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La strana stagione degli Charlotte Hornets

24.12.2017 11:50
Se c'è una cosa che nella vita provoca un senso di rabbia e di frustrazione è l'aspettativa, quella sensazione che ti fa rimanere col fiato sospeso nella speranza che tutto andrà bene, ma che se non viene ripagata crea sentimenti negativi. Gli stessi che stanno affliggendo gli Charlotte Hornets fino a questo punto della loro travagliata stagione. E l'aspettativa sulla squadra di coach Steve Clifford da cosa era data? Andando per ordine, è giusto sottolineare come questa compagine stia alternando da qualche anno buone prestazioni a crolli apparentemente inspiegabili, e proprio a causa di questo la loro apparizione ai playoffs è come una luce ad intermittenza, che però l'anno scorso è rimasta spenta. Questa estate ci sono stati movimenti di mercato che hanno permesso di acquistare Dwight Howard, vero e proprio colpo ad effetto. Nonostante i problemi che l'ex centro dei Los Angeles Lakers sta avendo ed ha avuto da parecchio tempo (fisici e di conseguenza di rendimento) non si può parlare di una superstar, ma comunque è un usato sicuro che porta sempre molta quantità e molti rimbalzi. Il fatto che da giovane sembrava essere destinato a diventare un crack è un'altra storia. A proposito di aspettative. Tornando a Charlotte, la franchigia può quindi contare su un terzetto di giocatori di tutto rispetto (Dwight Howard, Kemba Walker e Nicolas Batum) e l'aggiunta di un sesto uomo che assicura continuità di rendimento in uscita dalla panchina, ovvero Cody Zeller, che è stato spostato nelle seconde linee proprio dopo l'acquisizione di Howard. Il primo violino resta comunque Walker, che garantisce sempre un apporto di punti importante (le sue medie si alzando di stagione in stagione e il picco è stato raggiunto nella scorsa, con 23.2 punti di media) e si porta con lui un dato interessante: nella stagione appena passata l'offensive rating senza di lui in campo faticava ad arrivare a 100, con lui invece raggiungeva i 109. Ma dopo questa promettente introduzione, il presente è molto più buio: la franchigia è relegata al 12esimo posto nella Eastern Conference ed ha un record di 12-21 che non fa ben sperare. Cosa può essere successo? Il vero problema fino ad ora sembra essere la panchina (che a dire il vero ha condizionato molto anche le annate passate): per dare rilevanza a questa tesi ci viene in aiuto una statistica di qualche giorno fa, che risale alla partita persa contro i Miami Heat. In questo incontro tutti e 5 i giocatori del quintetto si trovavano nella colonna dei plus, invece tutte e 6 le riserve impiegate erano relegate nella colonna del minus. Questo è più di un indizio, è una prova, e dato che in una partita dell'NBA non possono giocare sempre gli stessi giocatori è anche un problema. Charlotte ha dimostrato di poter perdere partite quasi esclusivamente per colpa dei subentrati, che non stanno dimostrando di essere all'altezza: Frank Kaminsky ad esempio è stato scelto per il suo essere un tiratore, ma contro gli Heat ha sparato a salve (solo 3 su 11 dal campo). Malik Monk ha potenziale, ma lascia a desiderare in difesa. Invece Michael Carter-Williams ha buoni doti difensive ma offensivamente non è un fattore. Cody Zeller, come già detto, è un ottimo sesto uomo ma è infortunato. La buona notizia per gli Hornets è che in NBA ci sono moltissime partite e dunque il tempo per rimediare c'è sempre, e anche il roster possiede comunque talento aldilà del rendimento fino ad ora basso della second unit. Starà a coach Clifford cercare di amalgamare titolari e riserve in modo da non subire passivi importanti, per risalire la classifica e non rimanere con quell'amaro in bocca che solo un aprile senza playoffs e un'aspettativa non ripagata potrebbero regalare.

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