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Come si calcola il massimo salariale?

09.03.2018 19:59
Quante volte avete letto in giro per internet che un giocatore ha firmato un contratto al massimo salariale, senza però riuscire a capire perchè? Inutile girarci intorno, le variabili che definiscono i contratti NBA sono più di una e non sempre sono facili da comprendere. Perciò in questo articolo cercheremo di spiegare, il più semplicemente possibile, cosa è il massimo salariale e chi può accedervi. La regola di base è molto chiara: i giocatori che vanno da 0 a 6 anni di esperienza in NBA possono chiedere un massimo salariale che vale il 25% del salary cap (tetto salariale). Per chi ha dai 7 ai 9 anni di esperienza sale al 30%, mentre chi ha oltre 10 anni di esperienza arriva al 35%. In realtà fino alla stagione precedente, la percentuale del salary cap era calcolata in modo leggermente minore dalla NBA; dal 2017-2018 però non ci sono più questi scostamenti a causa della firma di un accordo tra l'associazione dei giocatori e la NBA stessa. Un'altra sottigliezza riguarda poi i famosi "Bird Rights". Secondo tale regola, chi firma un contratto al massimo sotto i Bird Rights potrà ricevere un incremento annuale del proprio stipendio dell'8%, contro il 5% di chi non li ha. Il senso della divisione degli anni è piuttosto semplice: dato che la maggior parte di coloro che riceveranno un massimo salariale saranno stati scelti al primo giro del draft, è probabile che giochino i primi quattro anni con il contratto da rookie, prima di affrontare la free agency. In seguito potranno firmare un contratto a lunga durata (4-5 anni) e al termine di questo saranno candidabili a prendere il 30% del salary cap, dato che rientrano nei 7-9 anni di esperienza. La regola per coloro che sforano i dieci anni di esperienza è in realtà poco usata, poiché è difficile concedere un contratto così alto a giocatori intorno ai 32 anni. Questo però verrà probabilmente smentito in questa estate, quando LeBron James potrà chiedere queste cifre.

LE "ECCEZIONI" CONTRATTUALI

Passiamo adesso alle tre eccezioni a queste regole. La prima è chiamata "Regola Derrick Rose", e non è certo un caso. Coloro che arrivano alla conclusione del contratto da rookie ed hanno partecipato per due volte all'All-NBA Teams, o vincitori del "Miglior difensore dell'anno" o MVP della stagione, potranno candidarsi ad un contratto al massimo salariale al 30% del salary cap, invece del 25%. Questa regola fu introdotta nel 2011 e ovviamente l'unico ad averne usufruito per il momento è proprio Derrick Rose, quando vestiva la canotta dei Chicago Bulls. La seconda eccezione è chiamata invece "Regola Kevin Durant". Questa cerca invece di evitare il trasferimento di grandi stelle da una squadra all'altra, con incentivi economici che potrebbero convincere a non abbandonare la squadra corrente. Secondo le stesse regole della "Derrick Rose", un giocatore che milita nella lega da 7 a 9 anni, può comunque candidarsi ad un contratto al 35% del cap, negoziando questo contratto a partire da un anno dal termine del precedente. E' ovvio che il riferimento storico è basato sulla decisione di KD di lasciare Oklahoma City in favore di Golden State. La principale peculiarità della "Regola Durant" si basa infatti sulla grande mobilità contrattuale garantita alle franchigie d'appartenenza dei giocatori. Per ottenere i benefici economici di questa riforma è necessario estendere il proprio contratto con la squadra che ha selezionato il giocatore nel Draft. Tra i vari bonus ottenibili tramite quest'estensione troviamo proprio la possibilità di ottenere quel famoso incremento salariale del 5% che permette di toccare la quota del 35% sopracitata (rientrando tra i primi 15 giocatori selezionati al termine della stagione negli All-NBA Team). L'esempio più famoso è senz'altro il caso di Paul George che, rifiutando il rinnovo contrattuale proposto dagli Indiana Pacers in favore del trasferimento ad Oklahoma City, ha praticamente rinunciato a questa opzione contrattuale a proprio favore al termine dell'attuale regular season (PG13 diventerà infatti Free Agent nella prossima sessione di mercato). L'ultimo perfezionamento regolamentare riguarda invece la situazione di Chris Paul. Fino alla scorsa stagione, non era permesso firmare dei contratti al massimo salariale che portassero la scadenza dello stesso oltre i 36 anni del giocatore. CP3 però, in quanto presidente dell'associazione dei giocatori, si è impegnato ed ha negoziato con l'NBA affinché questa regola fosse cambiata ed è riuscito ad innalzare la quota fino a 38 anni. Il fatto piuttosto interessante è che, proprio Chris Paul, potrà chiedere il massimo salariale in questa estate. Lui che ha 32 anni... Queste che vi abbiamo appena mostrato sono le regole base secondo cui si discute il massimo salariale. Con l'innalzamento del cap, non è un caso che in ogni stagione ci sia una costante crescita nella retribuzione contrattuale delle All-Star. Di conseguenza, stando a quanto abbiamo citato sopra, il record che adesso detiene Stephen Curry potrebbe essere infranto nella free agency del 2018 dallo stesso Chris Paul o più probabilmente, da LeBron James.

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