Story of the Game

La lunga battaglia di Ray Allen: il campione rinnegato!

Gli storici dissidi biancoverdi continuano a segnare il presente dei Celtics

Antonello Brindisi
22.03.2018 21:52

A poco meno di una settimana dalla data di rilascio del suo libro autobiografico, Ray Allen torna ad infiammare l'acceso dibattito che ha generato il personale ostracismo dalla realtà biancoverde. Non sempre il trionfo in NBA genera delle conseguenze positive, lo sanno bene i Boston Celtics che, dopo la conquista del loro 17° titolo NBA nel 2008, hanno assisto alla lenta implosione della propria locker room, distrutta dai conflitti interni generati dalle proprie All-Star. Il protagonista principale di questi dissidi fu proprio il leggendario three-point shooter americano che, dopo le reiterate frizioni con Rajon Rondo e Kevin Garnett, fu costretto a lasciare il Massachusetts in favore dei Miami Heat, chiudendo così la propria esperienza al TD Garden con l'epiteto di traditore.

Grazie alle personali verità racchiuse in From the Outside: My Journey Through Life and the Game I Love (titolo scelto dal giocatore per la propria autobiografia), Ray Allen cerca così di rendere giustizia alla propria immagine, raccontando i cosiddetti scheletri nell'armadio nella gestione di Doc Rivers che hanno allontanato l'ex numero venti biancoverde dal cuore dei tifosi bostoniani. Apparso spesso insofferente per i mancati riconoscimenti dei Celtics, il giocatore ha subito posato la propria attenzione sugli oscuri intrecci di mercato messi in atto dalla dirigenza di Boston prima del suo addio, rivelando un clamoroso aneddoto che ha coinvolto Chris Paul, Monty Williams ed appunto Doc Rvers:

"Nella stagione 2011/12 avevamo bisogno di un nuovo innesto per rigenerare il nostro progetto tecnico. Il giocatore sacrificato era Rondo che sarebbe andato a New Orleans in cambio di Chris Paul. Rajon sarebbe stato Free Agent in estate e non sembrava poter offrire le giuste garanzie per il futuro di Boston".

"Era tutto fatto ma all'ultimo momento, Rondo si oppose al trasferimento coinvolgendo direttamente Doc Rivers. Sulla panchina di New Orleans c'era Monty Willams e Rivers non ebbe il coraggio di oltrepassare i propri legami personali. Un errore che a quanto ho visto ha sempre caratterizzato il suo lavoro.

In quel caso Doc decise che non poteva togliere il miglior giocatore a disposizione del suo amico fraterno, schierandosi con Rajon e mandando all'aria quella trade.

L'egoismo di Rondo e la debolezza di Rivers hanno pregiudicato il nostro ciclo vincente e alla fine sono stato io a pagare per tutti. Se c'è qualcuno che ha tradito i Celtics quella persona di certo non sono io! Il mio trasferimento a quel punto era inevitabile, i patti nello spogliatoio erano stati violati e non esistevano più i presupposti per andare avanti. Ho agito per il bene della franchigia ma sono diventato presto il capro espiatorio dei tifosi.

Ho contribuito alla storia di questa franchigia e non accetto questo trattamento da rinnegato! Per questo ho deciso di rivelare queste situazioni interne, sia ben chiaro non ho alcun problema con i Celtics ma non accetto le accuse che mi hanno affibbiato i miei compagni di squadra. E' troppo facile nascondere le proprie colpe dietro un bersaglio pubblico!".

Come è ben noto, tutto il decorso biancoverde di Ray Allen è stato caratterizzato dal burrascoso rapporto nato con Rajon Rondo, compagno di squadra con cui l'ex SuperSonics è spesso arrivato ad un aperto scontro fisco e verbale. Sicuramente i reiterati dissapori tra i due titolari del backcourt di Doc Rivers hanno letteralmente divelto l'equilibrio del glorioso spogliatoio dei Celtics, compromettendo irrimediabilmente il destino di quel gruppo di All-Star ma contrariamente a quanto si può pensare dall'esterno, lo smisurato ego di Ray Allen ha costantemente indispettito i cooprimari al suo fianco, Kevin Garnett su tutti.

