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I SIGNORI DELLA NBA: Jonathon Simmons (seconda parte)

Matteo Panzettini
04.03.2018 19:08
I SIGNORI DELLA NBA: Jonathon Simmons (prima parte) Durante il fine settimana Jon gioca in un campionato semi-professionistico, l'American Basketball League, e la sua squadra è la Sugar Land Legends. Gli avversari li disintegra letteralmente, come testimoniato dai 36.5 punti di media a partita. Una, forse due categorie superiore, semplice. Chiunque avrebbe potuto accontentarsi di una vita comune, ma non il figlio di LaTonya e se la fortuna non bussa alla tua porta dovrai agire da solo, trovando l'occasione giusta. Nel settembre del 2013 la squadra affiliata ai San Antonio Spurs, gli Austin Toros (militante la D-League) organizzano un tryout, evento aperto a chiunque, per dare la possibilità di entrare a far parte della squadra. Sessanta persone prendono parte a questo provino, poichè era necessario pagare la quota di 150$ per avere l'opportunità di partecipare. Tra la moltitudine di persone viene scelto Simmons. Cinque anni fa, dopo aver visto quanto successo nella palestra della Concordia University, l'allenatore di Austin ricorda:
"Chiaramente era talentuoso il ragazzo, ma il motivo per cui l'abbiamo scelto è l'impegno dimostrato, la voglia di superare se stessi ed essere il migliore".
E' ironico osservare come nel 2012 Simmons non venne chiamato al draft, fuori dalle 60 scelte, e solamente un anno dopo sia risultato il primo tra 60 giocatori al provino. Destino. Al primo anno in D-League mantiene una media di 10 punti a partita, ma il difficile è fuori dal campo. L'allenatore di allora, McDonald, disse:
"Nel valutare un giocatore, valutiamo soprattutto il carattere di questo. Durante i viaggi e le trasferte della squadra, mentre altri andavano a divertirsi, Jonathon passava tutto il suo tempo libero su Face-Time, a parlare faccia a faccia con le proprie figlie."
Il figlio di LaTonya non riesce a star lontano dalla propria famiglia, e nell'estate del 2014 valuta seriamente di smettere di giocare a basket. Probabilmente convinto da chi gli stava attorno, decide di continuare un altro anno, e le prestazioni migliorano. Le medie di punti e rimbalzi a partita sono salite rispettivamente a 15.2 e 4.3, e il 9 gennaio 2015 stabilisce un nuovo career high di 30 punti.
"La D-League accende un fuoco dentro di te, ti spinge a tirare fuori il meglio".
Così Danny Green, futuro compagno in maglia Spurs, ricorda il periodo nel campionato minore. Nell'estate del 2015, per la prima volta nella sua vita, Simmons è baciato dalla fortuna. A metà luglio 23 squadre NBA prendono parte ad un torneo estivo, per scendere in campo con i giovani del roster, per metterli alla prova: tale competizione è la Summer League. Ad offrire l'occasione al nostro protagonista non è una squadra texana, ma i Brooklyn Nets. Il 29 giugno 2015 i bianconeri offrono a Simmons di entrare a far parte del roster per la Summer League, e questi non può non accettare. Nella prima partita del torneo però, Simmons non mette nemmeno piede in campo, tuttavia anzichè disperarsi ed autoflagellarsi, Simmons cerca di vedere il lato positivo.
"Da fuori ho avuto modo di vedere come giocava la squadra e gli avversari, e ora mi sento preparato per questo tipo di sfida".
Simmons giocherà tre partite con la casacca Nets, ma non finisce qui. Brooklyn non è l'unica franchigia ad aver contattato il giocatore, poichè ad inizio luglio arriva la chiamata che va a rivoluzionare la sua carriera professionistica, e di conseguenza la sua vita. Simmons si trovava sul bus, dopo aver giocato la terza (ed ultima) partita con i Nets, quando riceve una telefonata dal suo agente:
"Jon... sei un giocatore NBA: gli Spurs ti hanno offerto un contratto biennale."
