San Antonio Spurs

I cinque capisaldi di Gregg Popovich: una guida per vincere tutto!

Antonello Brindisi
21.01.2018 12:11

[nextpage title="Introduzione" ]

Nel corso della lunga dinastia dei San Antonio Spurs, il tanto irascibile quanto ingegnoso Gregg Popovich non ha mai rilasciato un vero e proprio "manuale" sulla gestione di una franchigia NBA, tuttavia, nel corso dei 21 anni a capo dei nero-argento, il leggendario head coach statunitense ha esposto il proprio modus operandi, dando così l'occasione di poter riassumere in cinque punti cardine la propria filosofia manageriale. Per poter spiegare in maniera esaustiva il "peso specifico" della dinastia Spurs instaurata da Popovich, è necessario quantomeno menzionare i successi ottenuti nel corso degli anni dai texani: cinque titoli NBA (1999, 2003, 2005, 2007, 2014) conquistati sotto la maniacale gestione ventennale del leggendario allenatore (nel corso della gestione Popovich il resto delle franchigie NBA ha cambiato la guida della propria panchina 228 volte). Dalla stagione del 1997/98, ovvero da quando Gregg Popovich ha assunto a pieno potere la gestione della franchigia texana, gli Spurs hanno concluso la propria stagione con un record positivo in 20 occasioni consecutive (naturalmente si tratta di un record assoluto nella storia della National Basketball Association), perdendo questo status nel corso degli anni per 48 giorni. Nessuna franchigia è riuscita ad essere così costante in un arco temporale cosi grande. L'ascesa della carriera di Popovich è coincisa perfettamente con il desiderio dei vertici NBA di creare un sistema simile al Welfare Sate: l'assegnazione dei migliori talenti alle peggiori franchigie del momento tramite il Draft e la restrizione imposta alle squadre di testa tramite il salary cap. Sotto l'influenza costante di questo attento sistema di rotazione solo 8 franchigie oltre gli Spurs sono riuscite a vincere almeno un titolo NBA, senza però riuscire a rinnovarsi ciclicamente negli anni come fatto dagli "speroni". Con ogni probabilità, è questa la principale differenza che intercorre tra il sistema creato da San Antonio e i "cicli vincenti" imposti dalle altre squadre. Una differenza culturale perfettamente riassunta dalle parole di Jerry Colangelo, ex proprietario dei Phoenix Suns ed ex consigliere delegato degli USA Basketball, ovvero l'uomo che ha consegnato la panchina della nazionale a stelle e strisce alla mente cestistica dei nero-argento:
"La cultura mostrata dal sistema di San Antonio è qualcosa di rivoluzionario. Penso che non solo in NBA ma anche nelle altre leghe professionistiche, molte squadre stanno attualmente cercando di emulare la filosofia di Gregg Popovich. Gregg è unico, non permette a niente e nessuno di interrompere il suo flusso del pensiero. Segue i suoi principi su un tracciato ben marcato e davanti a qualsiasi evenienza non cambia mai il suo percorso. Non è una persona a cui piace ostentare i propri pensieri, nonostante questa caratteristica penso che Popovich sia il più grande comunicatore della NBA, una persona talmente concentrata ed ossessionata dal proprio lavoro da riuscire a guidare step by step la crescita culturale dei giocatori.  Ogni notte, ogni giorno, ogni anno lui pensa ad ogni singolo ragazzo che allena ed i suoi prospetti mostrano questa sua dedizione con dei progressi costanti sul parquet. Per etica e dedizione, Popovich è un allenatore raro, direi quasi unico".

