Timeout

TIMEOUT | Marcus Smart: corri Marcus, corri!

Quella tenacia che caratterizza un personaggio apparentemente anonimo, ma con un passato tutto da scoprire...

Alberto Pacini
29.05.2018 18:12

Boston, 28 dicembre 2017.

Quando si incontrano due squadre tra le prime della classe è sempre un grande spettacolo, a maggior ragione se stanno entrambe lottando per il primo posto della propria Conference d'appartenenza. La sfida tra Celtics e Rockets si preannuncia quindi senza esclusione di colpi, giocata al massimo delle possibilità.

E' effettivamente, come era facile intuire, una partita molto tirata con bellissime fasi di gioco a sprazzi, specialmente quando si accendono Irving ed Harden. Le loro prestazioni però non bastano ad indirizzare il match verso un binario ben preciso, e quando mancano poco più di 18 secondi sul cronometro, Hoston conduce solamente di 3 punti. La rimessa in gioco finisce nelle mani di Marcus Smart, in quanto Irving non riesce a smarcarsi per ricevere.

Il tempo stringe e c'è bisogno di segnare, Smart mette palla a terra e trova un varco verso il canestro. Sottomano non facile ma che entra e porta sul -1 i biancoverdi. Quando Ariza prende in mano la sfera per rimetterla in gioco, si trova subito davanti la difesa schierata di Boston che non lascia il minimo spazio e, per non perdere il possesso, D'Antoni è costretto a chiamare TIMEOUT!

A ringhiare difronte alla rimessa per i Rockets era stato ancora una volta Smart, che fino a quel momento aveva fatto sì una buona partita, ma come suo solito senza risaltare nelle statistiche. Sì, perchè il suo gioco non si vede sui tabellini, ma direttamente in campo. Non è e non sarà mai un giocatore da 30 punti di media, nè tanto meno colui che risolve una partita punto a punto con un isolamento decisivo.

Marcus è però quel giocatore che qualsiasi squadra che vuole vincere un titolo deve necessariamente avere, quello che si butta su ogni pallone, quello che difende in ogni possesso come fosse l'ultimo, quello che non ha paura di nessuno. Quest'ultimo aspetto del gioco della guardia biancoverde è un qualcosa che risulta estremamente comprensibile non appena si viene a conoscenza della sua storia.

La vita per Marcus non è mai stata semplice, con il fato che è sicuramente stato molto poco benevolo, ma anche con tanti errori propri che hanno aggravato la situazione. Smart nasce vicino Dallas in Texas, ma passa la sua infanzia in Pennsylvania, in un'area soprannominata '1500 Blocks', rendendo perfettamente l'idea di quale fosse l'aspetto di quel paesino.

Diversi tipi di gang a contendersi la supremazia a suon di colpi di pistola, strade sgangherate e tanti palazzi grigi uno accanto all'altro. Quando cresci in un ambiente così, sei obbligato ad imparare a difenderti veramente in fretta e, nella stragrande maggioranza dei casi, questo meccanismo di autodifesa impone un atteggiamento altrettanto aggressivo che sfocia poi, appunto, nella malavita.

I suoi due fratelli maggiori, Michael e Todd, lo aiuteranno molto a stare lontano dai problemi, nonostante uno dei due, Michael, fosse uno dei più importanti spacciatori della zona. Smart ha sempre preso ad esempio i suoi fratelli, e in particolare Todd, soprattutto perché più vicino a lui d'età. Quella figura era estremamente importante per Marcus, e quando arrivò la notizia che gli era stato diagnosticato un cancro in fase troppo avanzata per essere curato, fu una pugnalata terrribile.

Todd era già riuscito a scampare ad un tumore all'occhio, ma questa volta farà in tempo solo a festeggiare l'ultimo Natale con la famiglia, prima di lasciarla definitivamente. Marcus è furioso, non capisce perché debba succedere proprio a lui, e questa rabbia lo porta a comportamenti mai avuti prima: risse a scuola, violenze per strada, amici poco raccomandabili.

E' proprio con uno di questi amici che si diletta a lanciare pietre alle macchine che passano per strada come passatempo ogni pomeriggio. Un giorno però, questo discutibile modo di divertirsi gli porta un problema molto più grande del previsto. Una pietra finisce addosso ad un ragazzo in bicicletta che cade rovinosamente a terra.

