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All-Rookie Team: giovani talenti o campioni già affermati?

Analizziamo il quintetto dei rookie, riportando cifre e una sintesi della stagione di ogni giocatore, tra luci ed ombre di una stagione colma di nuovi talenti.

Riccardo Poletto
24.05.2018 14:52

Ben Simmons, Donovan Mitchell, Jayson Tatum, Kyle Kuzma, Lauri Markkanen: sono loro i 5 rookie scelti dai giornalisti di tutto il mondo per la regular season 2017/2018 per formare il quintetto dei migliori giocatori al primo anno.

Un' annata esaltante per i giocatori scelti allo scorso Draft nonostante la lunga defezione della prima scelta assoluta Markelle Fultz, vittima di un complicato infortunio alla cuffia dei rotatori della spalla destra. Sono state soprattutto le due steal of the draft ad impreziosire l'elenco dei rookie classe 2017. Stiamo parlando di Donovan Mitchell e Kyle Kuzma, scelti rispettivamente alla 13° e alla 27° chiamata (due profili che si sono successivamente rivelati meritevoli di chiamate ben più quotate). Addirittura quattro rookie si sono inseriti nella classifica dei migliori plus minus di sempre per un giocatore al primo anno: +388 per Ben Simmons, +359 per Donovan Mitchell, +344 per Jayson Tatum e +294 per OG Anunoby.

Diversamente da quanto sarà difficile la decisione per il Rookie of the Year, le votazioni per il miglior quintetto sono state relativamente semplici data l'assenza di altri grandi nomi oltre ai cinque sopracitati. Solo Lonzo Ball e Dennis Smith Jr avrebbero potuto impensierirli ma per quanto concerne il backcourt, le prestazioni di Simmons e Mitchell sono indiscutibili data la costanza di rendimento garantita nel corso della regular season. La discriminante in questo caso, è stato proprio l'approdo alla post season: tutti e quattro si sono dimostrati leader nei rispettivi roster ma solo due di loro, sono stati abbastanza maturi nel reggere le pressioni dei media statunitensi.

Donovan Mitchell

Voto unanime per la guardia in forze a Utah, che ha ricevuto 100 voti per il primo quintetto. Poco da dire, il risultato è strameritato per uno che, nei piani stipulati nella preseason dei Jazz ,sarebbe dovuto essere uno specialista difensivo in uscita dalla panchina. I 20.5 punti a partita testimoniano quanto Mitchell abbia sorpreso tutti, compresi gli scout che avevano deciso di puntare su di lui. A questi sono stati aggiunti 3.7 assist e 1.5 palle rubate di media, che dimostrano la natura da scorer puro del ragazzo.

Al di là delle cifre, per comprendere il vero valore di Mitchell è necessario sottolineare le sue anomalie. La guardia dei Jazz ha un'elevazione fuori dal comune per uno di un metro e novanta (che lo ha portato alla vittoria dello Slam Dunk Contest), a cui si aggiunge una forza di gambe inaspettata se non lo si vede giocare. Il chiaro sentore è che con il tempo possa solo migliorare, dato che uno stile di gioco come il suo presuppone una base di esperienza che Mitchell ancora non ha: la capacità di leggere il momento e di scegliere con cura i propri tiri verrà con il passare del tempo.

I limiti del rookie sono venuti fuori soprattutto nella serie dei Playoffs giocata contro Houston, che non contava nelle votazioni del ROY e nella decisione del primo quintetto. Discontinuo nelle 5 gare giocate contro la franchigia texana, ha mostrato ad intermittenza il proprio talento e non ha saputo prendere in mano la squadra nel momento decisivi della seire. Come scusante, bisogna sottolineare che si trattava della prima apparizione in una semifinale di conference per D-Spinda, contapposto inoltre alla migliore squadra della regular season.

Ben Simmons

Come Mitchell, anche per la point guard di Philadelphia il voto è stato unanime. Scelta sacrosanta per la stagione devastante giocata da Simmons, che ha portato all'apice il The Process decantato dal compagno Embiid, accompagnando i Sixers verso un roboante ingresso nei PO da 3° testa di serie della Eastern Conference.

Oltre alla presenza nel primo quintetto, il playmaker è il maggiore indiziato per il premio di Rookie of the Year dato il suo ruolo di deus ex machina nella filosofia di gioco di Philadelphia, di cui sono testimonianza gli 8.2 assist a partita a cui Simmons ha aggiunto 15.8 punti e 8.1 rimbalzi. Sfiorare un tripla doppia di media al primo anno non è da tutti, ed è proprio per questo che con qualche miglioramento l'australiano potrebbe diventare il migliore giocatore della lega.

I miglioramenti che devono necessariamente essere apportati sono quelli al tiro dalla media e lunga distanza, fondamentale tecnico ad oggi colpevolmente assente nel repertorio offensivo di un talento del calibro del numero 25 di Philadelphia . Tutte le altre difficoltà di Simmons si sono viste nella serie contro i Boston Celtics, dove le palle perse sono state veramente troppe e la gestione della palla è stata gravemente insufficiente, visti i finali di partita totalmente sbagliati dai Sixers.

