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Scandalo NCAA: Louisville è solo la punta di un sistema corrotto!

L'indagine condotta dall' FBI continua a rivelare il lato oscuro dei College

Antonello Brindisi
25.02.2018 19:28

Come era lecito immaginarsi, la sentenza emessa martedì scorso dalla NCAA nei confronti delle provate irregolarità commesse da Louisville in merito al reclutamento degli atleti afroamericani, ha riaperto una sanguinosa ferita nella storia recente dello sport statunitense, proiettando alle proprie spalle una folta nebbia di nefandezze ben lontana da un concreto epilogo. Davanti ad uno scenario tetro ed umiliante, totalmente sopraffatto dal cancro della corruzione, la pena inflitta ai Cardinals appare giustamente come un ulteriore stupro di quell'etica e di quella moralità sportiva ormai lontane nella memoria del sistema collegiale a stelle e strisce. Il processo invocato recentemente dai media americani, non punta ad ottenere una pena draconiana per le irregolarità commesse dal college della Contea di Jefferson, quanto a risanare l'immagine e la coscienza di un sistema gravemente compromesso.

Louisville ha pagato con la revoca di tutti i risultati ottenuti dal 2011 al 2015, incluso lo storico titolo del 2013 e la partecipazione alle Final Four del 2012. Il College dovrà pagare una sanzione di 100 milioni di dollari (somma totale inflitta per due reati separati, lo scandalo sessuale del 2012 e i tesseramenti irregolari dal 2011 al 2016). Rick Pitino, 16 anni passati sulla panchina dei Cardinals, è stato ufficialmente esonerato l'ottobre scorso in seguito alla sospetta partecipazione diretta nello scandalo sessuale e del concorso diretto nel reclutamento irregolare degli studenti dal 2011 al 2016. L'allenatore statunitense è stato inoltre costretto a rinunciare senza alcun buyout al proprio stipendio (circa 44 milioni di dollari per i restanti 4 anni), a seguito delle persistenti indagini del FBI tutt'ora in corso.

Certo, togliere gli stendardi dal tetto del proprio impianto sportivo e cancellare un nome dagli almanacchi può essere utile a risanare la storia della NCAA, bisogna però domandarsi se questa pensa sia veramente proporzionata all'immane vergogna e al danno culturale generato da questo sistema corrotto in così grande lasso temporale. La verità è che troppo spesso la giustizia è stata nascosta dietro un velo di perbenismo e populismo che si è successivamente rivelato come il primo carnefice delle virtù sportive della pallacanestro americana. Il danno culturale inferto da personaggi di dubbia moralità come Pitino, appare quindi troppo profondo per potersi ridurre ad un mero ostracismo storico.

I Cardinals hanno tentato in questi anni di limitare l'indignazione mondiale, imponendosi autonomamente l'esclusione dalla postseason del 2016 (una punizione intrapresa anche da Syracuse nel 2015 per la provata partecipazione allo scandalo delle immatricolazioni) ma l'inchiesta pubblica portata avanti dall'emittente ESPN e le continue verità svelate negli anni dal lavoro meticoloso del FBI, hanno gettato ulteriormente benzina sul fuoco, rivoltando completamente l'immagine della NCAA: una lega ad oggi incapace di porre un rimedio alla dissoluzione morale del proprio sistema, oltremodo preoccupata della propria immagine storica e fin troppo negligente verso una dilagante corruzione interna.

Sicuramente un'esclusione pluriennale dai Playoffs con una vera penalizzazione economica (senza dar modo quindi agli sponsor esterni di poter ammortizzare le perdite di denaro) per i college interessati direttamente nella vicenda, avrebbe consegnato quel minimo di dignità necessario a ravvivare il senso comune della giustizia. L'immagine che viene a crearsi è invece quella del volto inflessibile di Rick Pitino, pronto a lavare la propria coscienza nonostante le compromettenti prove rinvenute dal FBI sul proprio conto. L'ex tecnico dei Cardinals rappresenta infatti il punto di snodo fondamentale nelle indagini a seguito del tesseramento irregolare degli studenti afroamericani, una preziosa chiave di volta che ha permesso agli agenti federali di smascherare un'immensa rete di corruzione sportiva.

Il più grande scandalo sportivo della storia moderna degli Stati Uniti si è recentemente arricchito dell'ennesimo fascicolo a riguardo, consegnando una gran parte dei college compromessi ed una parte dei giocatori coinvolti. Si tratta di oltre 20 college statunitensi e diversi profili NBA. Una lista degli orrori che non sembra avere un punto conclusivo, colma di nomi eccellenti tirati in ballo da sospette irregolarità nell'attuale roster come: Alabama (Collin Sexton), Duke (Wendell Carter), Kentucky (Kevin Knox), Michigan State (Miles Bridges), South Carolina (Brian Bowen), Texas (Eric Davis Jr.) e USC (Bennie Boatwright). A questa lista vanno aggiunte le presunte irregolarità contestate ad Alabama, Duke, Kentucky, LSU, Maryland, Michigan State, NC State, North Carolina, Seton Hall, Texas, USC e Washington sulla corruzione diretta dei college nei confronti dei giovani studenti e delle rispettive famiglie.

Tra i tanti indagati spicca il coinvolgimento diretto di alcuni rookie NBA che sono emersi nel corso delle ultime indagini del FBI, tra cui: Kyle Kuzma (Los Angeles Lakers), Dennis Smith Jr. (Dallas Mavericks), Markelle Fultz (Philadelphia 76ers), Edrice Adebayo (Miami Heat) e Josh Jackson (Phoenix Suns). Tutti i giocatori sono accusati di aver ricevuto dei pagamenti irregolari nel periodo antecedente alla selezione dei college dalle suddette realtà scolastiche.

Oltre a Pitino, le indagini del FBI si sono sviluppate grazie alla provata attività illecita di due volti noti della National Basketball Association, Andy Miller e Christian Dawkins. Oltre ad essere il rappresentante di un gran numero di giocatori (Kristaps Porzingis, Kyle Lowry e Kevin Garnett tra i tanti), Miller è il fondatore di ASM SportsNel mese di Dicembre le prove ritrovate dal FBI nel computer personale di quest'ultimo, hanno collegato una parte delle attività di corruzione proprio al simbolo di ASM, riscontrando un collegamento diretto tra Miller e Dawkins.

Collaboratore di ASM Sports e fondatore dell'AAU Basketball, Dawkins ha salvaguardato la propria immagine collaborando nell'inchiesta con una lista di college direttamente legati a Miller: Alabama, Duke, Kansas, Kentucky, Iowa State, Louisville, Michigan State, North Carolina, Notre Dame, South Carolina, Texas, USC, Utah, Virginia e Xavier. Un susseguirsi di nomi impressionante, che pone agli occhi del pubblico uno scenario a dir poco tetro. Un sistema profondamente corrotto nella stragrande maggioranza delle realtà studentesche, dedito unicamente a coprire le proprie colpe con una fitta coltre di menzogne e denaro.

Essendo ormai arrivati a raschiare il fondo della dignità sportiva, bisognerebbe solo chiedersi se oltrepassare questo infimo capitolo con un posto vacante nell'almanacco sia umanamente accettabile. Il messaggio che trascende da questa vicenda lascia una profonda cicatrice sulla coscienza della pallacanestro statunitense prima che sulla stessa NCAA, rimane solo la speranza che la giustizia del codice penale riesca lì dove la morale sportiva ha miseramente fallito.

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