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Da Lubiana all'All-Star Game: il viaggio di Goran Dragic

Alessio Bonavoglia
19.02.2018 10:17
Uno dei volti nuovi dell'All-Star Game di quest'anno è il playmaker sloveno Goran Dragic. Il numero 7 dei Miami Heat, 31 anni, sta giocando il miglior basket della sua carriera e, anche grazie all'infortunio che ha costretto Kevin Love a dare forfait, è stato convocato per la Gara delle Stelle che si è tenuta stanotte allo Staples Centre di Los Angeles e che ha visto trionfare Team LeBron, la squadra di Dragic. Che l'attuale cestista dei Miami Heat fosse un giocatore di un'altra categoria, se ne accorsero sin da quando era bambino e giocava nella sua città, Lubiana.
"Ero molto diverso. Ero magro, piccolo, molto veloce, ma non ero un grande attaccante... ero solo molto veloce, volevo sempre attaccare il ferro... non avevo ancora lavorato molto sul mio gioco in quel periodo".
Dopo aver sudato e sgomitato in Europa, tra Slovenia, Spagna e Nazionale (in cui milita dal 2006), per lui si aprirono le porte della NBA. Il primo anno non fu facile, lo stesso Dragic dirà che "si sentiva solo", e che aveva seriamente pensato di ritornare in Europa. Fondamentale fu la presenza di coach Igor Kokoskov, ai tempi vice-allenatore dei Phoenix Suns, prima squadra NBA di Goran, che lo sosteneva e che aveva sempre creduto nel suo talento. Infatti, superato lo scoglio del primo anno, lo sloveno è riuscito a ritagliarsi un ruolo di tutto rispetto nella lega, fino ad arrivare appunto, alla convocazione all'All Star Game. Questo upgrade in NBA però, è probabilmente dovuto anche alla carriera con la Slovenia. Dragic, negli anni, è diventato il giocatore più rappresentativo della sua nazionale, che col tempo è diventata una squadra sempre più interessante fino a diventare campione d'Europa agli ultimi europei e in cui il nostro protagonista è stato nominato MVP. I ruoli da leader e da guida per l'enfant prodige Luka Doncic hanno fatto sì che lo sloveno acquisisse una maggiore consapevolezza e sicurezza dei propri mezzi, fattori che lo hanno portato ad essere uno dei punti fermi dei suoi Miami Heat.

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