Jayson Tatum

Nonostante la grandiosa annata, il voto per inserire Tatum nel primo quintetto non è stato unanime, solo un giornalista ha pensato che il biancoverde meritava il secondo quintetto. Decisamente controcorrente, dato che è stato impossibile non notare il lampante talento di Jayson Tatum nel corso della stagione dei Celtics. Con gli infortuni di Hayward prima e Irving poi, il ragazzo ha avuto la freddezza di caricarsi sulle spalle una delle franchigie più vincenti della storia e portarla fino ai Playoffs.

Una media di13.9 ppg per Tatum subito pronto a calarsi in un ruolo da assoluto protagonista nonostante la pressione biancoverde, realtà chiamata ad una stagione da contender NBA. In alcuni periodi della regular season, l'ala piccola è stato il giocatore con la più alta percentuale al tiro da 3 (che a tratti ha sfiorato il 60%) e si è sempre comportato come un veterano. Al di là dell'eleganza, Tatum ha saputo tirare fuori il meglio di sè proprio nei momenti decisivi: ne è una prova la gara 5 delle finali di conference contro i Cavs, in cui ha messo a referto 24 punti realizzati con un'enorme naturalezza e tranquillità, nonostante l'importante palcoscenico.

Classe sopraffina, alto QI cestistico e maturità: riuscirà Jayson Tatum a ritagliarsi il proprio spazio nelle rotazioni di Brad Stevens il prossimo anno, quando il roster sarà al completo?

Kyle Kuzma

Forse il rookie più inaspettato in questo quintetto se si pensa al suo inizio di stagione. Kyle Kuzma è riuscito a mettersi in luce nei suoi Los Angeles Lakers e a ricevere il primo riconoscimento della sua carriera, ricevendo 93 voti dai giornalisti di tutto il mondo.

Arrivato a Los Angeles nell'affare Brook Lopez-D'Angelo Russell, Kuzma ha cominciato la stagione senza alcun tipo di pressione, dato che il giocatore più ripreso dai riflettori era Lonzo Ball, seconda scelta assoluta al Draft. Nel silenzio generale, Kyle ha fatto vedere fin da subito delle prestazioni al di sopra delle aspettative: 16.1 punti e 6.3 rimbalzi a partita non sono affatto male per una ventisettesima scelta, tanto più se questa era inserita in una trade solo come contropartita necessaria all'esito concorde della trattativa.

Ciò che ha fatto sognare i tifosi gialloviola sono stati i record infranti da Kuzma durante la stagione, appartenenti al leggendario Magic Johnson. Il paragone è tiratissimo e forse anche sbagliato, ma ha risvegliato l'entusiasmo dei losangelini dopo anni di silenzio in cui la postseason è stata vista solamente come un idilliaco sogno.

L'anno prossimo, diversamente da quest'anno, l'ala grande targata Lakers sarà carica di pressioni dato che sarà chiamato a riproporre i numeri messi insieme nella sua prima regular season. L'impressione è che solo nel biennio 2018-2019 riusciremo a capire quale sia il vero valore di Kyle Kuzma.

Lauri Markkanen

Di certo il profilo cestistico meno quotato di questo quintetto, Lauri Markkanen è stato il meno votato tra i 5 con 76 preferenze. Il lungo finlandese, però, ha lasciato tutti a bocca aperta per la sua versatilità offensiva, fatta intravedere con la nazionale ad Eurobasket 2017 e successivamente bissatata tra le fila dei Chicago Bulls.

In una stagione ancora con più ombre che luci, la Windy City ha trovato il giocatore su cui basare un progetto a lungo termine: i 15.2 punti a partita, conditi con 7.5 rimbalzi, fanno ben sperare i tifosi per il futuro. Oltre a questo, il nome di Markkanen è scritto nel libro dei record della NBA, dato che l'ala grande è stato il più veloce di sempre a raggiungere la quota 100 triple segnate. Sì, perché il finlandese, nonostante i centimetri e i chili, si muove più che bene anche al di fuori dell'arco, qualità testimoniata dal 36.2% dalla lunga distanza.

I Bulls hanno comunque disputato una stagione insufficiente, finendo lontani dalla zona Playoffs, proprio per questo si può dire che Lauri sia in uno dei migliori ambienti possibili per crescere. Certo, ogni giocatore ha bisogno anche di provare il gusto di palcoscenici importanti, ma almeno per i primi due anni nella lega ci si può permettere di pensare soltanto a migliorare, senza mettere pressioni inutili. L'inserimento nel primo quintetto rookie potrebbe essere una motivazione in più per la franchigia, che potrebbe fare uno sforzo economico per portare alla propria corte qualche All-Star per tentare una rapida ascesa nella classifica della Eastern Conference.

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