San Antonio Spurs

Kyle Anderson: my time is now!

15.11.2017 22:17
Quando il 26 Giugno del 2014 i San Antonio Spurs scelsero Kyle Anderson con l’ultima chiamata del primo giro di quel draft (la trentesima) sapevano bene di ritrovarsi per le mani un talento grezzo da coltivare a dovere, un talento per molti versi fuori dall’ordinario, ma pur sempre un talento. E così Kyle si è armato di santa pazienza e di grande umiltà e, dopo aver passato le sue prime tre stagione NBA sostanzialmente a scaldare la panchina degli Speroni, adesso sta finalmente salendo alla ribalta in questo inizio di stagione (la sua quarta NBA per l’appunto). Complice l'assenza per infortunio di Leonard, nelle prime 14 uscite stagionali coach Gregg Popovich lo ha sempre schierato da titolare e gli ha concesso la bellezza di 27.1 minuti di media (nelle prime 3 stagioni la sua media era stata di poco più di 14.0 minuti a partita). Kyle Anderson sta ripagando la fiducia del coach con un massimo in carriera praticamente in ogni voce statistica: 8.2 punti, 6.6 rimbalzi, 2.6 assist, 1.0 stoppate, 0.9 palle rubate, con il 48.9% dal campo, il 33.3% dalla lunga distanza e il 76.7% dalla lunetta. I numeri e l’attitudine messa fuori e dentro al campo dimostrano che Kyle Anderson è un giocatore completo, capace di dare il suo apporto alla squadra in ogni aspetto del gioco. Ottimo rimbalzista e ottimo passatore, Kyle Anderson ha sicuramente nell’intelligenza cestistica la sua dote migliore, dote che gli permette di reggere il confronto tra i pro nonostante un atletismo al di sotto degli standard della lega d’oltreoceano. Tiratore dalla distanza non sempre infallibile, Anderson preferisce prendere la maggior parte dei suoi tiri al ferro (il 43.2% delle sue conclusioni) oppure tra 1 e i 3 metri dal canestro (il 30.7% delle sue conclusioni, primo tra tutti i giocatori Spurs). Per questa sua attitudine, oltre che per sfruttare la sua apertura alare di quasi 220 centimetri (Kyle è alto 206 centimetri), coach Gregg Popovich lo sta utilizzando spesso anche da ala grande nel suo schieramento (nel 46% del tempo trascorso sul parquet), oltre che nel suo ruolo naturale da ala piccola (nel 54% del tempo trascorso sul parquet). All’interno del consolidato sistema vincente dei San Antonio Spurs (al momento 9 vittorie e 5 sconfitte in stagione) Kyle Anderson sta assumendo dei connotati da assoluto protagonista, essendo nella classifica di squadra nella top five di alcune tra le più importanti voci statistiche: rimbalzi (terzo), assist (quarto), palle rubate (quarto), stoppate (quinto), percentuale dal campo (quarto), percentuale dalla lunetta (quinto) e nel player efficiency rating (quarto). Con un altro chassis a disposizione Kyle Anderson nel draft 2014 avrebbe potuto ambire, senza ombra di dubbio, ad una chiamata altissima, forte del suo secondo anno a UCLA con medie da 14.6 punti, 8.8 rimbalzi, 6.5 assist, 1.8 palle rubate con il 48.0% dal campo e il 48.3% dalla lunga distanza. Accostato spesso per il suo talento a giocatori del calibro di Jalen Rose e Lamar Odom, su di lui ha però da sempre aleggiato il dubbio della tenuta atletica, venendo per questo spesso accostato anche ad un altro campionissimo dalla tecnica sopraffina e dalle movenze eleganti, ovvero il serbo Dejan Bodiroga. Giunto al suo ultimo anno del contratto da rookie, qualora Kyle Anderson dovesse continuare sugli standard di inizio a stagione, c’è da scommettere che i San Antonio Spurs dovranno mettere mano al portafoglio per poterlo confermare nuovamente tra le loro fila. In attesa di vedere come si comporterà durante i playoffs, c’è da dire che ad ogni modo, visti anche certi super contratti che ci sono in giro, i San Antonio Spurs farebbero bene a confermarlo, anche a cifre importanti, perché Kyle Anderson non sarà di certo un mostro di atletismo, ma state pur certi che a basket sa giocare.

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