Timeout

TIMEOUT | John Wall: quando un criminale incontra la palla a spicchi

La storia del leader degli Wizards non nasce sotto una buona stella: fin da piccolo si sente continuamente ripetere che diventerà come suo padre...

Alberto Pacini
04.04.2018 19:16

Washington, 12 maggio 2017.

All'interno del Verizon Center si percepisce un'atmosfera surreale, un clima caldissimo. I tifosi di Washington sono tutti presenti per spingere la loro squadra alla vittoria, in un match da dentro-fuori che ha l'aria di essere tutt'altro che facile. Questa gara-6 delle semifinali di conference può essere fatale ai padroni di casa, anche perchè contro ci sono i Boston Celtics, avanti per 3-2 nella serie e pienamente intenzionati a chiudere i conti, senza doversi giocare il tutto per tutto in una eventuale gara in Massachussets.

Che la partita ci regalerà emozioni lo si vede già dal riscaldamento, Beal e Wall parlottano costantemente guardando l'altra metà campo dove si stanno scaldando gli avversari, quasi a studiare ogni singolo movimento. Al momento della palla a due però, la tensione si fa sentire forte sulle spalle dei padroni di casa, che non riescono a tenere il ritmo di Thomas e compagni.

Wall disputa un primo tempo sconcertante, segnando solamente 3 punti e commettendo molteplici errori dal campo. A un minuto dal termine del secondo quarto, proprio Wall spara in aria una tripla che termina la sua corsa fuori, senza neanche sfiorare il ferro. Coach Brooks chiama immediatamente TIMEOUT!

Il minuto di pausa sarà dedicato quasi esclusivamente al suo playmaker, continuando a parlargli anche durante il rientro negli spogliatoi per la fine della prima frazione. Wall appare spaesato, confuso, sembra quasi che subisca troppo la pressione di questo incontro. Ma come è possibile? La vita gli ha insegnato ad essere duro difronte ad ogni difficoltà, ad andare avanti nonostante tutti gli fossero contro.

La sua storia non nasce sotto una buona stella, dal momento che fin da piccolo si sente continuamente ripetere che diventerà come suo padre. Non era esattamente un complimento, in quanto John Carroll Wall Sr era un criminale, incolpato di numerosi crimini di diverso tipo. Quando il piccolo John nasce, lui sarà già in carcere con una pena da scontare per aver sparato in testa ad una donna durante un semplice diverbio.

Quando riuscirà ad uscire di prigione, rimarrà a piede libero per meno di una settimana, facendosi sbattere nuovamente in cella per una rapina a mano armata. Fino all'età di nove anni, Wall sarà in grado di vedere suo padre solamente attraverso le sbarre, con indosso la tipica uniforme arancione dei detenuti. Il padre verrà liberato un mese prima della data prevista, in quanto gli venne diagnosticato un cancro in stadio molto avanzato, e venne ritenuto giusto fargli conoscere i figli.

Wall Sr morirà pochi mesi dopo, nel bagno della stanza d'albergo dove stava alloggiando in vacanza con l'intera famiglia. Il piccolo John non riuscirà mai veramente a conoscere il padre, ma lo sentirà sempre molto vicino in quelle parole che ancora costantemente gli verranno ripetute durante la sua vita. "Sei esattamente come tuo padre" gli dicevano i ragazzi a scuola, ma ogni volta lui tornava a casa e piangeva sul letto, incapace di reagire.

Questa esperienza lo segnò negativamente, portandolo a ad avere atteggiamenti molto spesso fuori dalle righe, arrivando a farsi conoscere come Crazy J. In campo intanto, il ragazzo mostra doti straordinarie dominando in lungo e in largo, facendosi un nome in diverse parti d'America. Sfortunatamente però, i suoi comportamenti al di fuori del rettangolo di gioco penalizzano non poco la sua reputazione. John inizia a partecipare a serate in cui girano pistole e droga, si fa riconoscere al Boys' & Girls' Club entrando in una rissa perssochè ogni giorno, fino ad essere espulso definitivamente.

