Timeout

TIMEOUT | Lamar Odom: una vita troppo stupefacente

Una personalità forse troppo debole per affrontare le tante difficoltà della vita e le pressioni della NBA.

Alberto Pacini
10.04.2018 20:01

Cleveland, 8 febbraio 2009.

I Cleveland Cavaliers attendono i loro avversari con il morale alle stelle per una stagione che sta regalando soddisfazioni. La banda di LeBron James sta tenendo ritmi infernali ed è a 23 vittorie di fila in casa, ancora imbattuta in regular season. Come detto, la fiducia anche per questa partita è tanta perché, nonostante gli avversari siano i Los Angeles Lakers (squadra col miglior record in stagione), gira voce che la loro stella Kobe Bryant abbia avuto un forte attacco febbrile e scenderà quindi in campo acciaccato.

Quando effettivamente inizia il match, si ha l'impressione che la franchigia di L.A. faccia molta fatica a tenere il ritmo dei padroni di casa, sopperendo sotto i colpi del numero 23. Nel terzo quarto, sotto di 12 punti, Phil Jackson vede i suoi uomini poco in partita, e decide di chiamare TIMEOUT!

Se lo scarto è solamente di poco più di dieci punti, molto è dovuto alla prestazione di Lamar Odom, normalmente non uno scorer puro, ma costretto a fare gli straordinari a causa della sfortunata serata del Mamba. La vita di Odom è facilmente paragonabile ad un giro sulle montagne russe, con alti e tanti bassi, con lente salite ma velocissime discese interminabili, non sempre dipese da lui.

La sua storia inizia a New York, dove nasce e viene cresciuto solamente dalla madre, che si occupa di lui in tutto e per tutto, non facendogli mancare niente. Un esempio di tale cura, quasi maniacale, possiamo trovarlo quando all'età di 6 anni, Lamar muoveva i primi passi come giocatore di football e nel mezzo di una partita subì un contatto particolarmente duro.

"La botta fu discreta, ma sai, sono cose che in una partita di football succedono centinaia di volte. Appena mi girai per rialzarmi la prima cosa che vidi era mia madre che dagli spalti era venuta in campo per vedere come stavo."

Per la madre quel figlio era tutto, avrebbe fatto qualsiasi cosa per il piccolo Lamar. Lo chiamava 'Mookah', un soprannome che era sempre piaciuto molto a Odom, fino a quando però, non lo associò con la prima grande disgrazia della sua vita. Sentiva continuamente ripetere quel nome mentre entrava nella stanza d'ospedale in cui la madre era ricoverata. Era lì, in fin di vita, magra e sciupata in viso, quasi irriconoscibile per colpa di un maledetto cancro che la porterà via con sè.

Lamar rimarrà orfano a soli 12 anni, e dal quel giorno il ruolo di genitore nella sua vita lo prenderà la nonna, al quale lui si legherà ovviamente tantissimo. Una manciata di anni più tardi però, si vedrà costretto a dover fare a meno anche di lei, quando la vecchiaia deciderà che ormai il ragazzo era abbastanza grande per poter proseguire da solo il suo cammino.

E' effettivamente così, perché a questo punto Lamar è già un giocatore NBA, ma soprattutto uno dei punti cardine della sua squadra, i Miami Heat. Il fatto che Odom giochi con i nomi della madre e della nonna su entrambe le scarpe, denota come per lui quelle siano ancora delle ferite aperte molto dolorose, che purtroppo lo portano su strade che gli cambieranno la vita per sempre.

"Vorrei tanto avere una spiegazione. Ma non c'è. Fu solo una stupida decisione. Non avrei mai creduto che avrebbe potuto cambiare così tanto la mia vita."

La cocaina entra prepotentemente a far parte della sua vita, ogni momento libero all'interno della giornata lo passava in compagnia della polverina bianca. In campo, al contrario di ciò che si possa pensare, Odom si distingue per essere uno dei migliori lunghi dell'intera Lega, capace di difendere ma soprattutto attaccare con caratteristiche non comuni per uno della sua stazza.

