno vinto (e questo è successo 7 volte), i punti subiti in media sono stati 94.6 (91.7 contro i Jazz, 96.8 contro i T-Wolves) con una percentuale al tiro da 3 del 35%; quando invece ci sono state le due sconfitte i punti subiti sono stati 118.5 (116 contro Utah, 121 contro Minnesota) e la percentuale da fuori dall'arco è stata del 32%. Ovvio, tre punti percentuali non sono un abisso, ma resta il fatto che per una squadra che fa un uso spropositato del tiro pesante non sono pochi, e un 3% in più può cambiare le carte in tavola e dare più fiducia ad una squadra che ha tra le sue fila moltissimi tiratori.

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: ma sono le alte percentuali a servire da motore per la difesa o viceversa?

In realtà sarebbero giuste entrambe le risposte. Vedetela come se fosse una sorta di ciclo: tirando bene da 3 c'è più tempo per ripiegare, salgono l'entusiasmo e l'intensità, e di conseguenza si difende meglio. Un comportamento del genere si tramuta sull'altro lato del campo in ritmo: come la squadra si muove bene in difesa, così si muoverà bene in attacco, facendo girare la palla e facendola passare per le mani di tutti quanti. Non a caso "ball takes energy" è il motto di coach D'Antoni, frase sulla quale si costruisce la maggior parte del gioco vincente degli Houston Rockets.

Questa interdipendenza tra la fase difensiva e la qualità del tiro si è dimostrata per ora un fattore positivo nella post-season. L'attacco dei Jazz, così come quello dei Timberwolves, non è decisamente il miglior attacco NBA, e perciò viene quasi semplice difendere in modo da mettersi in ritmo per l'attacco. Così come la difesa di Minnesota non è mai stata all'altezza dell'attacco di Houston, e nemmeno Utah sta riuscendo ad arginarlo: il risultato sono le buone percentuali che, come abbiamo visto, aiutano nella già efficiente difesa.

Ma questo sistema potrà essere ancora efficace in un'ipotetica serie contro i Golden State Warriors? L'attacco dei gialloblù è nettamente migliore di quello delle due precedenti rivali dei texani, cosa che renderebbe molto più complicato il discorso difensivo e, seguendo il ragionamento, anche quello offensivo. Insomma, una maniera di giocare tanto soddisfacente quanto richiosa: un'arma a doppio taglio di cui sarà interessante vedere i risultati.

 

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