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[nextpage title="1. Crea la tua fortuna" ]

CAPITOLO 1 CREA LA TUA FORTUNA

A spiegarci la storia empirica e morale di questo epiteto è Manu Ginobili, campione argentino che ha legato indissolubilmente la propria carriera NBA a Gregg Popovich. Selezionato al Draft del 1999 dall'head coach statunitense dalla Virtus Bologna, il talento da Bahia Blanca rappresenta il prototipo perfetto della filosofia Spurs imposta dal proprio allenatore: dare fiducia a giocatori di talento spesso sottovalutati o in cerca di riscatto dalle precedenti annate deludenti. Arrivato "in sordina" con la cinquantasettesima chiamata assoluta, il numero venti di San Antonio si è successivamente rivelato una perfetta incarnazione sul parquet della filosofia di Popovich. Una ferma dedizione al lavoro quotidiano, fattore che lo ha più volte spinto ad allenarsi in sedute personalizzate unita ad un senso del gioco fuori dal comune, incipit principale delle tante giocate dall'alto Q.I. cestistico realizzate spesso nei momenti chiave della stagione. Quando è stato interpellato sul motivo del successo degli Spurs, Ginobili ha messo in luce due fattori: la convinzione nel proprio sistema di gioco da Parte di Popovich e Tim Duncan. Questo perchè spesso la fortuna deve essere coadiuvata da una spiccata forza di volontà. La stagione del 1996 cambia infatti la storia recente dei nero-argento, David Robinson subisce una frattura al piede e San Antonio termina la stagione fuori dalla zona Playoffs con il record di 20-62. Nel Draft successivo la dirigenza texana scelse con la prima scelta assoluta del 1997 Tim Duncan, gettando così le basi del primo trionfo degli "speroni" del 1999. Un successo in cui la determinazione di Gregg Popovich ha praticamente conquistato tutta la scena cestistica della franchigia, è lo stesso Robinson ha confermare tutto, spiegando come da quel giorno, anche i supporter dell' AT&T Center hanno avvertito concretamente quella rivoluzione di pensiero tanto cara a coach Pop.

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[nextpage title="2. Fai il tuo lavoro" ]

CAPITOLO 2 FAI IL TUO LAVORO

Gregg Popovich, oggi un vulcanico pensatore sessantottenne nascosto da una folta barba bianca, sin dalla prima adolescenza vissuta ad Indianapolis manifestò la propria "dipendenza" dalla pallacanestro: un'amore che lo spinse nel 1966 ad entrare nell' U.S. Air Force Academy. Da giocatore, il giovane Pop compensava lo scarso talento con una tenacia fuori dal comune, caratteristica che gli permise di arrivare fino alle selezioni dell'U.S. Olympic Team del 1972. Nonostante la forte determinazione manifestata dal "generoso" giocatore, il selezionatore degli Stati Uniti, Larry Brown (figura fondamentale nella storia personale di Gregg Popovich), decise comunque di "tagliarlo" dal Team. La carriera sul parquet dell'attuale allenatore degli Spurs finisce praticamente con quella "scottante" delusione. Dopo i primi successi ottenuti da head coach dell'Air Force Academy (Pomona-Pitzer) nel 1979, proprio quel Larry Brown che solo qualche anno prima pose un veto alla sua carriera da giocatore, diede a Gregg Popovich nel 1986 il ruolo di assistant coach nella prestigiosa Kansas University. Una chance unica, naturalmente "colta al balzo" dall'attuale simbolo dei texani che solo due anni dopo fece il suo esordio in NBA con i San Antonio Spurs, sempre con il ruolo di assistant coach di Larry Brown. Trascorse sei stagioni, due delle quali passate sulla panchina dei Golden State Warriors sempre con il medesimo ruolo, Popovich ottenne il suo primo incarico da capo-allenatore. L'anno corrente era il 1994 e la franchigia che aveva proposto l'incarico, ovviamente, i San Antonio Spurs. A dare una definizione alla mentalità dell'attuale leggenda dei nero-argento è il suo "mentore", quel Larry Brown che forse più di tutti è riuscito a comprendere la "mente cestistica" del proprio allievo:
"Coltivare le relazioni sociali tra le persone è il principio fondamentale della nostra vita. Così come nella quotidianità diamo il nostro sostegno alle persone care, così sul parquet i giocatori devono essere seguiti e motivati costantemente. I giovani devono fidarsi della propria guida. Popovich conosce molto bene questo principio e basa la propria credibilità sulla forza del rapporto stabilito con i propri giocatori. Lui fa il suo lavoro".

