Trade

Ryan Anderson: vittima sacrificale degli Houston Rockets?

Matteo Panzettini
06.02.2018 20:22

Solo due giorni separano le squadre NBA dalla trade deadline, e gli Houston Rockets sono a lavoro per portare a compimento uno scambio che vede come protagonista l'attuale lungo titolare Ryan Anderson. L'ala grande è al secondo anno di un contratto quadriennale da 80 milioni di dollari, firmato il 3 luglio 2016, appena passato a Houston. Una sua potenziale partenza quindi creerebbe spazio salariale alla squadra texana.

I Rockets attualmente hanno un record di 38 vittorie e 13 sconfitte, secondi solo ai Golden State Warriors (41-12), anche se buona parte delle sconfitte sono coincise con i periodici infortuni di Chris Paul prima, e James Harden in seguito. Come affermato a gran voce dalla dirigenza Rockets, lo scopo della franchigia è comporre un roster in grado di battere proprio Golden State in una ipotetica serie di playoffs in quella che sembra la prossima ed inevitabile finale di Western Conference.

Houston quest'anno è considerata una macchina da punti sotto la guida di coach Mike D'Antoni, e i punti su 100 possessi sono 112.5, meglio di chiunque (eccetto però Golden State con 113,4...). Dal punto di vista difensivo, la squadra è ottava nella lega, con 104.4 di defensive ratings, ed è questo l'obiettivo primario di Houston: migliorare nella protezione del ferro in vista della postseason.

Assistendo ad una partita dei Rockets non si può non notare come il più attaccato dagli avversari sia proprio Ryan Anderson, considerato l'anello debole della catena difensiva. Le statistiche indicano che quando il numero 33 è in campo, Houston concede 107.2 punti su 100 possessi agli avversari, e giocando di media oltre 28 minuti a partita ciò rappresenta un problema di non poco conto per la squadra. Essendo poco atletico e non molto adatto a cambiare sui playmaker o guardie avversarie, Anderson è spesso sfidato dagli attaccanti in situazioni di pick-and-roll.

Ciò che fino ad ora era mancato nella metà campo difensiva, Anderson lo dava offensivamente, come confermato da un offensive rating pari a 112 nella stagione corrente. La sua capacità di tirare oltre l'arco dei tre punti è considerato manna dal cielo per il sistema D'Antoni, anche grazie al fatto di avere la possibilità di tirare smarcato più volte a partita (giocare con Paul e Harden ha i suoi vantaggi...).

Ciò che sorprende però è il vistoso calo delle statistiche al tiro da tre punti: l'efficienza da dietro l'arco è passata dal 40.3 % al 37.9% e il calo di offensive rating si era visto anche nelle passate stagioni con New Orleans e Orlando Magic. Un giocatore con un contrattone del genere, con una media di 10.2 punti e 5.4 rimbalzi a partita, è funzionale per arrivare al titolo, o è opportuno scambiarlo per un ala grande di maggior valore sui due lati del campo?

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