Story of the Game

Quella volta che Howard abbracciò Van Gundy: atto sincero o gesto di facciata?

Recente protagonista di questa Free Agency, Dwight Howard si è spesso contraddistinto per un atteggiamento da "prima donna". Oggi rievochiamo la prima vittima del pivot statunitense, Stan Van Gundy.

Gabriele Scaglione
18.06.2018 16:34

 

Quando si discute di NBA si finisce spesso a parlare di punti messi a referto, di assist fenomenali o di giocate sensazionali, di cose di campo insomma. Tuttavia la storia lega professionistica di basket più importante del mondo è ricca di aneddoti e di episodi curiosi che spesso hanno poco a che fare con la pallacanestro giocata. Quello di cui vogliamo parlarvi oggi ha come protagonista Dwight Howard e risale alla stagione 2011-2012, l'ultima di Superman con la maglia degli Orlando Magic. In quel periodo Howard era ritenuto da molti il centro più dominante della NBA ma quella lì non fu un'annata semplice per il gigante di Atlanta che giocò solamente 54 partite per via di un'operazione chirurgica alla schiena.

 

Circa due settimane prima di sottoporsi all'intervento che avrebbe compromesso la sua partecipazione ai Playoffs e, successivamente, anche ai Giochi Olimpici di Londra, Howard si rese comunque protagonista di un curioso siparietto insieme al suo allenatore di allora Stan Van Gundy che all'epoca dei fatti sedeva sulla panchina di Orlando da quasi 5 anni.

 

E' il 5 aprile del 2012 e al Madison Square Garden di New York va in scena l'attesissimo incontro tra i Knicks e i Magic. Gli ospiti sono in crisi nera di risultati e per questo il posto di Van Gundy è in bilico. Inoltre molti sostengono che ci sia qualcuno nello spogliatoio di Orlando che gradirebbe il licenziamento del coach e quel qualcuno sembrerebbe essere proprio Dwight Howard.

 

 

Per smorzare la tensione e per allontanare queste voci destabilizzanti, Howard, nella conferenza stampa pre-game, decide di fare un gesto che facesse capire ai media che tra lui e il coach non c'era alcun tipo di problema: raggiunge Van Gundy di fronte ai microfoni e mette il proprio braccio intorno alla sua spalla. Ciò che accade a questo punto ha dell'incredibile.

 

I giornalisti, infatti, colgono l'occasione per domandare ad entrambi se le voci che li riguardano siano vere ma Van Gundy va via, lasciando il suo giocatore di stucco. Due mesi più tardi l'allenatore verrà sollevato dal suo incarico. Ad oggi non è del tutto chiaro se l'abbraccio di Howard fosse solamente un gesto di facciata (vista anche la reazione del coach) o se fosse un una dimostrazione d'affetto sincera.

 

Qualche giorno fa, però, Superman, ospite negli studi di ESPN, è tornato a parlare del giorno di quell'abbraccio “mancato” come del più brutto della sua vita. Insomma, al giocatore degli Charlotte Hornets non piace essere considerato il responsabile del licenziamento del suo ex coach con cui sostiene di non avere niente a che fare. Possiamo fidarci Dwight? 

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