Toronto Raptors

DeMar DeRozan: tra depressione e lotte personali

Simone Romani
01.03.2018 14:55
"Siamo tutti umani, in fin dei conti"
Queste sono le parole con cui DeMar DeRozan ha aperto l'intervista con Doug Smith (noto giornalista del Toronto Star) riguardante la sua depressione. La superstar dei Toronto Raptors ha parlato di quanto l'aura di indistruttibilità che si è creata attorno ai giocatori sia solamente una forviante impressione superficiale. Nessuno avrebbe mai immaginato che nel corso della sua migliore stagione in carriera (23.8 ppg, 3.9 rpg, 5.2 apg, 1.2 spg  nel corso di questa regular season), il ventottenne nativo di Compton potesse vivere dei drastici scompensi emotivi. Eppure, in un mix di emozioni, le sue parole sono state molto forti:
"non conta quanto sembriamo indistruttibili all'interno del parquet, la nostra infanzia le nostre esperienze ci hanno segnato. Questa depressione si prende il meglio di me. Ci sono momenti in cui senti tutto il peso del mondo sulle tue spalle".
Già in questo tweet del 17 febbraio, citando la canzone "Tomorrow" di David Gates, DeMar DeRozan aveva fatto trasparire qualcosa che non andava. Un malessere che non dipende dai suoi numeri, ma dalla travagliata educazione e dalle difficili esperienze di vita che il fuoriclasse dei Raptors ha dovuto patire in un quartiere come Compton (quartiere periferico del complesso losangelino), realtà statunitense in cui la differenza tra la vita e la morte è spesso legata alla casualità dei singoli eventi quotidiani.
"Sono sempre stato così silenzioso fin da quando ero giovane. La vita a Compton non è stata facile, mi ha segnato parecchio vivere in un contesto del genere. Nel bene e nel male. Avevo degli amici che pensavo andassero perfettamente bene. Purtroppo le droghe e l'alcool li hanno fatti diventare tossicodipendenti. Non ho mai bevuto un drink in vita mia perché sono cresciuto vedendo così tante persone bere la loro vita per evitare i loro problemi."
Molte volte ci capita di giudicare un libro dalla copertina. Vedere costantemente la perfezione sportiva di questi atleti sul parquet, spesso ci induce a creare lo stereotipo della persona perfetta, immune a qualsiasi tipo di problema. Purtroppo questa comparazione tra la realtà sportiva e la vita quotidiana degli atleti spesso ci rende incapaci di guardare il lato umano dei giocatori, completamente persi nel vortice dei punti e delle statistiche:
"Non sai mai cosa sta passando un'altra persona. Le scelte prese nel presente spesso sono delle conseguenze di complicati intrecci di vita. Prima di giudicare bisogna comprendere il lato umano del proprio interlocutore".
In realtà la vita che ha vissuto DeMar DeRozan, indipendentemente dai numeri che gli hanno permesso la quarta convocazione all'All-Star Game, ha segnato nel profondo la sua mente ed il suo animo. Non bastano uno stipendio record e l'incitamento di migliaia di tifosi per allontanare il proprio passato. Persone come il numero 10 dei Raptors dovrebbero essere un esempio per non farci fermare alle apparenze.

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