Al primo colloquio con la dirigenza, Jonathon pianse come una fontana, ed ancora adesso ricorda il giorno come uno dei più belli della sua vita. La prima persona che contattò fu la madre, che decise di imitare il primogenito e piangere tutta la notte dalla gioia. Come fosse un copione di Martin Scorsese, San Antonio vincerà il torneo, e Simmons sarà eletto MVP della competizione, dopo aver segnato 23 punti nella vittoria in finale contro i Phoenix Suns. A creare scalpore, oltre al giovane ex barbiere nominato MVP, è il fatto che la squadra fu allenata da Becky Hammon per l'intera durata della Summer League: la prima volta nella storia per un allenatrice donna.  Il 22 di luglio 2015 Gregg Popovich in persona offre a Simmons un contratto biennale per i San Antonio Spurs. Il duro lavoro paga, sempre. Mai arrendersi. La stagione successiva non è idilliaca come la precedente estate, poichè il giocatore alterna alle partite con San Antonio la D-League, facendo avanti ed indietro più volte. A 26 anni non riesce ad ottenere lo spazio in squadra desiderato, ed è costretto ad aspettare. Ma per il ragazzo, questo è l'ultimo dei problemi. In particolar modo se il tuo stipendio è passato ad essere a 7 cifre: in due stagioni il giocatore, pur prendendo il minimo salariale, porta a casa più di un milione e mezzo di dollari. Un ragazzo eccentrico ed egoista qualunque potrebbe sminuire la cosa, ma un padre di famiglia che ha raggiunto il successo dopo aver superato ogni tipo di ostacolo capisce il reale valore del denaro e di quello che può offrire.
"Ha grandi doti atletiche, impara in fretta ed è un gran lavoratore. Se presta attenzione ai dettagli avrà la capacità di restare e competere in questa lega per molto tempo."
Queste le parole di Gregg Popovich, non un allenatore come gli altri. Ad inizio gennaio del 2016, Jonathon gioca 20 minuti nella partita contro i Milwaukee Bucks, che finirà 123 a 98 in favore dei texani. Ad inizio terzo quarto, a seguito di un fallo, Simmons va in lunetta. Dagli spalti i tifosi Bucks intonano un coro verso il ragazzo: "Who are you?", prendendosi gioco del rookie. Quella sera la guardia in maglia nero argento stabilirà un nuovo record personale di punti: 18! Forse dopo quella partita a Milwaukee avranno imparato a conoscere un nuovo giocatore... Arriviamo così alla stagione 2016/17 che per San Antonio terminerà ai playoffs contro i Golden State Warriors. Nella famosa gara-1 della serie di finale di western conference, a seguito di un famoso episodio (Pachulia-Leonard), Simmons ottiene un posto da titolare. Nonostante il tragico esito in favore della franchigia californiana (4-0), si può affermare che San Antonio abbia avuto un'ottima stagione. Ormai è ben noto il nome Jonathon Simmons nel panorama NBA. Un giocatore atletico, che porta intensità e punti dalla panchina, capace di difendere come pochi sono in grado di fare. Il giocatore è soprannominato "The Juice", in riferimento all'energia che porta in campo. Dopo due anni il contratto con gli Spurs è terminato, e questi non hanno voluto rifirmarlo nel corso dell'ultima estate. Dopo aver valutato numerose offerte, Simmons ha accettato un triennale da 18 milioni di dollari con gli Orlando Magic. Per la prima volta nella sua vita, Jonathon dovrà lasciare il Texas. La storia di Jon ha tanto da insegnare: la perseveranza, la costanza, il voler andare avanti per inseguire il proprio sogno... Simmons recentemente ha dichiarato di avere solo un rimpianto nella sua vita: quello di non essere stato con le sue figlie il giorno di Natale 2017, poichè queste sono rimaste a casa, a Houston. Per rimediare alla mancanza, il ragazzo ha passato l'intera mattinata collegato via Face-Time con la propria famiglia, solamente per vedere i sorrisi delle ragazze al momento di aprire i regali. A Natale, si sa, c'è un pizzico di magia nell'aria... ma nella vita di Jonathon, la magia prende il posto della razionalità. I SIGNORI DELLA NBA: Jonathon Simmons (prima parte)

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