Decide allora di darsi alla delinquenza vera e propria, andando in giro con amici molto poco raccomandabili a spaccare i finestrini delle macchine per strada allo scopo di guidarle per il vicinato. In questo momento Wall ha perso completamente il controllo di se stesso e non sta facendo altro che dare ragione a tutti quelli che lo descrivevano tale e quale al padre. Proprio per queste vicende extra cestistiche, Wall, nonostante fosse tra i giocatori più talentuosi d'America, non ricevette neanche un'offerta da un college durante la prima parte del suo ultimo anno di high school.

"John, sai come mai Duke e Carolina non ti chiamano? Non ti chiamano perché sei un fottuto bastardo!"

Come egli stesso racconterà, queste esatte parole uscirono dalla bocca del suo coach, che fu molto duro con lui, ma fu in quel momento che John capì veramente di dover cambiare rotta. Da quel momento si mise a lavorare duro in palestra, alzandosi alle sei di mattina e tirando centinaia e centinaia di volte ogni giorno, finendo la stagione con numeri eccellenti in campo.

Adesso che aveva dimostrato di essere finalmente maturato, ogni college della nazione faceva la fila per inserirlo nel proprio roster per l'anno successivo. Wall sceglierà Kentucky, dove andrà a formare, insieme a Eric Bledsoe e DeMarcus Cousins, la squadra più forte dell'intero campionato di NCAA. Durante il primo anno con i Wildcats però, in mezzo a prestazioni strabilianti in campo, successe ciò che ormai nessuno si sarebbe più aspettato.

John viene arrestato dalle forze dell'ordine dopo esser stato colto a violare una proprietà privata. Si pensa subito ad una ricaduta, ad un clamoroso passo indietro nel suo processo di maturazione, ma fortunatamente si rivelò essere tutto un grande malinteso. Il numero 11 di Kentucky era entrato nel giardino della casa, pensando fosse abbandonata, solamente per cercare un po' di intimità con una ragazza con la quale si stava vedendo. Una ragazzata, passi pure.

Il primo anno all'univeristà fu talmente spettacolare che Wall pensò di rendersi eleggibile al Draft subito al termine della stagione. Le previsioni lo davano come prima scelta assoluta, ma il tutto saltò per colpa delle rigidissime regole della lottery, che imponevano che si dovesse compiere i 19 anni durante l'anno prima della chiamata, e non dopo. Solo questione di tempo però, perché l'anno dopo al Draft ci va e lo farà dalla porta principale, venendo chiamato dai Washington Wizards che, con la scelta numero uno, non se lo lasciano scappare.

Ed è proprio da qui che riprende la nostra partita, con il nostro protagonista che da quel momento ha partecipato per cinque volte all'All-Star Game e si è imposto come una delle migliori point guard della Lega. Wall ha avuto il tempo di un timeout e dell'intervallo per riordinare le idee e tornare in sè per vincere quella partita. Il suo secondo tempo sarà semplicemente puro spettacolo. Infila 20 punti uno dietro l'altro, riportando pienamente in partita i suoi e permettendo alle due squadre di arrivare in una situazione di parità quando mancano 14.1 secondi al termine.

Il possesso è per Boston che con un pick-and-pop eccellente tra Thomas e Horford, porta al tiro proprio il 46 biancoverde che dalla media distanza non sbaglia. Sotto di due con solamente 7.7 secondi sul cronometro, Washington chiama timeout per organizzare la giocata che potrebbe valere la permanenza nei playoffs. Lo schema è chiaro, palla a Wall e tutti gli altri a creargli lo spazio per andare a canestro.

Non andrà esattamente così, perchè una volta ricevuta la rimessa, John palleggerà solamente due volte, prima di ergersi da tre e sparare una tripla senza senso, esattamente come quella che nel primo tempo aveva fatto infuriare coach Brooks. Solo rete questa volta.

Pubblico in fibrillazione, gli Wizards vinceranno di un punto e Wall monterà sui cartelloni pubblicitari urlando al pubblico che lui quella postseason non ha nessuna intenzione di mollarla, facendosi acclamare dai suoi tifosi innamorati persi della propria superstar. Crazy J è solo un lontano ricordo ormai, ma soprattutto se ne è andata quella tremenda ossessione che portava il nome del padre e che lo assillava da sempre. La vittoria più grande di tutte è già arrivata.

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