Utah Jazz

ROY: testa a testa tra Mitchell e Simmons. C'è spazio per gli outsider?

Alberto Pacini
17.02.2018 11:43
Ogni anno, oltre all'ambitissimo titolo di MVP, la corsa al "Rookie of the Year" è sicuramente una delle sfide più interessanti che il panorama NBA possa offrire per quanto riguarda i premi individuali. Quest'anno in particolare, l'assegnazione di questo titolo è più che mai incerta, con tanti giocatori in grado di mettere le mani sul trofeo. Ai nastri di partenza della stagione sembrava non esserci gioco quest'anno, con Ben Simmons in nettissimo vantaggio su chiunque altro, salvo poi però renderci tutti conto che questa edizione del Draft ci aveva regalato dei talenti purissimi e pronti a dare battaglia all'australiano dei Sixers. Arrivati ormai alla consueta pausa dovuta all'All-Star Game, quando mancano meno di 30 partite al termine della stagione, cerchiamo di fare il punto sui maggiori indiziati ad alzare a fine stagione il premio di ROY. Questa prima abbondante parte di regular season ci ha mostrato come Donovan Mitchell e Jayson Tatum siano gli avversari veri e propri di Simmons in questa speciale corsa.

DONOVAN MITCHELL (Utah Jazz)

Il rookie degli Utah Jazz sta letteralmente trascinando a suon di grandissime prestazioni la sua squadra verso un incredibile quanto insperato ottavo posto ad Ovest. I numeri parlano per lui, impressionante la sua capacità realizzativa (19.6 PPG) che gli ha permesso di andare per numerose volte oltre i 25 punti e in ben due occasioni sopra i 40. In un clima ormai di rebuilding dopo l'addio di Hayward, pochissimi a Salt Lake City si sarebbero immaginati di trovare subito un giocatore così pronto, visto anche come le altre franchigie lo hanno "snobbato", facendolo arrivare alla chiamata numero 13.

BEN SIMMONS (Philadelphia 76ers)

Chi invece non è stato accantonato proprio da nessuno è il buon Ben Simmons, visto da tutti come un predestinato, che ha dovuto però aspettare un anno per far parlare le mani per colpa di un brutto infortunio che lo ha tenuto fuori tutta la passata stagione. Commentare le sue statistiche (16.4 PPG, 7.8 RPG, 7.3 AST) è estremamente facile. Un giocatore di una totalità imbarazzante, eccelle in ogni parquet, ottime capacità realizzative, eccellente passatore e, vista la stazza, anche un ottimo rimbalzista. I suoi 208 cm gli permettono di imporsi in maniera significativa anche nella metà campo difensiva, cosa che invece rimane più difficile a Mitchell. Simmons sta riuscendo finalmente, insieme ad Embiid, a far vedere la luce infondo al tunnel a Philadelphia che sta lottando per un posto ai playoffs ed ha davanti a se sicuramente un futuro molto luminoso. Se dovessimo fare un paragone tra i due rookies, per quanto riguarda l'impatto sulla propria squadra, c'è da dire che quello di Mitchell a Utah è stato veramente devastante, prendendo una squadra da riformare e portandola a lottare per traguardi importanti. Il numero 25 dei Sixers si è invece ritrovato in una squadra leggermente più costruita, nella quale comunque sta riuscendo ad imporsi.

JAYSON TATUM (Boston Celtics)

L'altro prospetto molto interessante da analizzare, come detto, è Jayson Tatum. La guardia dei Celtics ha sorpreso tutti, addetti ai lavori compresi, in quanto, seppur nessuno dubitasse delle sue doti, sarebbe comunque dovuto essere un elemento della panchina nella squadra di Stevens. L'infortunio di Hayward ha però mischiato le carte in tavola e ha fatto sì che Tatum e Brown avessero molto più spazio e quindi l'opportunità di mostrarci tutto il loro talento. Detto fatto, il numero 0 ha mostrato da subito uno stile di gioco molto spigliato, aggressivo in attacco e molto incisivo in difesa. Impressiona, tra le sue statistiche (13.5 PPG, 5.1 RPG, 1.4 AST), la sua incredibile efficacia dalla linea del tiro da tre punti, con un solidissimo 42.7%. Il rookie si è inserito alla perfezione nel sistema di gioco di Boston e sta facendo vedere davvero delle belle cose, ma l'impressione è che al momento non sia ancora al livello di Mitchell e Simmons.

DENNIS SMITH JR. (Dallas Mavericks) e KYLE KUZMA (LA Lakers)

Il discorso è lo stesso, ma meritano comunque menzione, per Dennis Smith Jr., rookie dei Dallas Mavericks, e Kyle Kuzma, guardia dei Los Angeles Lakers. Smith sta avendo tanto spazio in una squadra come Dallas che non ha assolutamente nulla da dire in questa stagione, pertanto può permettersi di dare spazio a Dennis per farlo maturare, e lui non sta assolutamente deludendo le aspettative. Incredibile atletismo, buon realizzatore (14.8 PPG), ma ha anche dimostrato di saper essere un giocatore a tutto tondo, mettendo a referto la tripla-doppia più giovane di sempre per i Dallas Mavericks. Il giovane Smith però rimane uno scalino sotto agli altri tre, vista la sua poca continuità (normalissima per un 20enne) e la sua incapacità di migliorare significativamente il suo team. Più o meno analogo il discorso per Kyle Kuzma, con la sola differenza che la guardia gialloviola si può considerare la vera e propria steal of the draft, in quanto, sembra veramente da pazzi, ma è stato chiamato con la 27esima scelta assoluta. Nessuno si sarebbe aspettato un impatto così forte sulla Lega, arrivando addirittura ad oscurare il "chiacchieratissimo" compagno di squadra Lonzo Ball, chiamato invece alla numero due. Kuzma ha messo in mostra alcune eccellenti prestazioni (38 punti il suo career high e 15.7 PPG) e ha dimostrato di avere un talento cristallino del quale, a quanto pare, nessuno si era accorto prima del Draft del 23 giugno. Complimenti ai Lakers dunque, che si sono assicurati un ragazzo su cui poter far affidamento per il futuro ma, come detto per Smith Jr., ancora troppo altalenante per poter competere per il titolo di ROY con gli altri tre. Adesso è presto per dire a chi andrà il premio, però noi un'idea ce la siamo fatta, ed anche piuttosto chiara. Non ci resta che aspettare.

Commenti

Da Lubiana all'All-Star Game: il viaggio di Goran Dragic
Chris Bosh vuole tornare e vincere: con chi potrebbe firmare?