Indiana Pacers

Indiana Pacers: l'anno della maturità, vincere per confermarsi!

Dopo tre qualificazioni consecutive ai Playoffs gli Indiana Pacers non possono più essere considerati una sorpresa, Oladipo e compagni riusciranno a reggere il peso delle aspettative?

Gabriele Scaglione
05.09.2018 16:04

 

Tra le squadre che hanno stupito di più nell'arco della scorsa stagione non possiamo non includere gli Indiana Pacers di coach Nate McMillan. Rimasta orfana di Paul George, infatti, la franchigia di Indianapolis ha trovato nell'ex Thunder Victor Oladipo il suo nuovo leader ed è riuscita a qualificarsi per la postseason migliorando addirittura il record stabilito l'anno prima (48-34 nel 2018, 42-40 nel 2017).

 

Insomma, ancora una volta i Pacers si sono confermati una squadra ostica, difficile da battere e in grado di tenere testa a chiunque. Nella stagione che prenderà il via tra circa 40 giorni, però, Indiana non vuole essere semplicemente la mina vagante della Eastern Conference; vuole provare ad essere protagonista, cercando di spingersi un po' più in là del primo turno di Playoffs raggiunto negli ultimi 3 anni.

 

Ovviamente non sarà facile perché, come sappiamo, le squadre che tenteranno di ereditare il trono che LeBron James ha lasciato vacante ad Est sono tante e tutte più agguerrite che mai. Tuttavia non ci sentiamo di escludere a prescindere i Pacers dal lotto delle pretendenti, dal momento che perfezionando alcuni aspetti del proprio gioco e sciogliendo i dubbi che gli addetti ai lavori nutrono nei loro confronti gli uomini di McMillan potrebbero davvero recitare un ruolo di primissimo piano.

 

Uno di questi dubbi riguarda lo spot di centro, nel quale sono stati confermati Myles Turner e Domantas Sabonis, entrambi reduci da una stagione tutto sommato positiva. In alcune occasioni sono stati schierati anche in coppia e ciò ha portato diversi benefici al gioco di Indiana, motivo per cui McMillan sta pensando di adottare sistematicamente questa soluzione. Molti si chiedono se sia effettivamente una buona idea dal momento che i due hanno giocato insieme appena 115 minuti.

 

 

La partenza di Lance Stephenson in direzione Lakers, però, non lascia molte altre alternative all'ex allenatore dei Portland Trail Blazers. Quest'ultimo, fra l'altro, dovrà anche cercare di non far rimpiangere l'aggressività difensiva del Born Ready, che nella serie Playoffs persa contro i Cleveland Cavaliers è riuscito persino a limitare lo strapotere di LeBron, tanto da convincere il Re ad aprirgli le porte dello spogliatoio losangelino.

 

E a proposito di difesa, i Pacers hanno chiuso la scorsa regular season con una media di appena 104.2 punti subiti a partita, numeri che sulla carta fanno di Indiana la nona forza della lega per punti concessi. Sulla carta appunto, perché, se poi ci basiamo sui fatti, la postseason dei blu-oro è stata tutt'altro che confortante sotto il profilo difensivo. Oladipo e compagni, infatti, hanno sofferto oltre modo l'attacco dei Cavs, soprattutto quando a marcare James c'era Bojan Bogdanovic.

 

Quando era accoppiato con il croato, infatti, LeBron tirava con oltre il 50% dal campo e questo a lungo andare ha influito negativamente anche sulle percentuali al tiro di Bogdanovic, che sprecava energie nel disperato tentativo di contenere il Prescelto. In questo senso l'arrivo di Doug McDermott nello spot di ala piccola consentirà all'ex Fenerbahce di tirare maggiormente il fiato e di avere perciò un'efficacia maggiore in entrambe le metà campo, soprattutto in quella offensiva.

 

Qui Bogdanovic sarà affiancato dall'esplosività del solito Oladipo e dalla versatilità di Tyreke Evans. Tutti e tre saranno inoltre chiamati a tirare con costanza, soprattutto dall'arco. D'altro canto i Pacers sono tra le prime 5 squadre NBA per triple tentate ogni 100 possessi e nella top 10 per quanto riguarda quelle messe a segno, con il 37% di media. Una percentuale che i tifosi sperano possa aumentare se i progressi al tiro di Evans verranno confermati anche nella stagione a venire.

 

 

Infine gli uomini di McMillan dovranno essere bravi a gestire la pressione viste le grosse aspettative di fan ed esperti nei loro confronti. D'altronde, al di là dei dubbi, dopo tre qualificazioni consecutive ai Playoffs Indiana non può più essere considerata una sorpresa ed essere protagonista ad Est non è più una possibilità, ma un obbligo.

 

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