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La WNBA merita una maggiore visibilità?

Adam Silver ha parlato delle cose che andrebbero migliorate per uniformare la lega femminile di basket statiunitense.

Alessio Bonavoglia
22.04.2018 13:11

Negli ultimi anni il basket femminile sta prendendo molto più quota di quanto non avesse mai fatto. Qui in Italia, determinante è stata la firma della giovane Cecilia Zandalasini per le Minnesota Lynx, squadra vincitrice in carica del campionato femminile di basket americano, la WNBA. Grazie alla giocatrice lombarda, l'appeal del basket in rosa nel nsotro paese è crescito parecchio e parallelamente, questo fenomeno si è manifestato su larga scala anche nel panorma mondiale. La globalizzazione della pallacanestro statunitense sembra dunque aver toccato anche la controparte femminile della NBA, portando alla luce la forte denuncia delle giocatrici davanti all'esigua visibilità concessa dai media e in generale, dalla mancanza di fiudica e partecipazione del pubblico.

Proprio la WNBA ha riscontrato un successo sicuramente più alto rispetto ad altri campionati. Nonostante ciò Adam Silver, il Commissario dell'NBA, ha rilasciato un'intervista ad ESPN dove ha detto che nella WNBA persistono ancora molti aspetti da rivalutare per allineare definitivamente la lega femminile agli standard economici imposti dalla National Basketball Association. Un problema preso in esame da Silver è la poca partecipazione alle partite da parte delle nuove generazioni

"Abbiamo ancora un problema di marketing e dobbiamo capire come possiamo fare un lavoro migliore per entrare in contatto con i giovani e come potrebbero interessarsi alla pallacanestro femminile. La NBA non segue solo dei parametri economici, è necessario porre le basi per una cultura sportiva che sia sempre ben improntata nel corso degli anni."

Adam Silver ha inoltre aggiunto la chiara necessità di apportare delle modifiche al calendario  della lega. La WNBA infatti si gioca in estate, limitando dunque la partecipazione alla partite della regular season che, se si giocasse nei mesi invernali e autunnali in parallelo con la NBA, potrebbe ottenere un drastico aumento della propria visibilità, velocizzando il processo di integrazione sociale verso le nuove generazioni. Il Commissioner NBA ha sottolineato anche l'esigenza di revisionare lo statuto della WNBA, ad oggi totoalmente inappropriato per il business imposto dalla NBA. In molti casi ci sono delle squadre che stanno perdendo soldi, un fattore che ovviamente non fa bene né alla visibilità della lega né agli investimenti dei singoli privati.

E' chiaro che per adesso non è stata trovata una formula vincente da parte degli esperti per far fruttare al massimo questo business. Al contempo, siamo certi che una soluzione potrebbe essere alle porte, o quantomeno ci sia una discussione avanzata riguardo a come poter aggiustare la situazione. A riguardo si è esposta anche la superstar americana Elena Delle Donne, MVP nel 2015, che su Twitter ha espresso il suo parere sull'argomento. Per la cestista, la lega non viene supportata come meriterebbe. 

"Noi ci alleniamo duramente per perfezionare il nostro mestiere, facciamo il nostro gioco e siamo le migliori al mondo ma non veniamo promosse come viene fatto con la nostra controparte. Sì, sto parlando dell'NBA. Quando si investono milioni di dollari in atleti e permetti ai fans di conoscerli bene, si sviluppa una connessione con loro. Quando ti senti connesso in qualche modo con gli atleti, sei più spinto a guardarli e a seguirli. I fans si sentono come se conoscessero i giocatori NBA. Come fa qualcuno a conoscere me o altre mie colleghe se non siamo sponsorizzate neanche lontanamente come in NBA? Si, questo è business. E come ogni business devi investire per avere un ricordo economico. Questo vale per ogni industria, non solo per la WNBA."

Anche Candace Parker, stella dei Los Angeles Sparks e soprattuto, volto noto dei prinicpali media affiliati alla NBA, si è esposta in merito alla vicenda, denunciando la mancanza di rispetto verso la digintà e il valore professionale ricoperto dalle giocatrici della WNBA. Un problema che, a detta della campionessa satuintense, intressa spesso le persone che gravitano al di fuori degli ambienti della pallacanestro giocata. Un punto di vista che traccia quindi una forte linea di demarcazione tra il pubblico e i giocatori della NBA, protagonsti di un costante supporto nei confrotni della propria controparte professionale:

"Non sono i giocatori della NBA a mancarci di rispetto ma la gran parte della gente comune. Abbiamo sempre ricevuto un supporto costnate da tutti i più grandi campioni della lega. Ci supportiamo a vicenda e questo sia chiaro, ormai da molto tempo. Il problema è quella barriera culturale che persiste con la gran parte del pubblico. Anche noi sappiamo garantire uno spettacolo del livello della NBA, tecnicamente non abbiamo nulla da invidiare alla nostra controparte ed il nostro campionato è sempre più competitivo e avvincente. Basta non fermarsi al solito pregiudizio e dare credibilità a delle donne che fanno del basket il loro lavoro. Chiediamo solo di ricevere la stessa visibilità data alla NBA".

Nonostante il sentito scatto d'orgoglio mostrato dalla gran parte delle giocatrici della WNBA, Adam Silver ha recentemente mostrato una comprovata apertura verso l'abolizione di questo storico tabù culturale. Un chiaro esempio della costante globalizzazione sociale della NBA è rappresntato da Becky Hammon, attuale simbolo di un movimento femminile pronto ad acquisire quella diginità e quella credibilità sportiva a lungo inseguita nella National Basketball Association, abbatendo finalmente quel muro culturale che divide le due sfere professionali della pallacanestro statunitense. Vedremo se anche quest'anno, la WNBA riuscirà a mantenere il trend pootivo degli utlimi anni, velocizzando quel processo di integrzione culturale necessario al connubio con la NBA. 

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