Per la sfortuna dei due ragazzini, quello era un membro della gang del quartiere, nota per essere piuttosto spietata. L'uomo tira fuori dalla tasca una pistola ed inizia ad inseguire i due ragazzini gridando che li avrebbe uccisi. Marcus e l'amico si dividono ed il malintenzionato decide di seguire proprio il nostro protagonista, fino a che, arrivati in un parcheggio, spara quattro colpi.

"Non ho mai avuto così tanta paura in vita mia. Pensavo 'Davvero è così che devo morire?'. Dopo il primo sparo cominciai a correre a zig zag come si vede fare nei film."

Fortunatamente funzionò, perché tutte le pallottole andarono a vuoto, e l'inseguitore decise di continuare semplicemente a correre finché non lo avrebbe preso con le sue mani. Smart riuscì a dirigersi verso casa ed a chiudersi dentro, ma questo non fermò l'aggressore che intimò di aprire la porta o l'avrebbe buttata giù con la forza.

La porta si apre e l'espressione del ragazzo cambia in una frazione di secondo, con la paura negli occhi, si scusa e scappa via. Sull'uscio era comparso Michael, il fratello di Marcus, che senza proferire parola aveva risolto la situazione. La sua forte presenza nella malavita cittadina aveva parlato per lui, annullando un errore che poteva costare veramente caro al fratello.

Dopo questo episodio Smart capirà di dover sparire al più presto da quel paese, e la via più veloce era il basket. Il suo talento era già conosciuto in zona e le sue ottime prestazioni all'high school gli garantirono la chiamata dell'Oklahoma State University. Il ragazzo si era presto fatto un nome, non per le statistiche, ma per la cattiveria agonistica con la quale giocava ogni secondo in campo.

Il Draft del 2013 è tristemente noto per essere uno dei peggiori degli ultimi anni (Bennett prima scelta, ndr) ed in quello scenario Smart era quotato come la decima chiamata assoluta. A sorpresa indusse una conferenza stampa con la quale annunciò la sua permanenza ad Oklahoma per un altro anno, tra le urla dei tifosi impazziti di gioia.

La sua eccezionale difesa e la sua voglia di buttarsi su ogni pallone erano un fattore troppo importante per i Cowboys. Solo questione di tempo però, perché quel ragazzino che tanto sognava di scappare dalla malavita, l'anno dopo corona il suo sogno ed entra in NBA dalla porta principale, chiamato con la sesta scelta dalla franchigia storica dei Boston Celtics.

Qui ci eravamo fermati e da qui ripartiamo, con il nostro Marcus che è diventato un giocatore estremamente importante nelle rotazioni di coach Stevens, che nel corso degli anni è riuscito a far a meno di tantissimi giocatori anche di livello altissimo, vedi Isaiah Thomas, ma mai e poi mai di lui. Il punto fermo di Boston, capace di farsi amare da addetti ai lavori e tifosi proprio per quella enorme tenacia che ormai tanto bene conosciamo.

E infatti Stevens decide di non farne a meno neanche in questi 13 secondi rimanenti di partita, convinto che il suo apporto difensivo possa essere fondamentale. Le direttive sono di incollarsi ad Harden e non lasciargli neanche il tempo per respirare. Preso alla lettera. Sulla rimessa per Houston, Smart segue la guardia dei Rockets come un'ombra, tanto da costringere il povero Harden a fare sfondamento. Pubblico in visibilio.

Al resto ci pensa Horford che porta i suoi avanti di uno con solamente 3 secondi da giocare, e Houston senza timeout. Sulla conseguente rimessa la scena è esattamente la stessa: spinta nervosa di Harden per liberarsi dalla marcatura, Marcus a terra, sfondamento. Sorriso amaro in panchina di CP3, D'Antoni una furia con gli arbitri e tutta Boston che corre ad abbracciare quel ragazzo col 36 sulle spalle, che dopo le due spallate ricevute nel giro di pochi secondi, è gia in piedi ad esultare come un matto.

La perfetta immagine per fotografare un ragazzo che ha dovuto da sempre guadagnarsi tutto con la propria forza di volontà, tra spari, botte e, appunto, spallate. Ma d'altronde, cosa sono due spintarelle dopo che  hai resistito anche alle pallottole?

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