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[nextpage title="3. Rilascia la tua rabbia" ]

CAPITOLO 3 RILASCIA LA TUA RABBIA (strategicamente)

Per spiegare questa propensione emotiva del tutto unica e particolare è necessario oltrepassare i confini del basket giocato, sfociando così in un puro idealismo. A fare da "cicerone" nella storia personale di Gregg Popovich questa volta è Steven Koblik, storico fondatore della Huntington Library, Art Collection & Botanical Gardens e detentore della cattedra di storia nella Air Force Academy durante la militanza dell'allenatore statunitense sulla panchina di Pomona-Pitzer. Lo storico professore accademico riuscì subito a catturare l'attenzione di Popovich, instaurando con il tecnico un rapporto di profonda amicizia e stima professionale. Grazie al grande spessore culturale e alle spiccate conoscenze della psicologia umana, Koblik aiutò l'allenatore di San Antonio a trovare quell'equilibrio emotivo che ancora oggi rappresenta la vera "linfa vitale" della filosofia nero-argento. Questo rapporto "freudiano" continuò occasionalmente il proprio corso anche in NBA, offrendo così la possibilità di poter analizzare l'inossidabile credo cestistico del leggendario head coach. Nel gennaio del 2005, Koblik accompagnato dalla propria coniuge raggiunse il proprio allievo in Texas per una visita di cortesia. Durante il suo trascorso a San Antonio, gli Spurs giocarono "la sfida di cartello" del sabato sera contro i Denver Nuggets: nonostante la vittoria della propria squadra, Popovich rimase estremamente contrariato dall'atteggiamento dei propri giocatori, manifestando la propria rabbia al termine dell'incontro nella locker room. Nel corso della notte, ancora infuriato per quanto visto, il tecnico statunitense (in un discorso confidenziale con il proprio mentore), rivelò di voler mandare un chiaro messaggio alla squadra nel corso della trasferta in programma nei giorni seguenti a Salt Lake City contro gli Utah Jazz. Nel corso della partita, Popovich caricò eccessivamente i propri giocatori, perdendo l'incontro nel corso degli ultimi minuti. Davanti all'ennesima debacle dei propri uomini, l'allenatore manifestò la propria rabbia in un inteso attacco d'ira:
"Durante il viaggio di ritorno, Gregg si mise ad attaccare verbalmente il proprio staff. Era fuori di se. Il comportamento della sua squadra l'aveva fortemente turbato e probabilmente, temeva di poter perdere il controllo emotivo del gruppo. La sua reazione fu spropositata, era terrorizzato ma non aveva alcun intenzione di mettersi a nudo con i proPri così decise di attaccarli personalmente uno per uno. Il suo obiettivo era quello di alzare l'attenzione generale, forzando così una risposta emotiva dei giocatori. Dopo aver catechizzato lo staff cominciò ad infierire sulla squadra attuando lo stesso identico metodo. Osservavo con attenzione i suoi atteggiamenti reiterati e man mano che passava il tempo, notai come la sua rabbia fosse ben lontana dalla quiete.c Una volta arrivati in Texas lo riaccompagnai a casa, nel tragitto continuava a borbottare tra se e se, rivivendo ogni istante di quella partita. Era totalmente immerso nella propria emotività che solo davanti alla porta di casa si rese conto di aver dimenticato le chiavi all'aeroporto. Siamo tornati indietro e ci siamo fatti riconsegnare le chiavi, erano quasi le tre di notte e lui continuava a ripetere come un mantra quelle azioni. Un continuo lamento! Decisi di richiamarlo e gli feci notare come la sua passione si era momentaneamente trasformata in una stucchevole ossessione e francamente, ero stanco di dover ascoltare i suoi pensieri. Solo a quel punto Popovich si zittì, mi guardò e fece un chiaro segno d'intesa. Naturalmente i suoi giocatori reagirono immediatamente sul parquet, seguendo con passione e dedizione le parole di Gregg".
Questo breve racconto esposto da Steven Koblik rappresenta perfettamente la figura di uno "stratega di guerra" incarnato da Popovich. Una sorta di "generale del fronte" capace di infervorare gli animi del gruppo grazie alla propria cultura del basket unita ad una carica emotiva senza pari. Un fattore sempre fedele alle fortune del tecnico statunitense, sempre pronto a "ricaricare" di speranza l'ego di quei giocatori tanto talentuosi quanto incompresi.

