Oklahoma City Thunder

Carmelo Anthony: un campione diviso tra talento ed egocentrismo

Maria Barone
14.10.2017 15:52
Ore 06.00 Carmelo Anthony lascia dopo 7 anni la Grande Mela per volare agli Oklahoma City Thunder. Nel roster a disposizione di coach Billy Donovan, l'ex Knicks si unirà al MVP in carica Russell Westbrook e alla "All-Star" Paul George per dare vita ad una dinastia a dir poco affascinante. Ma chi è in realtà Carmelo Anthony e cosa lo potrebbe distinguere a Oklahoma? George Karl nel suo "Furious George" in merito al suo ex giocatore esordisce così:

"Carmelo è sempre stato per me un vero enigma nei sei anni che lo ho allenato. E', a ragion del vero, l'attaccante migliore che abbia mai avutoto, gli piaceva stare sotto i riflettori e non era felice quando doveva condividere le luci della ribalta. Non aveva mai voglia di sporcarsi le mani e giocare duramente in difesa." 

A primo impatto, le parole di coach Karl sembrano inoppugnabili: basti pensare alle mille contraddizioni di questo atleta che, ispiratosi a Michael Jordan e Kobe Bryant, quando arrivò il momento di lasciare Denver, non sposò ne i Chicago Bulls ne i Los Angeles Lakers. Melo è per giunta, il primo giocatore della storia a stelle e strisce ad aver vinto 3 medaglie d’oro olimpiche consecutive, rimane anche uno dei più forti a non aver ancora vinto un titolo NBA. Mostrando nel corso degli anni tutti i limiti caratteriali dovuti al peso di un talento "da non sprecare". Eppure il trentatreenne originario del Bronx avrebbe tutte le carte in tavola per portare una squadra alla vittoria ma, a quanto pare, al giocatore risulta quasi fastidioso giocare in un sistema che non abbia nei suoi isolamenti la principale opzione offensiva. Senza ombra di dubbio Melo è uno dei migliori attaccanti in circolazione, un giocatore che difficilmente può rimanere seduto a lungo in panchina. Il problema del newyorkese sembra avere quindi una matrice psicologica: non è un caso che Anthony faccia spesso fatica a battere chi lo vede come il pericolo pubblico numero uno. La mente di Melo appare quindi talmente enigmatica da lasciare più di un dubbio su un corretto inserimento tattico del giocatore nel sistema di gioco studiato da coach Billy Donovan. D'altronde non poteva essere diversamente per un giovane che, si è reso conto di avere la stoffa del campione NBA solo al terzo anno della High School, quando chiuse la stagione con 23 punti di media, 10.3 rimbalzi e 3.7 assist. Questa sua propensione enigmatica verso l'incomprensibile, potrebbe catalogarlo come uno dei tanti perdenti della palla a spicchi ma non è certo questa la definizione adatta ad un fuoriclasse del suo calibro, vera e propria "macchina da punti". Attenzione quindi a giudicare superficialmente il valore di Carmelo Anthony. L' uomo che ha vinto quattro medaglie olimpioniche ( di cui 3 consecutive d'oro),  mettendo a referto 37 punti in 14 minuti, con 10/12 da tre, non è altro che uno dei più grandi realizzatori viventi e allo stesso tempo un accentratore incapace di esprimersi in un contesto di squadra. Nel corso della insoddisfacente esperienza a New York, il giocatore si era definito come "la prima opzione offensiva" della sua ex franchigia, rivelando che:

"Se qualcuno dovesse arrivare a darmi una mano non avrei problema a diventare la seconda oppure essere la prima in comune. Non ho bisogno di andare in campo ogni sera e portare da solo tutto il peso. Ogni star vuole avere un partner che possa togliergli delle responsabilità." 

Oggi queste responsabilità Anthony dovrà spartirle con dei giocatori del calibro di Russell Westbrook e Paul George affinchè le cose a Oklahoma City funzionino agevolmente. Non dimentichiamoci che la pallacanestro ama il numero sette proprio per la sua esternata contraddittorietà, diversamente non sarebbe l'hoodie Melo che tutti noi seguiamo con entusiasmo...

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