NCAA & Draft

Dalla puntata al rilancio: se la NBA chiama, Villanova risponde

La leggendaria dinastia dei Wildcats targata coach Jay Wright

Francesca Bellizzi
20.03.2018 12:05

Se la NBA chiama, Villanova risponde. Sfoderando, per giunta, mosse sempre più astute e vincenti. Un po’ come in quel gioco di aggressione perfettamente calcolata che è il Texas Hold’em: “se le tue carte sono sufficientemente buone per chiamare una puntata, allora sono buone abbastanza per rilanciarla”. Jay Wright lo sa: se gli esperti del settore fossero chiamati a decretare il coach in grado di trasformare una promessa in un talento, il nome da mettere nero su bianco sarebbe senz’altro il suo.

Di giocatori ne ha visti passare tanti, coach Jay Wright: Josh Hart, Dante Cunningham, Randy Foye e Darrun Hilliard sono soltanto alcuni dei nomi che hanno contribuito a fare dei Wildcats di Villanova una delle squadre più temute e autoritarie del torneo NCAA. Tutti professionisti affermati.

Tutti giovani cresciuti nel cuore della Pennsylvania, The Keystone State, un epiteto che ha il profumo intenso e inebriante dei buoni auspici. Come quelli che sembrano profilarsi all’orizzonte del giovane Ryan Arcidiacono, paladino della vittoria conquistata nel 2016, che tanto lustro avrebbe dovuto dare al nostro campionato con la firma (poi annullata) per la fallita Juve Caserta e oggi accasato in quel di Chicago con un two way contract. O come quelli che hanno segnato fino a questo momento la carriera di James Bell, pronto a tornare nel mirino NBA dopo l’exploit al Darussafaka di coach David Blatt.

“Il poker è 100% abilità e 50% fortuna” sostiene Phil Hellmuth. Di certo nello sport vale (più o meno) lo stesso principio ma chi crede che i Wildcats abbiano un grosso debito con la Fortuna, si sbaglia di grosso. Quello messo in campo da coach Jay Wright e dal suo staff è infatti, un sistema di gioco moderno e dinamico, fatto di quintetti piccoli, cambi difensivi veloci e schemi d’attacco potenzialmente letali. Tutti ingredienti che, stando a quanto dichiarato dal portale Kenpom.com, valgono alla squadra il primo posto nel campionato collegiale in termini di efficienza offensiva.

Tutti ingredienti che alla Fortuna di spazio, ne lasciano ben poco. Certo, la sconfitta rimediata nella giornata di sabato contro Creighton (Nebraska) potrebbe essere tutt’altro che facile da digerire ma anche quest’anno non sembrerebbero esserci dubbi. I Villanova Wildcats hanno tutte le carte in regola per intascare un biglietto di sola andata per le Final Four, puntando ancora una volta sull’apporto insostituibile di stelle che potrebbero presto entrare a far parte del firmamento NBA.

Primo fra tutti, Jalen Brunson: mai come quest’anno, infatti, il play originario di New Brunswick sembra essere determinato a riportare il trofeo a Villanova e a guadagnarsi un posto di tutto rispetto al Draft. In costante miglioramento dal suo arrivo nel 2015, nel corso della stagione 2016/2017 Brunson ha messo a referto percentuali da capogiro: 14.7 punti e 4.1 assists a partita, conditi da un buon 54.1% dal campo. Niente male, considerando il fatto che le cifre intascate quest'anno siano anche più alte!

“E' il ragazzo più facile da allenare che abbia mai incontrato. E fidatevi, qualche buon giocatore l’ho allenato anch’io”.

Parole al miele per il suo pupillo da parte di coach Wright, alla diciassettesima stagione sulla panchina dei Wildcats, condivise in pieno da un’altra vecchia conoscenza di Villanova: quel Kyle Lowry che oggi da Toronto, gioisce del successo della sua Alma Mater e del compagno che l’ha reso possibile.

“Sta migliorando costantemente, anno dopo anno. Sarà di sicuro un ottimo professionista, sono felicissimo per lui”.

Certo, in competizioni di questo tipo la tensione può giocare brutti scherzi, anche e soprattutto quando si è tra i favoriti. Questa sensazione i Wildcats, eliminati lo scorso anno al secondo turno da Wisconsin (molto prima di quanto ci si aspettasse), lo sanno eccome. Il rischio è sempre dietro l’angolo, come nel Texas Hold’em. Il trucco e il compito di ogni buon giocatore consiste nel cercare di ridurlo al massimo, preparandosi al meglio in vista della mossa più importante: quella finale. Il tempo è scaduto: a coach Wright e ai suoi ragazzi tocca dimostrare di non essere solo una promessa, ma soprattutto una realtà. E di essere pronti a spiccare il volo verso la NBA e oltre, ancora una volta.

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