Timeout

TIMEOUT | Yao Ming: la più grande invenzione cinese

Un campione di umiltà e correttezza in campo, con una storia però molto particolare alle spalle...

Alberto Pacini
08.05.2018 15:10

Los Angeles, 15 dicembre 2006.

Lo Staples Center sta per essere teatro di un match che ha tutte le carte in regola per essere molto affascinante. Gli Houston Rockets ed i Los Angeles Lakers sono due delle squadre più in forma dell'intera NBA e basta dare un'occhiata ai due roster per capire il perchè. Kobe Bryant e Lamar Odom da una parte, Tracy McGrady  e Yao Ming dall'altra.

Sfortunatamente due di questi quattro saranno assenti stasera ma l'impressione è che, Kobe e Yao basteranno ampiamente per dare spettacolo. La partita si rivela effettivamente avvincente ed equilibrata, arrivando a metà ultimo quarto con gli ospiti in leggero vantaggio. Bynum viene servito in post, spinge verso canestro, si gira e conclude. Fa tutto veramente bene ma non ha fatto i conti con Yao Ming. Stoppata plateale, contropiede e canestro. Phil Jackson capisce immediatamente che così non può andare avanti, e chiama TIMEOUT!

Yao Ming è alla settima stoppata della serata, praticamente un muro. Quando sei 229 centimetri è chiaramente più facile farlo ma la sua abilità di rispedire al mittente pressochè ogni tiro, nasce quando era piccolo.

La sua infanzia è piuttosto burrascosa ed è da sempre oggetto di studi ed inchieste particolari. Yao ha la sfortuna di nascere in un periodo molto particolare della storia cinese, nel quale gli asiatici non riuscivano ad imporsi in nessuno sport. Si sa, i cinesi hanno sempre avuto un proprio modo di vivere e degli ideali molto particolari, dai quali scaturì la decisione di rifondare completamente il sistema sportivo.

Le nuove procedure obbligavano ogni genitore a portare i propri figli a fare uno dei tre sport eletti (calcio, basket e pallavolo), in modo da avere maggiori possibilità di crescere campioni. Per quanto riguarda la palla a spicchi, veniva fatta un'ulteriore cernita in base alla statura. Tutti i bambini che superavano una certa altezza e mostravano il potenziale per poter arrivare almeno al metro e novanta, diventavano sostanzialmente di proprietà dello stato.

Ovviamente il nostro protagonista fece subito parte di questo progetto. Yao venne obbligato a giocare a basket, nonostante i suoi interessi e quelli dei suoi genitori fossero ben altri. Così come gli altri eletti, dovette sostenere sessioni di allenamento interminabili, devastanti per ragazzi di quell'età. Chi assistì a questo massacro, afferma che sarebbero stati ritmi insostenibili anche per giocatori professionisti, figuriamoci per dei ragazzini.

Ore ed ore a correre su e giù per il campo con alcuni ragazzi che collassavano a terra, centinaia e centinaia di tiri a canestro fino a non riuscire più ad alzare le braccia. Yao Ming non parlerà mai volentieri davanti alle telecamere di quel periodo, ma ripeterà spesso che da piccolo il basket fu il suo più grande incubo, arrivando a detestarlo.

Si può dire però che nella sfortuna di un'infanzia così terribile, lui ebbe la fortuna almeno di vedere i suoi sforzi ripagati. Tra tutti i milioni di ragazzi, lui era diventato il migliore. Il suo fisico sembrava fatto appositamente per giocare sul parquet, ma oltre a quello, mostrava una grande intelligenza cestistica, il tutto condito da una buona dose di talento. La ricetta per il campione è servita, adesso è finalmente il momento di mostrare al mondo il proprio prodotto.

Yao giocherà per 5 anni nella massima serie cinese per i Shanghai Sharks, e quelle stagioni gli serviranno per maturare e prepararsi per il grande salto. Come fecero a capire che era pronto? Non ci volle propriamente un genio, in quanto nelle finali, con le quali vinse il titolo, fece registrare 38.9 punti e 20.2 rimbalzi di media. Discreto.

Al Draft NBA sarà ovviamente chiamato alla prima scelta assoluta dagli Houston Rockets che, attratti dai suoi 229 centimetri, non se lo fecero scappare. Nessuno si aspettava che riuscisse ad adattarsi fin da subito al gioco oltreoceanico, ma Yao stupì tutti diventando immediatamente un giocatore determinante.

L'esordio è un battesimo di fuoco, visto che in una delle prime partite si trova subito a dover fare i conti con Shaquille O'Neal. Il buon Shaq lo prenderà in giro per tutto il primo quarto, chiedendogli di fargli vedere dove fossero "mammina e papino" in tribuna. Ogni benedetta volta Yao alzava lo sguardo, li cercava e molto tranquillamente li indicava. Alla fine del match il gigante dei Lakers dichiarerà di aver giocato contro uno dei migliori centri della Lega, ammettendo anche di essere in pensiero per il futuro con uno così.

Futuro più che roseo in campo quindi ma è al di fuori che Yao Ming si scontrerà con una cultura diametralmente opposta rispetto a quella cinese, che lo porterà a doversi adattare alla nuova realtà. A Shanghai andava ogni giorno all'allenamento in bicicletta e, viste le regole ferree sull'inquinamento in Cina, non aveva mai avuto bisogno di imparare a guidare.

In America la storia è completamente diversa, in una città caotica e moderna come Houston non si può assolutamente fare a meno della macchina, anche perchè sennò avrebbe incontrato non pochi problemi per andare agli allenamenti. Proprio per questo motivo, furono proprio i Rockets a seguirlo nel conseguimento della patente, mettendogli a disposizione l'enorme parcheggio dei campi da allenamento per fare pratica.

Yao, che mai aveva guidato una macchina prima di quel momento, ebbe bisogno di un po' di tempo per imparare. Due o tre macchine dei dirigenti fecero qualche gita non programmata dal carrozziere ma alla fine anche lui riuscì ad ottenere la licenza di guida.

La patente è solo un esempio di tutte le differenze alle quali si dovette adattare il centro dei Rockets nei suoi primi anni nella Lega. L'America era una realtà estremamente diversa da quella cinese, tuttavia Yao dimostrò un grande spirito di adattamento e fin da subito si calò nella sua nuova parte di superstar mondiale.

Per un ragazzo umile e timido come lui, fu un mondo completamente nuovo, che però sfruttò al massimo diventando uno degli esponenti più amati dell'intera NBA. Famose sono infatti le sue numerose e corpose donazioni in beneficienza, sia in America che nella sua madre patria, dove verrà riconosciuto come lo sportivo asiatico più importante di tutti i tempi.

Il tempo però nel frattempo è scaduto, ed i giocatori si apprestano a uscire dalle panchine per terminare la partita. Uno straordinario Kobe Bryant da 53 punti trascinerà i suoi Lakers ad un overtime e poi successivamente a vincere la partita, ma tutta l'attenzione del post-gara andrà al centro dei Rockets, che con 35 punti, 15 rimbalzi e soprattutto 8 stoppate aveva dato vita ad una delle migliori prestazioni individuali nella storia della franchigia. Quando i cinesi si mettono in testa di raggiungere un obiettivo, pur con metodi molto poco ortodossi, probabilmente alla fine spesso ce la fanno. Anche in questo caso, esperimento riuscito.

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