Col passaggio ai Los Angeles Lakers il suo futuro sembra veramente brillare, essendo finalmente in una squadra che da lì a pochi anni avrebbe sicuramente lottato per il titolo. Come dice il detto però, non è tutto oro quel che luccica e qui è proprio il caso di dirlo, visto che lontano dai riflettori la vita di Odom sta andando veramente a rotoli. Il matrimonio fa acqua da tutte le parti, esclusivamente per colpa sua, in quanto ormai la cocaina aveva preso il controllo su di lui. Non è mai a casa, passa nottate intere in pub e bordelli.

Proprio in una di queste notti spericolate, riceve una chiamata che non avrebbe mai voluto ricevere. E' il 29 giugno del 2006, quando in piena notte Odom, rispondendo al telefono, sente le strazianti urla della moglie che gli intima di tornare immediatamente a casa. Non appena Lamar varcherà la soglia del cancello, vedrà lampeggiare le luci blu di un'ambulanza vicino alla porta di casa. Suo figlio Jayden di solamente sei mesi se n'era appena andato nel sonno, senza che nessuno avesse potuto fare niente.

Si tratta di sindrome della morte improvvisa del lattante, un fenomeno senza alcuna spiegazione scientifica che colpisce i neonati apparentemente sani, in molti casi senza lasciare alcuna via di scampo. Come dimostra il grande tatuaggio del viso del bambino che porta sul cuore, Lamar rimarrà profondamente segnato da quell'evento, che lo farà sprofondare nella depressione.

La cocaina e l'alcool saranno i soli antidoti a quella sofferenza, alleviando temporaneamente il dolore, ma facendolo andare ancora più in basso. Dopo il divorzio dalla madre del piccolo Jayden, incontrerà Khloé Kardashian, che dopo un breve periodo di fidanzamento, diventerà sua moglie già nel 2009.

Sposarsi una delle sorelle Kardashian vuol dire anche riuscire a sopportare tutto ciò che il loro lavoro comporta, e in questo caso Odom dovette accettare di avere le telecamere che lo riprendevano per la casa, di modo da sviluppare il reality denominato "Khloé & Lamar". La serie durò due stagioni per un totale di 20 episodi, mostrando quindi al mondo le dubbie doti di attore del cestista dei Lakers.

La famiglia Odom vive uno stato di calma apparente per alcuni anni; usiamo il termine apparente proprio perchè dietro le telecamere, la storia è sempre la stessa. In pubblico Lamar racconta di essere uscito dal tunnel delle droghe e di essere un uomo nuovo, ma proprio come gli ripeteva sempre sua nonna "Ciò che viene fatto nell'oscurità, prima o poi viene alla luce".

E fu esattamente così, la verità uscì allo scoperto e lo fece nel peggior modo possibile. Nell'ottobre del 2015, Odom viene ritrovato in stato di incoscienza in un bordello nel Nevada. Le sue condizioni vertono in stato critico, i medici fanno trasparire che sia in pericolo di vita e, se anche fosse riuscito a sopravvivere, sarebbe rimasto con gravi danni cerebrali.

Fortunatamente la sua natura combattiva fece sì che il tutto si ridusse ad un grande spavento, permettendogli di uscirne illeso. Lo strascico però che lascerà questa vicenda sarà ovviamente importante, condizionando la reputazione di Lamar e portandolo all'ennesimo divorzio.

Adesso però è suonata la sirena nella Quickens Loans Arena, e dobbiamo lasciar rientrare in campo il nostro protagonista. Dopo quel timeout i Lakers e soprattutto Odom cambieranno marcia, fino ad arrivare ad infrangere l'imbattibilità casalinga dei Cavs. Il Man of the match è scontato, con 28 punti, 17 rimbalzi e una prestazione che darà consapevolezza al suo compagno Kobe di poter arrivare nuovamente all'anello. Vedi Lamar, non servono necessariamente gli stupefacenti per farci impazzire...

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