Boston Celtics

Jayson Tatum: un predestinato dal sangue biancoverde!

Davanti a storici record infranti e all’opinione di illustri campioni, il rookie dei Celtcis e pronto a riscrivere la storia del TD Garden.

Antonello Brindisi
07.05.2018 18:04

L’incredibile ascesa di Jayson Tatum continua ad incantare l’intero panorama NBA grazie ad una impensabile continuità di rendimento e soprattutto, un’innata tranquillità nell’affrontare i momenti cruciali della stagione biancoverde (realtà chiamata ad una stoica impresa negli attuali Playoffs 2018 dopo le pesanti defezioni di Kyrie Irving e Gordon Hayward). Nonostante l’assenza dei principali interpreti del gioco proposto sul parquet da coach Brad Stevens, il talentuoso rookie dei Celtics si è imposto, partita dopo partita, come un autentico comprimario dei due volti principali della franchigia, svelando dunque un valore assoluto che va ben oltre le consuete aspettative riposte nei rookie di talento.

Jayson Tatum è a tutti gli effetti un autentico predestinato, pronto ad incarnare le vesti di assoluto protagonista del prossimo futuro dei Celtics. Proprio l’autorevole confronto posto con una delle principali leggende biancoverdi, Larry Bird, sembra aver consacrato definitivamente lo status cestistico del precoce ventenne ex Duke University, autore di un prestigioso record strappato proprio all’inarrivabile The Legend. Nella storia di Boston, il numero zero è ora il 1° rookie ad aver segnato consecutivamente almeno 20 punti in 5 o più partite dei Playoffs. Un effige raggiunta nella fatidica gara3 giocata al Wells Fargo Center di Philadelphia, dove la mentalità vincente di Tatum è risultata quantomai fondamentale agli uomini di Brad Stevens per strappare un importantissimo successo in trasferta, consolidando dunque il fattore campo a proprio favore con un perentorio 3 a 0.

Proprio Brad Stevens si è dilungato recentemente sulla straordinaria crescita proposta da Jayson Tatum, rivelando un mix di stupore ed orgoglio propriamente consone ad una figura genitoriale piuttosto che ad un semplice allenatore NBA:

“Sapevamo quale fosse il reale valore di Jayson sin dal primo momento in cui lo abbiamo selezionato al Draft. E’ un giocatore molto prezioso, perfettamente in linea con la duttilità tattica proposta in questi anni in NBA. E’ un ragazzo intelligente ed un giocatore dal grande talento, riesce ad adattarsi perfettamente a più ruoli sul parquet e rappresenta l’elemento congeniale per la gran parte dei suoi compagni di squadra. Voglio godermi la crescita di questo ragazzo, è incredibile, probabilmente è un predestinato”.

“La reazione che Jayson ha proposto dopo l’infortunio di Gordon è qualcosa di indescrivibile, è riuscito a calarsi immediatamente nel ruolo del proprio compagno, garantendo sempre un rendimento solido e costante. Probabilmente è il giocatore che ha mostrato maggiore affetto e altrettanto rispetto verso Hayward, pronto a garantire delle prestazioni assolute per donare la necessaria tranquillità al proprio compagno. Come se non bastasse, dopo la defezione di Kyrie, Tatum ha ricoperto con altrettanta serenità e naturalezza le vesti del leader, consapevole di poter guidare la squadra verso una postseason di livello senza l’apporto del nostro giocatore chiave”.

“Non avevo mai visto una crescita così grande in una condizione tattica altrettanto difficile. Quel ragazzino è speciale credetemi, continuerà a stupirvi ancora a lungo e credo che scriverà presto una nuova pagina nella storia di questa gloriosa franchigia”.

Non sono solo le 5 partite della postseason chiuse con una media di 23 ppg (percentuale salita a 24.3 ppg nella 3 partite disputate fin qui contro i Sixers) ne l’incredibile 53% di realizzazione dal campo fatturato in queste Semifinali di Conference a spiegare il reale valore di Jayson Tatum, quanto quella innata forza mentale nel saper reagire alle avversità del momento, senza risultare limitato dall’incalzante pressione che consegue alla suddetta crescita mostrata sul parquet. La maturità e il cinismo cestistico mostrato dal rookie biancoverde in questi PO e, in particolar modo nella serie tutt’ora in corso con Philadelphia, appaino dunque incontrovertibili, pronti a catapultare il giocatore nell’Olimpo dei campioni NBA.

Un giudizio avvalorato anche dalle parole di Julius Erving, indimenticabile icona dei Sixers, pronta a rendere merito alle qualità tecniche e mentali mostrate dal ragazzo del Missouri (per la precisione Saint Louis):

“Con ogni probabilità Jayson Tatum doveva essere la 1° scelta del Draft, ha delle capacità certo non comuni. Penso che farà molta strada in NBA, possiede la giusta mentalità per perseguire i propri obbiettivi. E’ un vincente e si vede, i Celtics sono fortunati ad avere tra le mani un giocatore dal cosi grande potenziale. Sono stati bravi a credere nelle sue capacità ed ora ne stanno traendo i dovuti benefici”.

Anche se per i più maliziosi, le parole di Dr. J suonano come una sorta di spartiacque nella corsa al Rookie of the Year, limitare il lavoro svolto da Jayson Tatum in questa stagione al mero confronto con l’astro dei Sixers, Ben Simmons, appare piuttosto riduttivo. La strada tracciata dal rookie dei Celtics esula infatti dal conclamato testa a testa con il talento di Philadelphia, sfociando in un ben più radicato processo generazionale nel glorioso passato del TD Garden. A prescindere dal recente confronto con Larry Bird, il numero zero di Boston sembra destinato a ripercorrere le gesta di un altro simbolo biancoverde, Paul Pierce. Anche se azzardato, il confronto con lo storico capitano dei Big Three sembra poter offrire una concreta evoluzione grazie a due caratteristiche condivise: la solidità mentale e la grande propensione nel trovare il canestro con un vasto repertorio offensivo.

La principale differenza tra The Truth e Jayson Tatum, oltre l’esperienza ovviamente, è la leadership espressa sul parquet, caratteristica in cui Paul Pierce spiccava particolarmente e che il rookie biancoverde, dovrà apprendere pazientemente nel corso delle prossime stagioni dai vari Kyrie Irving, Al Horford e Gordon Hayward. Grazie al proficuo sistema di gioco creato da coach Brad Stevens, il talento biancoverde può vantare a proprio favore un equilibrio tattico propenso a sottolineare le qualità cestistiche in suo possesso. Non è un mistero infatti che nel corso dei primi 2 anni a capo dei Celtics, l’attuale head coach si era reso protagonista di forti pressioni verso la dirigenza bostoniana, sottolineando l’assoluta necessità di un nutrito gruppo di giocatori capaci di poter ricoprire più ruoli, così da avere una spiccata duttilità tra il 2° e 3° spot del quintetto (shooting-guard e small-forward) e il 3° e 4° spot (small-forward e power-forward).

Uno scenario ideale che descrive perfettamente l’attuale roster dei Celtics e pone dunque Jayson Tatum nella miglior posizione possibile per implementare la propria crescita e mantenere fede alle grandi aspettative riposte in lui dai tanti tifosi bostoniani, il vero supporting-cast emotivo che accompagna il giocatore in tutte le prestazioni offerte dalla preseason ad oggi. Un connubio che propone l’ennesima prova di una perfetta conciliazione tra la cultura cestistica biancoverde e la filosofia di gioco di Jayson Tatum. La storia della franchigia del Massachusetts sembra dunque aver trovato il degno erede della propria dinastia.

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