Phoenix Suns

In Arizona si "regalano" i playmaker

Guido Boldoni
09.11.2017 12:38
La trade che ha portato lontano dall'Arizona Eric Bledsoe è soltanto l’ultima tra le mosse poco comprensibili fatte dalla dirigenza di Phoenix. Nonostante il tempo del playmaker ex Kentucky fosse giunto ai titoli di coda non si riesce ancora a dare una risposta a quelli che credono che i Milwaukee Bucks abbiamo fatto una clamorosa "steal" in questo affare. Un profilo così raro nella lega per un giocatore come Greg Monroe che i Bucks sono finalmente riusciti a piazzare dopo averlo proposto a mezza lega sa veramente di affare per la squadra allenata da Jason Kidd. Sicuramente va considerato che i Suns sono riusciti a recuperare due scelte future al draft, estremamente utili nell’opera di rebuilding che hanno in mente da ormai 3 anni, però non è la prima volta che, apparentemente, bruciano il loro playmaker. Perché? I Suns nel 2015 hanno scambiato Isaiah Thomas per Marcus Thornton, non un campione, e una prima scelta per il draft 2016. Quella stessa scelta passò ai Kings che scelsero Labissiere, una delle più interessanti “steal of the draft” mentre i Suns chiamarono due lunghi che seppur con caratteristiche diverse rappresentavano due doppioni nella costruzione del quintetto: Bender e Chriss. Il primo è ancora oggi un giocatore deludente, il secondo, invece, dopo il buono fatto vedere nella passata stagione si sta ritagliando spazio e credibilità grazie ad un atletismo e una certa costanza di rendimento. Nello stesso mese i Suns hanno ceduto ai Miami Heat uno dei migliori giocatori dell’ultimo europeo FIBA: Goran Dragic. I Suns ottennero Danny Granger che fu ceduto ai Pistons per una seconda scelta, John Salmons che fu subito tagliato e una scelta al primo giro nel 2017 con cui hanno selezionato Josh Jackson. Certo un'analisi così demolisce qualsiasi tipo di buona speranza per il futuro, ma ad oggi non esiste una vera ragione per cui i Suns non riescono a trovare una stabilità nel ruolo di playmaker. Oggi la sorpresa è una vecchia conoscenza del campionato italiano, Mike James, che funge da chioccia a Tyler Ulis, buon giocatore con buone prospettive di crescita, ma con evidenti limiti fisici (1.78 m) e una fase difensiva tutta da costruire. Approvato il ruolo di uomo franchigia di Devin Booker, sempre più positivo e convincente non si è ancora compreso il vero valore di Josh Jackson scivolato (per ora) fuori dal quintetto, in favore di un ottimo TJ Warren che, con questo rendimento, potrebbe tranquillamente concorrere per il MIP 2018. Nelle ultime ore si sta parlando di un certo interessamento dei Suns per l’altro grande scontento delle ultime settimane di mercato: Jahlil Okafor, che forse potrebbe essere un giusto tassello per dare un senso ad un frontcourt giovane, composto dall’atletismo e la difesa di Chriss e le doti offensive dell’ex Duke. Accumulare pick è un arte, ma gli errori sono dietro l’angolo e in un processo di rebuilding possono costare caro. Vero è che potenzialmente la squadra può contare su un giocatore unico in assoluto come Booker e due ali il cui atletismo potrebbe far ammattire mezza lega. La Western Conference è difficile e la concorrenza è davvero tanta, quanti anni ci vorranno per Phoenix per ritornare ad essere competitivi?

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