Los Angeles Lakers

Il viale dei rimorsi: Isaiah Thomas deve fare un passo indietro?

I limiti imposti dal proprio corpo e la strenua difesa del proprio status da All-Star sembrano aver drasticamente ridimensionato il valore del piccolo grande uomo.

Antonello Brindisi
26.04.2018 19:24

Alla stregua di un barometro impazzito, la carriera di Isaiah Thomas sembra ormai precipitata in una profonda depressione tattica pronta a spazzare via le ambizioni personali del piccolo grande uomo. Nonostante il recente fallimento con i Cleveland Cavaliers e le evidenti difficoltà emotive patite tra le fila dei Los Angeles Lakers, il giocatore continua a rivendicare il proprio valore tecnico, limitando di fatto le possibilità di un pieno riscatto nella stagione 2018/19. Le richieste contrattuali poste dall’attuale playmaker dei Lakers (Thomas ha più volte preteso il massimo salariale dopo la grande stagione vissuta a Boston) e la difficile collocazione sul parquet imposta dalle precise esigenze tattiche della point-guard statunitense, appaiono ora come un grande deterrente per la maggior parte delle franchigie NBA.

Così dunque quello stesso Isaiah Thomas che, rivestito della storica resilienza biancoverde, incantava l’intero panorama NBA nella stagione 2016/17, sembra ora essersi trasformato in un autentico paradosso cestistico. Sarebbe dunque opportuno comprendere quale sia effettivamente la reale dimensione del playmaker gialloviola per poter giudicare il valore del giocatore. Lo scetticismo dei vari G.M. nasce infatti dalla assoluta centralità richiesta dal ventinovenne statunitense all’interno di un progetto tecnico.

A prescindere dal reiterato infortunio all’anca (problema ormai smaltito nel corso della stagione), le qualità offensive di Isaiah Thomas non sono certo in discussione. Nelle vesti di principale realizzatore della propria squadra, il giocatore ha più volte dimostrato di poter trascinare i propri compagni, adempiendo costantemente alle pesanti responsabilità richieste. Il problema è che per portare a termine il proprio compito, il piccolo grande uomo ha bisogno necessariamente di un complicato mix di empatia e fiducia da parte dei propri compagni, tanto sul parquet quanto nella locker room. In una sola parola, Chemistry:

"Ho solamente bisogno di una squadra che mi faccia sentire il suo amore e la sua fiducia!"

Quell’alchimia di gruppo che evidentemente mancata nel corso della sfortunata esperienza in Ohio, momento in cui le forti esigenze di Thomas si sono palesati a 360°. La causa principale è ovviamente la presenza di LeBron James, non tanto negli equilibri interni allo spogliatoio (situazione piuttosto scontata dato lo spessore di The Choosen One), quanto per la libertà d’azione concessa sul parquet. Una difficile convivenza che si è palesata soprattutto nel numero di palloni toccati e smistati sul campo. La già citata fiducia nei propri mezzi, per quanto concerne Isaiah Thomas, passa infatti attraverso la grande partecipazione del playmaker nella fase offensiva della propria squadra. Dovendo convivere forzatamente con un accentratore di gioco come il Re, l’ex fuoriclasse dei Celtics si è visto costretto a ridurre sensibilmente il numero di palloni giocati, scesi dal consueto 85.1 % ad un ben più basso 60.9 % nei 33.8 minuti d media a partita concessi da coach Tyronn Lue.

Rinunciando a quel fondamentale 24.1% nell’attacco dei Wine & Gold, Isaiah Thomas non è riuscito a prendere in mano le chiavi del gioco, risultando spesso un elemento a se stante. Come se non bastasse, l’altalenante protagonismo offensivo ha portato alla luce l’inconsistente apporto difensivo del giocatore, frenato ovviamente dagli evidenti limiti fisici (175 cm per 84 kg). Investito a sorpresa dagli inediti compiti nella fase di contenimento, il folletto gialloviola ha mostrato di conseguenza un volto monodimensionale troppo pretenzioso per essere supportato all’interno di uno starting-five di valore.

La soluzione sarebbe l’eventuale passo indietro della point-guard, pronta ad accettare anche un ruolo più consono all’equilibrio tattico della propria squadra, tornando a vestire i già noti panni da 6° uomo. Una possibilità già palesata dalla dirigenza dei Lakers che, al momento, ha riscontrato una forte disapprovazione da parte di Thomas, determinato nel battere il pugno sul banco della meritocrazia. L’ex King in the Fourth del TD Garden rischia dunque di veder scemare l’ultima grande possibilità della propria carriera a causa di quel carattere coriaceo e inflessibile che ha sempre contraddistinto le gesta del coraggioso talento da Washington.

L’ago della bilancia nel futuro di Isaiah Thomas è rappresentato ancora una volta dai Celtics, o meglio ancora da coach Brad Stevens. Il giovane capo-allenatore dei biancoverdi è, ad oggi, l’unico tecnico che sia mai riuscito a sfruttare costantemente il pieno potenziale dell’ex numero quattro di Boston, calibrando sulle esigenze del giocatore l’intera fase offensiva della propria squadra. Una strategia vincente che ha donato la giusta libertà d’azione al killer instinct di Thomas, sgravato da ogni compito difensivo grazie all’eccelsa copertura di Jae Crowder, Marcus Smart e Avery Bradley. Non avendo a disposizione un accentratore di gioco, il sistema di Brad Stevens poteva dunque affidarsi senza alcun rimorso al talento del proprio playmaker, offrendo di conseguenza una copertura incondizionata alle gesta del proprio finalizzatore.

L’unica risposta possibile all’intransigenza espressa recentemente da Isaiah Thomas è racchiusa in una franchigia disposta a plasmare la propria filosofia di gioco sulle caratteristiche del giocatore come fatto precedentemente dai Celtics. La franchigia del Massachusetts, immersa nella crescita del rinnovato roster, al momento non sembra intenzionata a riabbracciare il proprio figliol prodigo e difficilmente le nuove realtà in ascesa come i Philadelphia 76ers, gli Indiana Pacers o i Minnesota Timberwolves sembrano intenzionate ad offrire le dovute garanzie all’ambiziosa point-guard.

Vedremo se nell’attesa di un’insperata chiamata, Isaiah Thomas sarà capace di mettere da parte il proprio orgoglio e considerare realmente le proprie opportunità, così da non gettare al vento una vita densa di sacrifici e passioni, meritevole sicuramente di un’adeguata cornice di riconoscenza. Per salvare il proprio futuro, il generoso folletto gialloviola dovrà quindi partire alla ricerca di se stesso, guidato dalla saggia luce dell’umiltà.

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