Boston Celtics

Home sweet home: Boston inizia col botto!

L’entusiasmo del TD Garden è stato ripagato al meglio dai Celtics, forti della maturità mostrata dai giovani talenti e dall’utilizzo di un roster finalmente a pieno regime.

Antonello Brindisi
17.10.2018 19:39

La prima uscita casalinga dei biancoverdi è stata caratterizzata da una moltitudine di sorrisi e da qualche lacrima di gioia, un accostamento quantomai efficace davanti alla self-confidence sfoggiata dai vari Jayson Tatum, Jaylen Brown e Terry Rozier e al ritorno sul parquet di Kyrie Irving, Daniel Theis e soprattutto Gordon Hayward. Dinanzi a questa carica emotiva, la vittoria sui Philadelphia 76ers (l’incontro è terminato con il punteggio di 105 a 87), ha dunque sancito una netta presa di coscienza dell’intero roster bostoniano.

Partiamo dal capitolo più bello della serata, la completa redenzione di Hayward, tornato a calcare il campo da gioco dopo quel terrificante infortunio che sembrava aver compromesso il futuro cestistico del numero 20 biancoverde. Tutto il palazzetto, fino alla palla contesa di inizio partita, aveva ancora in mente la rovinosa caduta sul parquet di Cleveland: un fattore emotivo che dona ancor più significato alle lacrime di mamma Jody, sopraffatta dalle proprie emozioni di fronte alla standing ovation tributata al figlio durante gli atti conclusivi del 4° periodo. Un rientro condito da 24 minuti di gioco (il giocatore è partito nello starting-five designato da coach Stevens) con 10 pts (4 su 12 dal campo, 33% e 1 su 2 dalla lunetta), 5 reb e 4 stl. Numeri che in parte non rendono giustizia alla solidità mentale mostrata dallo sfortunato Hayward, subito pronto a rendersi parte attiva del sistema difensivo di Brad Stevens, senza risparmiarsi nello scontro fisico nel pitturato, il segnale più importante per tutto l’ambiente dei Celtics.

Applausi e attestati di stima che sono arrivati a pioggia anche sulle spalle di Jayson Tatum (23 pts, 9 reb, 3 ast, 1 stl in 28 minuti di gioco), vero e proprio trascinatore della compagine biancoverde. Il ragazzino ha stupito nuovamente l’intero panorama NBA, mostrando una consolidata leadership degna di paragoni illustri. In molti infatti, hanno rivisto nella partita interpretata da Tatum, le gesta e la personalità di Kobe Bryant, leggenda spesso accostata al futuro del numero 0. Una maturità disarmante, caratterizzata ora anche da una personalità ben più evidente. I vari faccia a faccia instaurati sia con Ben Simmons che Joel Embiid, si sono infatti distinti per un reiterato scambio di opinioni tra le parti in causa.

Anche la partita di Jaylen Brown (12 pts, 5 reb, 2 ast in 28 minuti sul parquet) si è mossa sulla linea d’onda cavalcata da Tatum, racchiusa esaustivamente nella tanto spettacolare quanto bizzarra schiacciata stampata sull’estroso Joel Embiid, il talento più carismatico degli storici rivali. Una grande prestazione prodotta anche nella consueta attitudine difensiva della propria squadra. Insieme ad Al Horford, perno principale della difesa, la coppia Tatum-Brown ha contrastato al meglio il talento offensivo dei Sixers, vanificando così l’ottima prestazione di Ben Simmons (19 pts, 15 reb, 8 ast, stle 2 blk in 42 minuti di gioco).

Alla festa collettiva si sono iscritti anche Terry Rozier (11 pts, 8 reb, 1 ast e 1 blk in 26 minuti) e Marcus Smart (7 pts, 3 reb e 3 ast in 25 minuti), pronti a colmare le inaspettate difficoltà realizzative di Kyrie Irving (7 pts con 2 su 14 dal campo, 14.3% in 29 minuti sul parquet). Probabilmente condizionato dalla riabilitazione post-operatoria, Uncle Drew deve ancora ritrovare lo smalto dei tempi migliori. L’elevato minutaggio concesso a Rozier e Smart appare dunque il miglior compromesso per il ritorno del fuoriclasse bostoniano. Oltre che nel backcourt, il peso offensivo incarnato da Irving è stato ottimizzato anche nel frontcourt, grazie all’ottima prestazione in uscita dalla panchina di Marcus Morris, autore di 16 pts in 20 minuti d’impiego sul campo.

Al Horford ha offerto la consueta prestazione a tutto-campo, facendo segnare sul tabellino 9 pts, 4 reb, 2 ast e 5 blk in 29 minuti. Nel reparto lunghi si deve sottolineare il ritorno dall’infortunio di Daniel Theis, pronto a rinvigorire il numero di pivot dietro lo stesso Horford e l’ormai confermatissimo Aaron Baynes (8 pts, 4 reb e 3 ast con il 50% dalla linea dei 3 pts), protagonista di un’ottima prova tanto in attacco quanto in difesa.

Davanti ad una convincente prova di maturità ottenuta a discapito dei diretti avversari ed alla consapevolezza dell’integrità fisica del proprio roster, i Boston Celtics sembrano intenzionati a recitare il ruolo prefissato di cotender al titolo NBA. Il contagioso entusiasmo del TD Garden ha dato l’ennesima conferma del proprio obiettivo, ovvero trainare i Celtics oltre qualsiasi ostacolo. Il messaggio è ovviamente diretto all’Oracle Arena dove i Golden State Warriors hanno celebrato la conquista del 6° titolo NBA rispondendo con l'ennesima vittoria alla performance del collettivo biancoverde. La speranza e i sogni di gloria nel Massachusetts sono ormai alle stelle, il dado è tratto e di certo, i Dubs sono pronti a rispondere all'appello. La stagione NBA ha già trovato le proprie rivalità.

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