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[nextpage title="4. Amplia i tuoi orizzonti" ]

CAPITOLO 4 AMPLIA I TUOI ORIZZONTI

Nel mese di dicembre, durante un allenamento organizzato poche ore prima della partita in programma contro i Los Angeles Clippers, Gregg Popovich si presentò davanti i propri uomini ponendo loro una domanda decisamente fuori contesto e del tutto inaspettata: Chi ha combattuto contro gli inglesi nella Prima Guerra Boera? (la risposta è ovviamente la Repubblica del Sud Africa). La particolare domanda nascondeva un chiaro riferimento alla stagione disputata fino a quel momento da San Antonio. Al termine dell'allenamento, un pensieroso Patrick "Patty" Mills si è presentato davanti i microfoni dei media americani, sottolineando il messaggio racchiuso nelle parole del proprio allenatore:
"Ci siamo guardati in faccia e abbiamo cominciato a ragionare dando al coach la risposta corretta senza però capire a pieno il suo intento. Perchè parlare di guerra quando noi dobbiamo solo sfidarci sul parquet? In quel momento Popovich ci ha guardato e ha cominciato a narrarci la storia di quel conflitto, terminando il proprio discorso con un epiteto di rara lungimiranza. Non importa se la battaglia che stiamo per combattere appare come un piccolo focolaio di resistenza, dobbiamo essere pronti a svolgere al meglio il nostro compito perchè dietro la collina ci sarà sempre un nemico ben più grande ad aspettarci.  Dobbiamo essere uniti come dei fratelli di guerra, è necessario conoscere se stessi ed ampliare il proprio mondo andando oltre gli schemi tattici della pallacanestro. Non si tratta di affinare semplicemente il gioco sul parquet ma di plasmare un senso comune di appartenenza tramite la cultura personale del singolo elemento".
Anche Danny Green (altro giocatore strettamente legato a Popovich) ha espresso un chiaro supporto alle parole di Mills, ampliando il discorso del compagno di squadra con l'ennesima massima esposta nel corso degli anni dal leggendario allenatore:
"Siamo professionisti della pallacanestro e proprio per questo dobbiamo essere costantemente concentrati sul nostro lavoro ma bisogna sempre tenere in mente che la vita non si limita solo ed esclusivamente al gioco sul parquet. Esiste una società oltre lo sport e noi ne facciamo parte. Dobbiamo necessariamente svolgere la nostra parte in questa società, è un dovere che va oltre le pressioni sportive. Non possiamo tirarci indietro è un nostro dovere. Il Basket è lo strumento che ci da la possibilità di adempiere ai nostri doveri e contemporaneamente di far conoscere i nostri ideali".
La conoscenza del proprio "peso sociale" è un fattore ben noto a Gregg Popovich, personalità sempre propensa ad accrescere il bagaglio culturale dei propri giocatori come fatto recentemente con la lettura della famosa lettera di Ta-Nehisi Coates al proprio primogenito, "Tra me e il mondo".