Il difficile passato di Ray Allen, perseguitato a Seattle da minacce di morte, ricatti e sparatorie (il giocatore ha visto coinvolta anche la vita della madre in questo difficile scenario), ha contribuito alla formazione di un carattere piuttosto spigoloso, sempre pronto ad imporre la propria leadership sui propri compagni:

"Evidentemente la mia personalità era scomoda per il loro successo personale. Ricordo ancora un episodio della preseason dove stavo esercitando la mia dimestichezza nel dribbling. Kevin Garnett non gradiva il mio pubblico siparietto come lo definiva lui, mi è venuto vicino ordinandomi di smetterla di fare il clown e di cominciare a giocare seriamente.

Non piacevo a Kevin perchè mettevo in mostra i suoi limiti tecnici ma lui era troppo concentrato nell'essere il trascinatore in pubblico per rendersene conto".

"Tutta questa congiura per difendere una persona che vive solo per alimentare il proprio successo personale. Mi riferisco naturalmente a Rondo che, dopo la vittoria del 2008, andava in giro dicendo che era un suo trionfo, a suo dire ci aveva letteralmente salvato la stagione, elevandosi al grande campione che pensa ancora di essere....

la verità è che ha solo rivelato la sua natura di parassita. Non ha vinto niente senza di noi, questo la dice lunga sul suo valore. Io invece, a quanto pare, ho continuato a dare sempre il mio contributo".

La risposta di Rajon Rondo non si è fatta certo attendere, il playmaker dei Pelicans si è infatti scagliato contro l'ex compagno di squadra, reo di aver mentito spudoratamente nella propria autobiografia per salvaguardare il proprio status nella NBA:

"E' incredibile quanto una persona possa cadere in basso per amore della propria immagine pubblica. Ray Allen è una persona vuota, è sempre stato ossessionato dalla sua popolarità che alimentava costantemente con delle menzogne. Questo perchè in realtà non possiede una personalità. Per questo motivo è andato via, non conosce la lealtà e non ha mai avuto alcun interesse a legarsi ad una franchigia. I suoi valori sono nulli e questo spiega la sua ossessione verso le chiacchiere da bar a cui è tanto legato.

L'unica persona che gli è sempre stata accanto nonostante le sue menzogne è Paul Pierce ma alla fine, il suo comportamento meschino ha allontanato anche il nostro capitano. Credo che ormai la realtà sia ben nota a tutti ma lui continuerà a mentire. E' fatto così, non ha il coraggio di assumersi le sue responsabilità".

La carriera in biancoverde di Ray Allen appare quindi davanti agli occhi del pubblico come un grande ossimoro destinato a perdurare nel tempo e nella storia dei CelticsUn ostracismo senza fine che è ben riassunto nella serata dell'11 febbraio quando, davanti agli occhi dei maggiori protagonisti di quel glorioso 2008, la maglia numero 34 è stata innalzata sul tetto del TD Garden. Tutti presenti tranne uno, proprio quel Ray Allen che ha preferito calcare i campi da golf piuttosto che rendere omaggio al fedele compagno di squadra.

Nonostante i propri sforzi, indirizzati verso la riconquista della dignità persa nel Massachusetts, le parole colme d'odio e rancore di Ray Allen sembrano aver eretto un invalicabile muro di cinta tra il giocatore e la realtà biancoverde. Non sempre infatti, le storie d'amore proposte dalla NBA portano in grembo una storia a lieto fine. Le formidabili conclusioni dall'arco dell'ex numero venti dei Celtics hanno consegnato il nome di Ray Allen alla storia moderna della lega ma come si può evincere da questa vicenda, l'amore dei propri tifosi non si raggiunge con i canestri messi a segno quanto con la fiducia, il rispetto e la lealtà offerta nel tempo alla propria squadra.

 

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