Timeout

TIMEOUT | J.R. Smith: una vita tra parquet, errori ed eccessi

Alberto Pacini
13.02.2018 17:49

Phoenix, 26 dicembre 2012.

I New York Knicks sono volati nella aridissima Arizona per sfidare quella che è una delle franchigie con il peggior record in NBA, i Phoenix Suns. Carmelo Anthony e compagni sono invece in una forma strepitosa e cercano una vittoria, all'apparenza facile, per rimanere incollati in vetta ai Miami Heat dei Big3 (LeBron-Wade-Bosh). I Knicks si sentono così sicuri del successo che il coach decide di lasciare a riposo Melo.

Ne esce, contro ogni pronostico, una partita equilibrata, con Phoenix in vantaggio per 97-95 quando mancano appena 18 secondi al termine. Possesso Knicks, Kidd lascia la sfera nelle mani di J.R. Smith, quello che fino a quel momento, con 23 punti all'attivo, era stato il miglior realizzatore della serata. Il numero 8 punta l'area, spin verso destra, fadeaway ed è solo rete. Palazzetto gelato, Phoenix è costretta a chiamare TIMEOUT!

La panchina dei Knicks è euforica, ma J.R., dopo qualche cinque dato ai compagni, li invita a rimanere concentrati. D'altronde non può essere diversamente, stiamo parlando di uno dei personaggi più incomprensibili del mondo del basket, capace di essere leader così come di eclissarsi nei momenti decisivi.

La sua storia, al contrario di ciò che si può pensare, non è la classica favola del ragazzo proveniente dal ghetto che ce l'ha fatta, Smith cresce in un piccolo paese fuori dalle mappe di nome Lakewood, nel New Jersey. La sua è la più classica delle famiglie americane, tanti fratelli, 5 per la precisione, papà Earl che lavora tutto il giorno per loro, e mamma Ida che si occupa invece di educare i figli. J.R. cresce quindi in un contesto molto tranquillo, con la madre che gli insegna le buone maniere, tra cui quella di non doversi fare tatuaggi, perché in futuro avrebbe potuto pregiudicare la sua vita lavorativa.

Ma il "piccolo" Smith a 16 anni torna a casa con una gigantografia che ricopre ogni centimetro della sua spalla destra fino al gomito e che ritrae lui stesso schiacciare a canestro. Rivelerà poi in seguito che in realtà il protagonista di quella schiacciata era Vince Carter, e che aveva semplicemente detto al tatuatore di cambiare nome e numero. Adesso, per la "gioia" di mamma Ida, il suo corpo è interamente ricoperto da momenti e scene che hanno caratterizzato la sua vita.

Il tattoo forse più particolare si trova al centro della schiena, dove si può riconoscere chiaramente la sagoma di un clown intento a palleggiare con una palla a spicchi. Smith racconterà in un'intervista di essere molto legato a quel disegno, in quanto gli era stato consigliato direttamente da sua nonna, quando, in tenera età, il piccolo J.R. rimase traumatizzato dopo aver visto IT, il film sul pagliaccio assassino.

"Tornai a casa terrorizzato, stavo piangendo e lei mi disse che avrei dovuto affrontare le mie più grandi paure per sconfiggerle, piuttosto che scappare. Ero ancora un bambino, pensai per molto tempo a quelle parole, ma capii che scappare era inutile".

Fatico a credere che l'intenzione della nonna fosse quella di fargli tatuare il faccione di un clown all'altezza delle scapole, ma ognuno la pensa come vuole. La vita dell'ex giocatore dei New Orleans Hornets purtroppo comincia a prendere una brutta piega, dopo il suo ingresso nella Lega comincia ad avere soldi e fama, e con loro iniziano le prime bravate. La squalifica per 5 partite dalla NBA per utilizzo di marijuana e le varie multe per essere stato trovato in stato di ebbrezza al volante, sono solo alcune delle "avventure", per così dire, di J.R. Smith.

Quelle che possono sembrare solamente banali ragazzate, sfociano invece nella tragedia. Nella notte tra il 9 ed il 10 giugno 2007, mentre era per l'ennesima volta alla guida ubriaco, buca uno stop e travolge un'altra vettura. Né lui, né tanto meno Andre Bell, il suo migliore amico seduto di fianco a lui, indossavano le cinture di sicurezza. I due vengono violentemente sbalzati fuori dall'abitacolo, Smith se la cava con qualche contusione, ma Andre purtroppo ha la peggio e, trasportato d'urgenza in ospedale, non supererà la nottata. J.R. verrà processato in tribunale con l'accusa di omicidio colposo, e verrà condannato a 90 giorni di carcere.

"Andre era come un fratello, era e continua ad essere parte di me. Mi assumo tutta la responsabilità di ciò che è successo e mi scuso profondamente con tutti, anche se so che questo non lo farà tornare fra di noi"

In realtà di quei 90 giorni, soltanto 24 saranno propriamente in cella, mentre gli altri verranno tramutati in servizi sociali obbligatori, permettendo a J.R. di continuare la sua vita sportiva. Come ha più volte dichiarato, questo evento lo cambierà profondamente, facendogli comprendere il vero valore che può avere una vita.

Chiuso questo terribile capitolo, Smith cercherà di riconquistare tranquillità dedicandosi con massima concentrazione allo sport. Il cestista americano si rilassa da sempre sui campi da golf quando non è impegnato sul parquet, fondando addirittura la "J.R. Smith Foundation" per aiutare i bambini meno abbienti che vogliono avvicinarsi al mondo del golf. Il suo sfidante sul green è Brad Hennefer, golfista vincitore della medaglia d'Oro alle Paralimpiadi nel 2014.

Brad è affetto da sindrome di down, ed è un grandissimo tifoso di Smith, tanto da guardare ogni sua partita e saltare sul divano ad ogni suo punto. Capita, a volte, che J.R. dopo una tripla indichi verso il pubblico sorridendo, il destinatario di quel sorriso è proprio lui.

Non c'è più spazio per le chiacchiere però, la sirena è suonata ed i New York Knicks di J.R. Smith hanno una partita da vincere. Phoenix con una decina di secondi sul cronometro ha l'occasione per vincerla, ma sprecano clamorosamente l'azione, regalando anche un secondo ai Knicks per vincerla ed evitare l'overtime.

Della rimessa in gioco se ne occupa Kidd che segue con gli occhi il movimento a smarcarsi di Smith, che riceve palla, in una frazione di secondo si eleva e lascia partire il tiro. Come è andata a finire? Brad è in piedi sul divano e sta urlando di gioia, il resto potete immaginarvelo anche da soli.

Commenti

Il regno di LeBron James a Cleveland potrebbe estendersi oltre il 2018
Boston celebra Paul Pierce, ma dove è finito Ray Allen?