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[nextpage title="5. Conosci la tua gente" ]

CAPITOLO 5 CONOSCI LA TUA GENTE

La principale differenza emersa nel corso degli anni tra Gregg Popovich e la maggior parte degli allenatori NBA della vecchia guardia, è senza ombra di dubbio la considerazione e il rispetto nei confronti dei propri giocatori. Per creare un metro di paragone, nel 2011 Jeff Van Gundy rivelò la propria linea di pensiero riguardo l'attitudine cestistica richiesta ai singoli prospetti. L'ex head coach dei New York Knikcs e degli Houston Rockets dichiarò di essere interessato solamente ad atleti attratti dal basket e dalle donne, profili propensi per natura a focalizzarsi unicamente su queste due sfere sociali. La linea di pensiero espressa da Van Gundy subì le critiche dei media americani, fortemente contrariati dall'immagine "animalesca" dipinta dall'ex allenatore, ma riscosse il supporto di un nutrito gruppo di allenatori NBA, professionalmente concordi con il pensiero espresso dall'illustre collega. La rivoluzione copernicana di Popovich esprime infatti l'esatta antitesi della visione espressa da Van Gundy. Il tecnico degli Spurs ha sempre incentivato il "valore umano" dei propri giocatori, trasformando eticamente la concezione sociale dei professionisti NBA. Una vera e propria "scuola di pensiero" che oltre a garantire il continuo rinnovamento del ciclo nero-argento ha generato una nuova tipologia di head-coach: Steve Kerr (Golden State Warriors), Mike Budenholzer (Atlanta Hawks) e Brett Brown (Philadlephia 76ers) sono solo gli esponenti principali di questa nuova e promettente "classe di allievi". La brillante mente dei texani è senza dubbio "il ponte di collegamento" tra la vecchia e la nuova generazione di tecnici NBA, spesso fortemente legati emotivamente al proprio "eroe contemporaneo". Steve Kerr è probabilmente l'esempio più evidente di quest'evoluzione sociale e contemporaneamente, l'allievo più fedele della filosofia Spurs. Dapprima come giocatore e successivamente come assistant coach dello stesso Popovich, l'attuale allenatore dei Dubs ha assimilato negli anni le tattiche sul parquet e la propensione sociale del proprio maestro. Un legame molto simile alla storica amicizia tra Popovich e Koblik, rapporto testimoniato più di una volta dai pubblici elogi dello stesso Kerr, sempre ben disposto a ricordare gli anni di apprendistato passati a San Antonio:
"Lui è abituato a guardare il lato umano delle persone che ha al suo fianco, manifesta costantemente un'attenzione sociale verso di te per inculcare una fiducia quotidiana basata su un rapporto umano. Quando ero giovane e parlavo con i miei coetanei non esisteva nessuno simile a Gregg Popovich, era il nostro eroe! Tutti sognavamo di poterlo conoscere e sostenere una conversazione con lui. Ho avuto molto dalla mia carriera in NBA e quando ho avuto la possibilità di poter lavorare con lui, prima sul parquet e poi in panchina, ho quotidianamente osservato con gli occhi di un bambino quella personalità così travolgente empaticamente. Vincere una partita era diventata ormai una consuetudine. Se Popovich in futuro si candiderà per la presidenza degli Stati Uniti voterò per lui, può sembrare un esagerazione ma sono fermamente convinto che Gregg racchiuda quell'empatia e quella morale necessaria ad un capo di stato. Non è un semplice allenatore di Basket ma un pensatore moderno".
Vincere una partita spesso può risultare velleitario se comparato allo scorrere quotidiano della società. Popovich ha letteralmente trasportato questa considerazione nel proprio lavoro, caratterizzando l'estrema professionalità del mondo NBA con un profondo rispetto per il valore umano delle singole persone. Conoscere se stessi è importante per emergere dalla massa ma per raggiungere i propri obbiettivi, è necessario comprendere umanamente le persone che sono al nostro fianco. La rivoluzione copernicana di Popovich, come anticipato da Steve Kerr, parte proprio da questo bivio introspettivo.

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